La Commissione Antimafia rinizia a far danni

Riporto un articolo di Claudia Fusani, uscito oggi, 24 Settembre 2009 su l’Unità.it

Giudice diventa consulente. Rischia il processo Dell’Utri

Il processo, per calunnia, a Palermo al senatore Marcello Dell’Utri potrebbe saltare. Anzi, è già quasi saltato. «Colpa» della Commissione antimafia, o meglio del gruppo Pdl in quella Commissione, che ha chiesto la collaborazione e la consulenza del magistrato Salvatore Scaduti che però è anche il presidente del collegio che sta giudicando Dell’Utri. I due incarichi sono incompatibili. E le dimissioni di Scaduti dal collegio d’Appello comportano l’azzeramento del processo. L’argomento è molto tecnico. Ma il messaggio è tutto politico. Conordine.Nonsi tratta del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa in cui il senatore braccio destro di Berlusconi è già stato condannato in primo grado a nove anni e che per metà ottobre attende il verdetto dell’appello.

Si tratta di un procedimento parallelo, e a quello principale fortemente intrecciato, in cui il senatore è accusato di calunnia aggravata per aver cercato di screditare i pentiti che, nell’altro processo, lo accusano di mafiosità. In primo grado il senatore Dell’Utri è stato assolto (2006) «per non aver commesso il fatto». I giudici non hanno creduto, allora, che il senatore di Forza Italia avesse organizzatouna combine con la complicità di un pentito, Cosimo Cirfeta, per screditare i collaboratori di giustizia che lo hanno già fatto condannare per mafia. Cirfeta è morto, nel frattempo, suicida. Il processo Andreotti Il caso è esploso ieri nell’ufficio di Presidenza della Commissione Antimafia quando il capogruppo del pdl, il senatore Antonino Caruso, ha ufficializzato la lista dei consulenti per conto della maggioranza. Tra questi il giudice Salvatore Scaduti, la toga che le cronache hanno imparato a conoscere quando nel 2003, già allora presidente della I sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, assolse il senatore Giulio Andreotti dall’accusa di associazione mafiosamadichiarò prescritto, per quanto «commesso fino al 1980» il reato di associazione semplice.

Una sentenza che fece molto discutere, quella, per la sua contraddittorietà. Seguirono polemiche e precisazioni, tanto del procuratore Caselli quanto del presidente Scaduti. Una scelta inopportuna Cose del passato. Anche se nelle cose di mafia il passato è sempre presente. Come che sia, il Pdl chiede oggi la consulenza di Scaduti presso la Commissione Antimafia, commissione che, tra poco, comincerà le audizioni sulle nuove indagini sulle stragi di mafia del 1992 e del 1993. A questo punto in ufficio di presidenza si è alzata la capogruppo del pd Laura Garavini e ha posto una lunga serie di obiezioni. Noncerto sotto il profilo del professionista. Ma per l’opportunità politica. Nominare Scaduti, infatti, significa automaticamente azzerare il processo per calunnia a Dell’Utri. La sostituzione del giudice, infatti, comporta il dover celebrare dall’inizio il procedimento. Nella stanza dell’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia a palazzoSanMacuto erano presenti il presidente Giuseppe Pisanu, il capogruppo dell’Idv Luigi Li Gotti, il senatore dell’Udc Mario Tassone e il vicepresidente Luigi De Sena (Pd). La denuncia di Laura Garavini sembranon aver provocato reazioni. Pisanu si è limitato ad informare che la procedura di distacco di Scaduti è già avviata anche presso il Csm. E che non sono emerse controindicazioni. Ilproblema è di opportunità politica. Appena tre settimane fa il Presidente del Consiglio ha attaccato le procure di Palermo e di Caltanissetta per le loro «trame» ai danni dello stesso premier. È chiaro che per Berlusconi sarebbe un grosso problema veder confermata, oggi, la condanna per mafia all’amico Dell’Utri. In questo clima meglio evitare che arrivi a conclusione anche l’altro processo, quella per calunnia. Menoimportante.Malegato a doppio filo a quello principale.

23 Settembre 2009 – “Il Fatto Quotidiano”

Ebbene sì.

E’ proprio vero. Alla fine siamo arrivati alla fatidica data del 23 Settembre 2009. Oggi, nel panorama dell’editoria italiana c’è un evento degno di nota.

Esce infatti il primo numero de “Il Fatto Quotidiano”, il nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro.

Il quotidiano si distingue innanzitutto per i suoi proprietari. Questi sono infatti sono il direttore stesso, la casa editrice “Chiarelettere”, e qualche altro socio fondatore che ha deciso di fare questo investimento. Niente banche, niente industrie, insomma, niente attori che possano potenzialmente condizionare le notizie che vengono pubblicate sul giornale.

Il quotidiano poi non si regge su alcun contributo pubblico all’editoria (ha respinto la proposta di finanziamento che gli era giunta mesi fa da Italia dei Valori). Qui arriva appunto la parte difficile. Il quotidiano, al contrario di altri, si reggerà solo sugli abbonamenti, la pubblicità e le copie vendute in edicola.

L’inizio del viaggio è confortante. 27000 abbonamenti (per la versione consultabile online o per quella cartacea consegnata a casa) sono stati già stipulati “al buio”, senza neanche aver visto un singolo numero del giornale. Il fenomeno è presto spiegato: le premesse su cui si fonda il giornale, il traino di avere Marco Travaglio fra i giornalisti della redazione e la “garanzia” di avere fra i collaboratori giornalisti di fama, assodata bravura e specchiata attività pregressa (il direttore Padellaro stesso, Peter Gomez, Marco Lillo, Corrado Stajano, etc…) oltre ad altri notevoli contributori (fra cui vorrei citare Bruno Tinti, autore di “Toghe Rotte” e “La Questione Immorale” e lo scrittore Antonio Tabucchi) hanno generato notevole entusiasmo, e vorrei dire anche notevoli aspettative per questa scommessa editoriale.

Al momento, gongolo leggendo la mia versione PDF. Questa mattina tuttavia mi sono interrogato sulla distribuzione del giornale stesso nelle edicole. Come dichiarato su questo post di Antefatto.it, il quotidiano non sarà disponibile in tutta Italia. Avrà una diffusione parziale in attesa di valutare il livello di copie vendute.

Tanto per farmi un po’ un idea, ho girato per un po’ di edicole per capire il livello di diffusione. Ne ho girate 3 (il minimo sindacale per farmi un’idea). Risultato: quotidiano esaurito. Ho chiesto anche quante copie erano arrivate. In un’edicola mi hanno risposto 4, nella seconda 2, nella terza 4.

Anzi più precisamente, il proprietario della seconda edicola mi ha risposto:

Ce ne hanno mandati solo due. Anzi, se lei usa Internet, scriva all’editore che ce ne mandino di più“.

Vedremo nei prossimi giorni come evoleverà la situazione.

Nel frattempo, un grosso in bocca al lupo alla redazione de “Il Fatto Quotidiano”!

Conferenza stampa presentazione Annozero – Settembre 2009

Io quando ero giovane e ho iniziato a fare il giornalista… mi dicevano i miei direttori: vai e rompi le scatole. Adesso scopro che non avevano capito niente perché il giornalismo è quello di rendere popolari i politici e di farli amare dalla gente…

Sfido, se ci fossero dei giornalisti stranieri […] di trovare una conferenza stampa in un altro organismo televisivo, che presenta una trasmissione che non vuole […] nonostante quella trasmissione sia una delle trasmissioni di massimo ascolto di quella stessa azienda.

La A, la B, o la C? Perché non ci sono mai più di 3 buste?

raddoppia

Stavo pensando che il visibile degrado della cultura italiana è andato di pari passo con l’affossarsi del livello dei quiz televisivi.

E rabbrividisco al solo pensiero che ci sia una possibile relazione causale sia da un lato che dall’altro. [Però però… pensiamoci eh! che non si sa mai!]

Pensiamo ai primi quiz televisivi. Il tanto (troppo?) compianto Mike fu ad esempio il presentatore di Lascia o Raddoppia?. Come funzionava? Tu, ti ritenevi esperto in qualcosa? Ma veramente esperto! Non come un Mughini qualunque… Ecco, ti presentavi nel programma come esperto di musica classica… o di funghi… o di altoforni… o di carotaggi… e il buon Mike ti ficcava in una bella cabina confortevole. Il concorrente prima di ogni domanda poteva decidere se andarsene con il montepremi che aveva guadagnato, oppure tentare di rispondere ad una nuova domanda per raddoppiarlo. Un minuto per rispondere. In caso di risposta sbagliata, il concorrente perdeva tutto e riceveva come premio di consolazione un’auto dell’ azienda parassita Fiat 600.

Cioè, tanto per fare un esempio: “Nella partitura dei suoi melodrammi Verdi ha mai usato il controfagotto? Se sì, in quale opera?”

E in un minuto, se non lo sai, non ci arrivi, perché:

  • si presuppone che tu sappia almeno vagamente chi sia Verdi;
  • si presuppone che tu sappia cosa sia una partitura;
  • si presuppone che tu abbia una vaga idea di cosa possa essere il controfagotto;
  • devi in ogni caso decidere se “sì” o “no”;
  • nel caso tu vada per il “sì” (come è probabile che sia), si presuppone che tu sappia almeno qualche titolo di opera di Verdi da sparacchiare a caso;
  • ovviamente le opere le devi sapere tu. Non ci sono le opzioni da cui scegliere.

Noia? Non vi interessa la misura dei tacchetti di Ruud Gullit? Non me ne frega niente. La questione che vorrei affermare è che il telequiz era fondato sulla straordinaria competenza degli ospiti di turno. Personalmente lo ritengo un bel messaggio.

All’estremo opposto abbiamo Affari tuoi. Affari tuoi è un genere a parte. Nemmeno Il Malloppo è riuscito ad arrivare a tanto. Affari tuoi è un inqualificabile quiz show che da 7-8 anni ammorba il pre-serale di Raiuno senza cambiare. Mai. MAI! E piace tanto. Cioè la gente si sorbisce da un po’ più di 2500 sere questa cosa.

Un concorrente viene estratto dal Notaio (si, lo so, questo è solo adesso, nelle prime edizioni c’era una domandina pro-forma per selezionare il fortunato concorrente, che poteva finalmente tornarsene a casa nel bene o nel male dopo aver bivaccato 45 giorni negli studi RAI) e ha il difficilissimo compito di nominare pacchi. Il concorrente nomina i pacchi. Cioè ripeto, il concorrente nomina dei pacchi. Da 1 a 20. Dei premi vengono scartati. Il concorrente scantona delle offerte periodiche del “Dottore”, un deus ex-machina “infingardo”, “aaah! l’infame!”, ma sempre trattato con molto rispetto e reverenza, che propone miserie monetarie a seconda di quanto sia rimasto a disposizione negli altri pacchi; il concorrente cerca di accaparrare quello che può, sperando non sia un CD di Califano od una lenticchia. Fine.

A parte la capacità di saper contare fino a 20 e sproloquiare su improbabili giustificazioni del perchè sei così legato al numero 11, non è richiesto niente altro. Nada. [A questo aggiungerei, solo per i concorrenti di qualche anno fa, avere la santa pazienza di sorbirsi i mai richiesti consigli strategici di Pupo,  soprannominato “asso pigliatutto” dai suoi creditori… Vuoi mettere poi, dopo che hai accettato 5000 Euro per sopravvivere anche questo mese a quelli del recupero crediti, sentire Pupo che ti dice “te l’avevo detto! Io avrei rischiato!”, mentre mostra con il sorriso il pacco da 500.000 Euro. Altro che MasterCard!]

CarloConti

Spero siate sopravvissuti alla vista di Carlo Conti, che nella foto che alla fine ho deciso di inserire, deve essere reduce da almeno 22 mesi consecutivi di degenza in ospedale, visto il colorito così pallido. Ebbene, Carlo Conti ed il suo L’Eredità, sono emblematici per individuare l’altra categoria di quiz.

Quando c’era Amadeus, l’Eredità era classificabile come “il quiz fa un po’ schifo, però almeno ci sono Amadeus e la scossa di Giovanna”; e quei due (più lui che lei a dire il vero, e mi costa dirlo) davvero risollevavano un po’ il piattume del format.

Con Carlo Conti non c’è proprio speranza. Non è minimamente carismatico, non è simpatico e questo non fa altro che (se possibile) peggiorare ancora di più quello che è l’Eredità. Il malcelato sarcasmo poi di affidare a lui la conduzione de I Raccomandati è ancora inarrivato nella storia della tv.

Cosa è diventato oggi il quiz ai tempi de l’Eredità? Una roba che il cruciverba di Famiglia Cristiana è la nuova Treccani. Non chiedo di essere enciclopedici, ma per favore, siamo arrivati a livelli di domande che fanno scendere il latte alle ginocchia [qui mi sono imposto di non usare espressioni volgari]. Un minimo sindacale, porca miseria!

Esempi? Dai, facciamo degli esempi plausibili.

a) Chi ha scritto i versi: “Quel ramo del lago di Como, che giunge a mezzogiorno…”

  1. Renzo Bossi
  2. Alessandro Manzoni
  3. Sabrina Salerno

b) Che cosa ruota attorno alla terra?

  1. La luna
  2. Il sole
  3. Marte
  4. Venere

c) Quale ingrediente non viene usato per preparare una pasta all’amatriciana?

  1. Guanciale
  2. Pecorino
  3. Gorgonzola

d) Qual’è il nome dell’attuale pontefice della Chiesa Cattolica Romana? [p.s. non sarebbe mai formulata in questo modo]

  1. Giulio III
  2. Benedetto XVI
  3. Silvio I

Tutto facile? Beh oddio… La b), quando il concorrente è un valido rappresentante della miseria umana, ed il pubblico in studio è stato recuperato direttamente dal Basso Medioevo, può riservare disarmanti sorprese… [vedi il filmato] …. aaaah! I secoli di sistema aristotelico-tolemaico riescono a far danni anche oggi… [mi domando negli Stati Uniti quanti sarebbero in grado di rispondere alla domanda… meglio non saperlo…].

Va beh.. cosa è servito questo sproloquio, oltre a farvi perdere tempo?

Giusto 2 riflessioni.

1) Mi pare che sia cambiato il rapporto con il quale si vuole impostare il concetto di telequiz. Lascia o Raddoppia ad esempio era fondato sul concetto di sfida. Il pubblico di Lascia o Raddoppia? si riuniva il sabato o il giovedì sera per vedere se la signora di turno sarebbe stata in grado di rispondere alla nuova difficile domanda. Era quindi un rapporto diverso fra il concorrente ed il pubblico. La maggior parte del pubblico non sa niente dell’argomento e sta lì a sentire se l’esperto lo sa. E indirettamente, se ne ha voglia, magari ha imparato qualcosa. Ora invece il rapporto impostato è ecumenico. Domande che le sappiamo tutte, tutti. E per raggiungere il tutte, tutti, nel paese dove si legge tanto, bisogna raggiungere livelli veramente bassi. Su questo ad esempio, il finale di Passaparola si distingueva incredibilmente in positivo, visti i tempi.

2) Volevo solo far notare come secondo me il concetto di quiz show moderno, si basa su:

non fai un cazzo => guadagni

che complementa perfettamente quanto proposto da talk show e reality show vari ed eventuali:

non sai fare un cazzo => guadagni

Personalmente, trovo la combinazione di queste due cose mortificante. Ecco, io, e spero di non essere il solo, penso che la televisione, o per lo meno una buona parte dei programmi trasmessi debba avere una valenza culturale. Questo non vuol dire che dobbiamo ascoltare noiose lezioni su qualsiasi argomento in diretta, che cavolo! Si guarda la tv anche (e soprattutto) per divertirsi! Ma ad esempio, in un quiz show.. una domanda ogni tanto che ti faccia pensare! Che ti dia uno spunto per interessarti a qualcosa! Insomma con il quale si capisca che non è importante quello che già sai, ma quello che non sai ancora!

Se no poi stiamo tutti a compiacerci del fatto che ci ricordiamo che nel 1982 l’Italia ha vinto i Mondiali, che Marco Carta ha vinto Sanremo, che nel ragù ci va la carne,  e l’unico vero effetto è un appiattimento generale verso il basso, con effetti a lungo termine analoghi a quelli che sono stati acutamente sottolineati qui.

Va beh, concluderei lo sproloquio con una citazione, che non fa mai male; ecco il mio estratto preferito di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, che nel 1953 aveva già capito tutto:

“[…] Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che l’Iowa ha prodotto in un anno. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici […]”

P.S. Nota da vaticanista da quattro soldi. Un eventuale papa che volesse prendere il nome di Silvio, essendo il primo della sua carica, non sarebbe chiamato Papa Silvio I, ma semplicemente Papa Silvio. L’ordinale primo sarebbe aggiunto solo dopo la sua morte ed in particolare al momento in cui vi fosse un nuovo Papa con quel nome. Giovanni Paolo I non seguì invece questa prassi e volle farsi già chiamare con l’ordinale primo. Alcuni quindi utilizzano questo come ipotesi per dire, “ah, ma allora sapeva già di morire presto.. bla bla”. Ovviamente noi invece siamo moderatamente complottisti (dove moderatamente è nell’accezione within reason), visto il suo desiderio di ricondurre la Chiesa alla sua missione di soccorso e cura dei poveri e dei deboli, l’importanza data da Luciani alla questione sociale, la sua indisposizione per l’utilizzo degli ingenti denari della Chiesa per spregiudicate operazioni economiche. Chissà come sarebbe stato il mondo se fosse stato Papa per più di 33 giorni.

P.S.2 Prima di morire, vorrei conoscere il 2% del pubblico che è riuscito a dire che Marte orbita attorno alla terra. Lo vorrei davvero.

Torna a casa Scajola

scajola_vento

In un post precedente ho disgraziatamente nominato Claudio Scajola, attuale Ministro dello Sviluppo Economico (nella foto è raffigurato subito dopo la delicata operazione con la quale hanno sostituito la sua mano destra con una variopinta girandola a vento).

Già che ci siamo, quasi quasi volevo ricordare alcuni episodi passati del suddetto figuro, ora noto ai più come “quello che vuole far ritornare il nucleare in Italia”. Per il nostro bene, sia ben chiaro.

A parte “faccendine” varie di tangenti, si distingue con la nota affermazione secondo cui Marco Biagi non fu nient’altro che un “rompicoglioni”.

In questo specifico post, volevo invece ricordare la meno nota vicenda Alitalia, ovvero un perfetto esempio del politico che fa i propri comodi con i soldi di tutti.

Claudio Scajola è nato ad Imperia. La città ligure rappresenta il suo bacino elettorale e ne fu anche sindaco per un breve periodo.

Nel 2001, con la vittoria del centro-destra, Scajola diviene Ministro dell’Interno. Pochi mesi dopo il suo insediamento, Alitalia, già in crisi nera (c’è stato un periodo in cui non lo è stata?), dichiara con un comunicato all’Ansa del 4 Dicembre 2001 di avere intenzione di creare un nuovo collegamento fra la città di Albenga (più precisamente Villanova d’Albenga, dove ha sede l’aeroporto locale) e Roma Fiumicino:

Secondo il sindaco di Villanova d’Albenga e presidente dell’Ava, la società di gestione dell’aeroporto, Pietro Balestra (di Forza Italia come Scajola, ndr), la linea potrebbe entrare in funzione la prossima primavera anche grazie all’interessamento del ministro Claudio Scajola” [comunicato riportato qui]

Il collegamento diventa operativo il 17 Maggio 2002.

Tanto per chiarire, Albenga, nota ai conoscitori della seconda guerra punica, è una cittadina a 34 Km da Imperia. Una fortuna incredibile avere la comodità di un volo diretto da Roma a casa per il ministro.

Abbiamo ricordato lo “scivolone” del Ministro su Marco Biagi, decisamente incompatibile con la futura beatificazione del giuslavorista e consueto utilizzo emozionale dell’assassinio per la infausta “Legge Biagi”. Scajola è costretto a dimettersi pochi giorni dopo le incaute affermazioni e improvvisamente, anche il collegamento Villanova d’Albenga – Roma Fiumicino viene soppresso da Alitalia.

Il 28 Agosto 2003, Claudio Scajola ritorna al governo dalla porta di servizio, ovvero come Ministro per l’Attuazione del Programma di Governo. Tanto per far capire l’importanza del Ministero, al momento il Ministro è Gianfranco Rotondi. Non penso serva aggiungere altro.

Miracolosamente, il collegamento Villanova d’Albenga – Roma Fiumicino viene ripristinato il 29 Marzo 2004.

Questa volta nemmeno Alitalia osa ridursi a vettore privato del Ministro. Sono passati due anni, quindi è in crisi ancora più nera. Si rischia il fallimento anche solo sgarrando sui tramezzini. Quindi il tutto viene dato in mano ad AirOne per di più in regime di “continuità territoriale”. Ovvero prendendo fondi da uno stanziamento di un milione di Euro che il governo aveva messo a disposizione per i collegamenti con le aree più “decentralizzate”. Si potrebbe quasi pensare che si è istituzionalizzato il ritorno a casa in aereo per ogni ministro e lacchè personale.

Le elezioni del 2006 vengono vinte dalla coalizione guidata da Romano Prodi, che forma il nuovo governo. Come potrete immaginare subito, il collegamento AirOne Villanova d’Albenga – Roma Fiumicino viene nuovamente soppresso.

Elezioni dell’Aprile 2008. Vince il centro-destra. Claudio Scajola ritorna al governo come Ministro dello Sviluppo Economico. Il collegamento Villanova d’Albenga – Roma Fiumicino viene ripristinato [sta diventando prevedibile questa narrazione…], questa volta utilizzando “Alitalia Express” come vettore e fondi destinati agli aeroporti in fase di start-up rigirati al “Clemente Panero” di Villanova d’Albenga.

Ma! Ma! Dopo circa tre mesi di assurdi voli in cui si contavano sulla punta delle dita i giorni con più di 8-10 passeggeri da Albenga a Roma e viceversa, Alitalia decide di dismettere definitivamente il collegamento, dopo polemiche innescate anche da una puntata di Annozero sugli sprechi di Alitalia.

Troppo bello il botta e riposta:

Ma lei lo sa quanti turisti potrebbero.. possono venire nella Costiera qui di Ponente e non vengono semplicemente perchè non c’è un collegamento da..” “E non basta andare a Genova che è a 60 km da qui?” “No non basta andare a Genova perchè lei non ha probabilmente.. non ha idea di cosa significhi spostarsi da Genova verso San Remo” “C’è l’autostrada… l’ho fatta tante volte..” “Eh ho capito.. c’è l’autostrada… vogliamo parlare anche dei problemi che creano le autostrade… invece un collegamento diretto, per turisti…“.

Ecco, se fosse stata concepita prima questa meraviglia del volo Villanova d’Albenga – Roma, la seconda guerra punica avrebbe avuto di sicuro un esito diverso. Pensa che cosa si sarebbe potuto inventare Annibale.

Una nuova casa per “Twilight of my Country”

Tutti i post precedenti sono stati originariamente scritti quando questo blog era ospitato sulla piattaforma “Il Cannocchiale”.

Li ho riportati qui, giusto per tenere unito e consistente il blog e facilitare chi avesse intenzione di perdere tempo a leggersi qualche articolo precedente.

La versione iniziale del blog, su piattaforma “Il Cannocchiale” non verrà più aggiornata.

Gente che non sta zitta

L’eco della bomba di  Kabul è arrivato fino a Napoli

Sorrideva?

Momento terribile?

Come cazzo ti viene in mente di chiedere ad una madre che ha appena perso il figlio in un attentato: “Momento terribile?“.
Sono solo alcune delle frasi che mi hanno fatto incazzare questa sera.

E l’unica cosa sensata che ho sentito, è stata una madre in lacrime che chiedeva:
Perchè continuano a chiamarla <<Missione di Pace>>?

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