Quello fortunato perché gli italiani sono da sempre di bocca buona

Un altro colpo del raccapricciante mitomane della musica d’ascensore, ora acclamato come (ovvero autoproclamatisi) il “Beppe Grillo della Musica”.

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Come sempre, siate preparati prima della visione del video.

HT: Freddy Nietzsche

La colonna sonora della mediocrità italiana

Foto: Il Sole 24 Ore

Ci sono alcune costanti nella vita.

Per esempio: se uno si buttasse dal terzo piano del condominio, inevitabilmente si spiaccicherebbe sul marciapiede di cemento sottostante. E’ inevitabile. C’è una roba che si chiama forza di gravità e finché esisterà, ci si spiaccicherà sempre sul marciapiede.

Un’altro esempio è questo: esce un’intervista di Giovanni Allevi. E io mi incazzo.

Eh… che dire. Un’altra intervista coi fiocchi è uscita nei giorni scorsi sul sito del Corriere. Come rilevato anche da altri autorevoli commentatori, il momentum, l’hype di Giovanni Allevi tira sempre meno sulla stampa e sui media, ma ogni tanto qualcuno lo riporta in cima, ormai solo per puro interesse e non per quella morbosa curiosità verso il “giovane” talento che c’era agli inizi.

Infatti il Corriere adesso ospita pure il blog del Maestro, nel quale egli in persona o sempre i suoi collaboratori markettari possono scrivere un po’ di commenti sul recente tour Italiano, corredati da poesiola spiccia sul vento e l’enfasi del momento, e la tematica pluriusurata dell’artista “fuori di testa”, che aveva perso originalità già quando Andreotti era giovane…

(tra l’altro.. un consiglio… Ma dove cazzo vai con questa storia dell’artista ribelle, che hai 42 anni… Fra un po’ sarà tempo di fare i controlli alla prostata, altro che l’artista giovine..)

Va beh… No io vi consiglio di guardarla questa fantastica intervista al Maestro, che questa volta riesce a sfoderare un’altra serie di perle:

[parlando del nuovo blog]
Giornalista musicale: “Che cos’è? Un diario di bordo? Uno zibaldone di sensazioni? Che cosa sarà?

[inizia a suonare una campana]
Allevi: “Questo è un FA.”

Giornalista musicale: “Questo è un FA. Ah ah! [ride] E I grilli? I grilli? I grilli?”
[c’è il frinire delle cicale in sottofondo]
Allevi: “Eh.. Sono diverse note… Stanno facendo delle terzine e delle duine assieme, quindi mi creeranno qualche problema durante l’esecuzione, lo so.”

Che tristezza, questa pantomima dell’orecchio assoluto del geniale maestro Allevi. Considerato poi anche che potrebbe anche essere un MI.

Abbiamo poi la migliore definizione per gli estimatori di Allevi:

“Dopo il concerto sembrano tutti degli invasati… Che bello!”

Beh non è difficile da credere. E ne conosco pure.

E per finire, per il leitmotiv “Citazione di musicisti sconosciuti ai più”, obbligatoria in ogni intervista [come non ricordare infatti in questa categoria il “salto di sesta” perché “lo usa anche Chopin“]

Nessuno inventa da zero totalmente. Neanche John Cage e Stokhausen lo hanno fatto.

Ed è giusto. Porca miseria se è giusto. A te infatti queste frasette le suggerisce l’ufficio stampa, quanto ci scommetto.

E poi la storia del bisogno del “contatto col terreno” veramente la lascio a voi, che di sciamani che volano e che vogliono sentirsi “ascoltati, non giudicati” non ho proprio voglia di scrivere oltre.

Il diritto di dire “non mi rompere più di tanto”

Oggi, Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, sostiene che gli imprenditori abbiano il diritto di dire “non mi rompere più di tanto” se ci sono dei controlli fiscali nelle loro aziende.

Il diritto.

E questo perché i controlli continui sulle aziende implicano costi per il tempo perso, stress ed occasioni per la corruzione.

Veramente le occasioni per la corruzione nascerebbero nel momento in cui l’azienda avesse qualcosa di illecito da nascondere.

L’evasione fiscale è un’emergenza nazionale, gli evasori sono dei ladri che rubano il futuro dei cittadini onesti, e il ministro dell’Economia esce fuori con queste dichiarazioni?

Quali altri provvedimenti alla “un due tre liberi tutti” ci dobbiamo aspettare da parte del governo in caduta di consensi per cercare di recuperare voti?

Lavori usuranti

Ho trovato un po’ di gente che ha un lavoro più usurante del mio: essere maestro nell’orchestra sinfonica della RAI, e subire la direzione del Mitomane, stando zitti e facendo finta di prestare attenzione.

Fare la barba, è quanto di più bello ci sia ogni mattina…. D’altronde anche Chopin se la faceva…

P.S. Tranquilli, nel filmato, c’è anche un comodo timer in basso a destra, che vi segnala in ogni momento quanto ancora dovete resistere ai deliri di Giovanni Allevi.

Apre la tua bocca e…

Mi sono ovviamente rifiutato di guardare l’apologia servile del Presidente del Consiglio (Kalispera ovvero Buonasera in greco…).

Ho comunque la sensazione di essermi perso sequenze grandiose. Tipo questa.



Ridicoli

La ventata di legalità, il cambiamento, destra liberale, bla bla…

Tutta la fuffa dei Finiani di Futuro e Libertà si infrange grazie al loro voto favorevole in Commissione Affari Costituzionali al Lodo Alfano Costituzionale retroattivo.
E’ un modo per guadagnare tempo per organizzare il partito e non far cadere subito il governo?

E’ il male minore per non avere la legge ammazza processi retroattiva (nota anche come “processo breve”)?

Bah, alle volte ci sono punti di principio su cui non bisognerebbe trattare mai.
Quali sono questi solidi punti di principio per Futuro e Libertà?

Nel frattempo, meglio che progetti al più presto la mia emigrazione dall’Italia.
Nel 2013 avremo un nuovo Presidente della Repubblica. E sappiamo già il nome.

Ospizio leghista

Un vecchio ascoltato con attenzione dai proni giornalisti microfonisti

C’è un tizio bilioso in Italia.

Purtroppo, una mattina del 2004, il nostro tizio bilioso si accascia per un ictus cerebrale.
Sono cose serie. E su nessuno bisogna scherzare a riguardo. Perché tutte le persone hanno una loro dignità e bisogna avere rispetto. Per tutte. Davvero.

Il tizio non muore, e dopo una lunga degenza si riprende anche se non del tutto.

Normalmente, quando ti succede una cosa brutta come un ictus, uno cerca di staccare, di riposare.
Non riesci più a ragionare come una volta. Non riesci più ad esprimerti con la stessa facilità di una volta.

Il problema è che il tizio bilioso, ora visibilmente vecchio, non è un vecchio qualunque.
Si chiama Umberto Bossi, ed una certa tribù di personaggi dalla dubbia cultura, e proprio per questo in costante aumento, lo considera un messia.
E quindi devono tenerlo lì, in piedi, se no si sfalda tutto quello ha costruito negli ultimi anni.

Questo Umberto Bossi predica da 30 anni l’esistenza di uno stato mitologico chiamato Padania.
Una stronzata storica e culturale.
Che se uno proprio avesse voluto appigliarsi un minimo alla storia, lo avrebbe dovuto chiamare Padanìa.
Ma come si diceva, la storia è giusto un orpello folkloristico.
Quindi avrà gioco facile soprattutto nelle persone che non hanno una minima idea di cosa sia la storia, né un orizzonte culturale nella loro vita che vada oltre il televisore della sala da pranzo.

E’ un po’ come se io che abito a Padova, un giorno mi alzassi e dicessi:

“Ehi! In passato c’era la Padovania”
“Eravamo indipendenti ed eravamo fighissimi”
“Questi schifosi Veneziani qua attorno che poi ci hanno soggiogato”

e poi condisca il tutto con riti propiziatori (perché senza un “rito” non si va da nessuna parte. I caproni non seguono) del tipo schivare le pantegane del Piovego, prelevare campioni d’acqua dal suddetto canale e poi scaricarli nel Bacchiglione, nel Brenta o nel cesso di casa, il tutto in un tripudio generale.

Dovrei poi inventarmi un eroe. Prenderemo Jacopo da Carrara, che nessuno sa chi cazzo sia, però almeno è esistito davvero, così non dobbiamo scomodare o inventarci un eroe letterario come Alberto da Giussano.

E poi creare un nemico esterno tanto per compattare i caproni al seguito.
Qualcosa del tipo: “i Vicentini sono delle merde perché mangiano gatti. Tornino a casa loro. Tornate a casa vostra!”
[il congiuntivo era troppo impegnativo].

Poi quando i Vicentini che sono comunque Italiani iniziano a prendersela troppo e poi vado al governo con loro, mica posso insultarli ogni giorno (nonostante li mangino davvero i gatti e continuerò a ribadirlo ogni tanto).
Soprattutto se poi decido di sposarmi una adorabile Vicentina con le “e” tutte aperte.

Ed allora passo ai musulmani, agli avventisti del settimo giorno, i copti, i bulgari e quelli della Repubblica Democratica del Congo.
E con loro, visto che sono fuori dall’Italia, posso anche permettermi di essere più pesante.
Non so, minacciare di bruciarli con il lanciafiamme, utilizzarli come combustibile di un altoforno, mitragliarli dalle motovedette date in prestito alla guardia costiera di Dubrovnik o altre spacconerie.

Posso perfino permettermi di ergermi a difensore del cattolicesimo contro gli invasori musulmani.
Tanto i miei seguaci sono dei caproni e non si rendono conto che forse nel Vangelo non si insegna che bisogna sparare o mettere negli altoforni le persone.
Forse c’entra il fatto che tutti si dicono Cristiani, vogliono difendere i simboli del Cristianesimo e della Cultura Cristiana, però poi non vanno in Chiesa, sono degli egoisti da far spavento e se l’accendino per la sigaretta non funziona bestemmiano pure.

Poi tanto i portavoce ufficiali del Vangelo, tutti rintanati nel piccolo stato indipendente con la grossa chiesa e la banca in cui è un piacere riciclare denaro, se non alziamo troppo la voce non è che ci smentiscono.
Fate pure, fate pure.
I valori cristiani sono importanti. Soprattutto il furgone porta valori.

Poi, inizio ad inventarmi dei programmi politici.
Devono avere due caratteristiche: essere irrealizzabili, ed essere semplici e stupidi.
Le due caratteristiche devono coesistere.

Che siano irrealizzabili è necessario perché così potrò riutilizzarli per decine di anni, e potrò sempre scaricare la colpa sui Vicentini con cui ho governato se non siamo stati in grado di realizzarli.

Devono poi essere semplici e stupidi, soprattutto nei nomi, se no i caproni al seguito non capiscono, si confondono e non possono parlarne nelle chiacchiere da bar. Quindi l’ideale è anche corredarli con un motto guascone. Di cui ridacchiare ed essere orgogliosi.
Mica puoi parlare di “filiera corta”, “quoziente famigliare”, “mobilità sostenibile” e del “cuneo fiscale” al bar.
Al massimo di: “quel cuneo te lo mettiamo in culo”.

Tutto molto bello, così abbiamo anche realizzato il cosidetto radicamento nel territorio.

I cavalli di battaglia del programma politico dovranno essere quindi roba del tipo “i maghrebi tornino nel deserto dai loro cammelli” o “soldi a casa nostra, no a Venezia ladrona”
[quest’ultimo, nel caso non aveste colto, è il federalismo fiscale. Un incredibile artifizio ermetico. E nessuno sa bene in concreto cosa sia. Nel frattempo, Carlo Cattaneo si rivolta nella tomba.].

Poi fortunatamente siccome quelli al seguito sono davvero stupidi come volevo (diciamo “disattenti”, non voglio essere troppo cattivo), non si accorgono nemmeno che il poco che faccio va pure contro questi progetti, per renderli ancora più impossibili (ovvero abolisco l’ICI, l’unica imposta federalista).

E poi ogni tanto rievoco la secessione di Padova. Perché siamo la parte produttiva del Veneto e tanto ce la facciamo da soli.
Poi fa tanto stadio, e si sa, non c’è posto migliore del clima da stadio per queste cose.

Ecco, tutto questo è il riassunto di cos’è la Lega Nord.

Umberto Bossi, il povero vecchio di cui avevamo parlato prima, è il leader della Lega Nord, quella dei duri e puri, ovvero condannato in via definitiva a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento ai partiti per la tangente Enimont più risarcimento di 200 milioni di lire.
Però è meglio non ricordarlo in giro quando si additano gli altri come ladri.

Il povero vecchio, dopo il suo problema di salute, ha ancor più accentuato un problema già preesistente.
La coprolalìa.
E’ più forte di lui. Ogni tanto la spara.
Ora, che il vecchio la spari, non è un problema. Lui è fatto così.

Basterebbe ignorarlo, dirgli di starsene buono per un po’ o sperabilmente calmo a casa con la famiglia e tutto sarebbe splendido.

Il problema è che c’è una selva di giornalisti microfonisti pronti a raccogliere e rilanciare ogni minima dichiarazione.
Cioè se ipoteticamente il Bossi dicesse:
Oggi scorreggiamo tutti in direzione di Roma!“,

questi giornalisti microfonisti starebbero lì a ponderare il significato politico della frase.
Ci sarebbe poi qualche commentatore che, astuto, rilancerebbe:
“Interessante questa proposta dell’Onorevole Bossi”
“Forse si sta aprendo una nuova stagione politica per la maggioranza”
“Un nuovo vento soffia verso Roma.”

Gli amici del governo dicono che Bossi non va preso sul serio.
Per due ragioni:
1) perché è “folkloristico”; e 2) perché “parla al suo popolo”

Riguardo 1) mi sembra chiaro, non mancano nemmeno i druidi nel desertico retroterra culturale leghista.
Riguardo 2), sono ormai anni che il livello ed in particolare il linguaggio politico si sta abbassando inesorabilmente.
E la Lega Nord aumenta di consensi.
Sfido io, più si abbassa il livello politico e più giocano in casa e guadagnano punti presso i caproni a cui piacciono esternazioni da bar.

Allora, di chi è la responsabilità di tutto questo?
I poveretti elettori della Lega, traviati dai loro leader?
O di tutti quei politici che hanno sempre fatto passare tutto della Lega Nord?
O di tutti quei giornalisti che continuano a riportare le dichiarazioni di un povero vecchio affetto da coprolalìa, senza uno straccio di commento, senza uno straccio di avvertenza, un bollino di riconoscimento “attenzione, siamo desolati, ci scusiamo, ma sapete, questo l’hanno fatto persino Ministro”, o anche più semplicemente, come si dovrebbe fare, lasciar perdere tutto con una educata scrollata di spalle accompagnata dalla frase “Questa era bella Umberto, poi ce la ridici di nuovo venerdì alla sagra di Gemonio.. adesso torno in redazione a scrivere il mio pezzo sui soldi della cassaintegrazione che stanno finendo.”?

Ecco, questa è la Lega e la situazione a cui ha contribuito a portare il paese e gli Italiani.

Non stiamo nella pelle nell’attesa di nuove ulteriori dichiarazioni.
Seguirà l’approfondito dibattito politico.

P.S. per inciso, questa cosa di scegliere Alberto da Giussano come proprio eroe, ovvero un personaggio fino a prova contraria solo letterario, è come immaginare che ci sia un partito che fra 800 anni scelga di avere come proprio eroe storico ed ispiratore politico John Dunbar.
Cazzo, vorrei campare fino ad allora solo per vedere la bandiera col profilo di Kevin Costner.

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