Enrico Berlinguer – 11 Giugno 1984

Nonostante non mi sia mai passato per l’anticamera del cervello di votare un partito comunista (notare il sottile sarcasmo di “un”), devo ammettere che sono stato sempre piuttosto affascinato dalla figura di Enrico Berlinguer.

Probabilmente al tutto contribuiscono anche le circostanze della sua morte.

Il 7 Giugno 1984 Enrico Berlinguer si trovava a Padova per un comizio politico in occasione delle successive elezioni europee.

Durante il suo discorso, fu colto da un ictus, ma nonostante questo continuò il comizio fino alla fine, nonostante visibilmente fosse sempre più sofferente e la folla stessa gli chiedesse di concludere.

http://www.youtube.com/watch?v=6udt2ZZinGI

http://www.youtube.com/watch?v=HibUr1KMeUE

Portato successivamente in albergo, andò in coma quella sera e morì in ospedale pochi giorni dopo, l’11 Giugno. Al funerale, che si svolse due giorni dopo, partecipò circa un milione di persone.

Mi sarebbe piaciuto molto conoscerlo.

Se penso a quello che c’è stato dopo…

Abbiamo avuto Occhetto, e poi Bertinotti e D’Alema.

Se questa è l’evoluzione della specie, mi viene da piangere.

Genealogia

Per finire, e tacermi per oggi, ho ripescato dal mio archivio la famosa intervista del 1981 rilasciata da Berlinguer al Corriere della Sera, dove probabilmente per la prima volta viene utilizzato il termine “questione morale”.

Rileggendola per l’ennesima volta, non posso nascondere la mia personale ammirazione.

Ma quale politico parla così oggigiorno?

Ha detto bene Fini ieri. Erano “altri tempi e altri uomini”. Soprattutto la seconda.

“I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente… Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della Nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni.

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. Il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità. Quando si chiedono sacrifici al Paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.”

Enrico Berlinguer, Corriere della Sera, 1981

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