Imprigionato in una realtà non mia

Purtroppo questo paese fa schifo anzitutto e soprattutto perché siamo tutti imprigionati in una realtà, in una visione del paese e del mondo che non è la nostra.

Tutta la nostra percezione di quello che avviene nel paese,  le cose importanti, le priorità, è tutto quanto costantemente influenzato ed imposto attraverso la realtà della persona di Silvio Berlusconi.

Tutto ruota intorno a lui. Un intero paese.
Leggi del governo, comunicazione politica, costumi, vizi, tendenze.

Tutto è visto secondo i suoi occhi e la sua scala morale.

Era vero già dai tempi della bandana.
E adesso il bunga bunga.
Da due giorni non si parla di altro. Da due giorni tutte le battute sono su questa pratica sessuale, precedentemente sconosciuta ai più.

Quanto tempo ci vorrà prima che inizeranno ad essere creati cocktail con il nome bunga bunga? E canzoni?

Non bisogna mai dimenticarsi che tutto ciò è stato possibile per la natura stessa degli Italiani.

Berlusconi rappresenta semplicemente quello che consciamente o inconsciamente vorrebbero essere la maggior parte degli Italiani.
Potere, successo, soldi, fascino, strafottenza, donne a volontà perfino durante la vecchiaia, una corte infinita di ammiratori.

Berlusconi è semplicemente lo sfruttamento alla massima potenza di questo desiderio di immedesimazione.

E per quelli che prima non erano così, ci ha pensato la televisione ed una corte di servizievoli giornalisti a plasmarli.

Forse non dovrei dire che l’Italia fa schifo.
Lo sono tutti quegli Italiani che hanno permesso questo.

Lo dico da anni in privato.
Per cambiare questo paese non basta che Berlusconi lasci il governo o la politica.

Dobbiamo lottare perché cessi in tutti il desiderio di immedesimazione con la sua persona e tutto quello che rappresenta.
Non è una battaglia politica. E’ da sempre una battaglia culturale.

Il metalmeccanico con il golfino

Sergio Marchionne, in preda ad allucinazioni causate dall'eccessivo lavoro in catena di montaggio.

Io in politica? Faccio il metalmeccanico.
Sergio Marchionne, 24 Ottobre 2010.

Ma perché l’immediata replica ad una frase del genere non è:
Ah! Anche lei 8 ore al giorno con tre pause da 10 minuti?

Le vere necessità della giustizia in Italia

Oggi, in un bell’articolo, Giuseppe D’Avanzo ricapitola quali sono alcuni dei problemi veri che affligono l’amministrazione della giustizia in Italia.

Il catalogo delle necessità è noto. Revisione delle ottocentesche circoscrizioni giudiziarie (sono 165, potrebbero diventare 60). Riduzione dei tribunali (sono oggi 1.292). Introduzione della posta elettronica per l’esecuzione delle notifiche (cinquemila cancellieri ne consegnano brevi manu agli avvocati 28 milioni ogni anno). Depenalizzazione dei reati minori per riservare il processo penale – molto costoso – alle questioni di maggiore allarme sociale. Rinnovamento della professione forense: “più avvocati, più cause” e gli avvocati in Italia sono 230mila, 290 ogni 100 mila abitanti, contro 4.503 magistrati giudicanti in un rapporto avvocato/giudice strabiliante che demolisce il processo civile. Limitazione del ricorso in Cassazione (30 mila sentenze l’anno). E soprattutto la riforma di un processo penale che ibrida tutti i difetti dei possibili modelli (inquisitorio, accusatorio) trasformandolo in un gioco dell’oca interminabile e incoerente. Oggi gli atti dell’indagine non valgono per il dibattimento (in coerenza con la logica del processo accusatorio) però le garanzie del dibattimento sono state estese alle indagini preliminari (in contraddizione con la logica accusatoria). Così l’indagine – e non il processo – è un dibattimento anticipato mentre il rinvio a giudizio, più che essere una valutazione della necessità di un dibattimento, è diventato una sentenza sull’istruttoria (sul lavoro del pubblico ministero). Il processo ne è soffocato. La sovrabbondanza di assillanti formalismi lo disintegrano in una rosa di microprocessi. Giudizio sull’inazione (archiviazione). Giudizio sui tempi dell’azione. Giudizio sulle modalità dell’azione (misure cautelari). Giudizio sulla completezza delle indagini e sul fondamento dell’azione (udienza preliminare). Un processo, in cui ogni atto può generare un microprocesso, che richiede avvisi, notifiche, discussioni, deliberazioni e consente ripetute impugnazioni, non potrà avere mai una “ragionevole durata”. Figurarsi se può essere “breve” come vuole, soltanto per amore di se stesso, Silvio Berlusconi. Non lo sarà neanche domani con la sedicente “riforma” che lo conserva labirintico, obeso, avvizzito e lunghissimo, ma vuole addomesticarlo riducendo all’impotenza un pubblico ministero che – si ipotizza nei tre foglietti di Alfano – potrebbe anche essere “elettivo” con la nomina di magistrati onorari alle funzioni di accusatore.

Tutto il resto, includendo la separazione delle carriere, elezione dei magistrati del pubblico ministero, ed altre amenità sono solo provvedimenti per aumentare il controllo del governo o del parlamento sulla magistratura.

Ridicoli

La ventata di legalità, il cambiamento, destra liberale, bla bla…

Tutta la fuffa dei Finiani di Futuro e Libertà si infrange grazie al loro voto favorevole in Commissione Affari Costituzionali al Lodo Alfano Costituzionale retroattivo.
E’ un modo per guadagnare tempo per organizzare il partito e non far cadere subito il governo?

E’ il male minore per non avere la legge ammazza processi retroattiva (nota anche come “processo breve”)?

Bah, alle volte ci sono punti di principio su cui non bisognerebbe trattare mai.
Quali sono questi solidi punti di principio per Futuro e Libertà?

Nel frattempo, meglio che progetti al più presto la mia emigrazione dall’Italia.
Nel 2013 avremo un nuovo Presidente della Repubblica. E sappiamo già il nome.

Giustizia popolare iraniana

Questo video riporta i commenti del gruppo di Facebook “Lasciate lo zio di Sarah alla folla”.

Ringraziamo tra l’altro i professionisti degli schizzi di sangue, “giornalisti” e cameramen che da settimane sguazzano nella melma mediatica di questo caso tragico.

Dico solo, lasciate lavorare la magistratura.
Sono i magistrati e non la vicina di casa, la signora che compra il pane e Bruno Vespa che devono decidere sulle prove a carico degli indagati e la pena da comminare per i condannati in casi del genere.

Fortunatamente, negli stati democratici l’amministrazione della giustizia è condotta da professionisti e non dal popolo.
Ci risparmiamo la lapidazione, la bollitura in acqua e la vergine di Norimberga.

Se poi le persone non sono soddisfatte delle pene inflitte secondo il Codice Penale, possono sempre trasferirsi in Iran.
Lì potranno trovare ampia soddisfazione alle loro aspirazioni di giustizia.

P.S. Il video l’ho scoperto leggendo qui.

Garantismo contestualizzato

Va beh.
Si sa da anni che purtroppo la parola “garantismo” sui giornali filo-berlusconiani (altra cosa sarebbero i giornali orientati a destra. Impariamo la differenza ed il paese migliorerà) nonché negli articoli degli editorialisti del Corriere della Sera, è stata espropriata semanticamente, fino a diventare sinonimo di “impunità a prescindere” quando si tratta di Berlusconi e amici.

Per chiunque altro, che siano altri politici o i famosi cittadini, tutti intercettati dalle Procure (che è davvero il problema più grave di questo paese e di cui si preoccupa tanto il nostro magnanimo Presidente del Consiglio. Perché lui ci tiene, chissà perché), invece si passa direttamente a riportare le accuse delle procure ancor prima della chiusura delle indagini e passare dal giudice.
Articoli che abbondano nell’uso della mazza e della roncola / giusarma.

Io tendo a non leggere il giornale chiamato “Il Giornale”, ma oggi gli si potrebbe dare un’occhiata, come segnalato da Wil, per avere la riprova in prima pagina dei due pesi e due misure utilizzati lì dentro.

Fine post e consueta solidarietà ai garantisti veri.

Controlli di una certa rilevanza

La polizia mostra una delle pinze da elettricista sequestrate ieri sera. (Foto: Corriere.it)

 

I controlli? No.. I controlli hanno avuto una loro rilevanza… certo non è che il controllo di per se può impedire che passi una pinza da elettricista su circa 3000 tifosi.

Fausto Ansini, vicequestore di Genova

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