Dacci oggi la nostra supercazzola quotidiana (di sinistra)

Da quando Nichi Vendola ha iniziato a diventare popolare, ovvero, superata la barriera dell’indifferenza elettorale, ha iniziato ad essere invitato di qua e di là nei vari salotti televisivi orfani da anni di Bertinotti, ho iniziato a rendermi conto di come parla.

E più parla, e più ho brutte sensazioni.
In generale, ogni discorso mi sembra una gigantesca accozzaglia di aggettivi e verbi messi lì un po’ a caso.

Insomma, ogni discorso mi sembra una gigantesca supercazzola.

Il bello è che c’è gente che è davvero fastidiosamente prolissa (e io ne so qualcosa), ma alla fine, se stai attento, capisci quello che ti vuole dire.

Di Nichi Vendola non capisco niente in concreto.
Ogni volta, ogni discorso mi sembra niente più che una cortina fumogena lanciata per nascondere il nulla di fondo.

E mi dà un fastidio terribile. Pare che Nichi ti stia solo prendendo per il culo.

In tempi come questi invece, la capacità di sintesi e di parlare poco e chiaro, secondo me è una grande virtù.

L’ultimo esempio, scoperto navigando qui, è questo:

P.S. A “La poesia non è un partito” ho capito che sarebbe finita male.

P.S.2 A “…lo smarrimento prosaico di questo mondo calcolistico-irrazionale.. etc…” sono arrivato al limite di sopportazione ed ho iniziato a fumare dalle orecchie.

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