Cose

Sono successe cose varie in Italia negli ultimi giorni, il cui riassunto e commento richiederebbe energie che in questo momento non ho.

Fatto sta che si riparte da dove ci eravamo lasciati: Napolitano DI NUOVO presidente della Repubblica.

Uno scenario da solo sufficiente per farmi perdere ogni voglia di scrivere qualsiasi cosa.

Se non fosse che c’è perfino il rischio che il prossimo Presidente del Consiglio sia Giuliano Amato.

Non è un omonimo. E’ quello lì.
Già Presidente del Consiglio nel 1992, e geniale promulgatore del prelievo forzoso.

P.S.
Aggiungo solo un piccolo commento.
Mi dispiace molto di come sia andata con Prodi.
Un’umiliazione del genere non se la meritava davvero.

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Finiamola qui, con saggezza

Napolitano ha messo in pratica la sua ultima geniale idea con la fantastica commissione dei “Saggi” per risolvere i problemi dell’Italia.

I quali sono riusciti a produrre un documento con proposte fumose, astratte e quando invece sono precise e di indirizzo, fanno pure ribrezzo o danni (per esempio, aumentare il controllo politico sul CSM).
Questo la dice lunga sulla capacità di persone, che secondo il Presidente sarebbero la crema dell’intelligenza politico-economica italiana, di proporre soluzioni concrete per un paese malato, alla deriva.

Si conclude quindi così il settennato del Presidente della Repubblica.

Un presidente che, devo dire, mi ha molto deluso e ho davvero mal sopportato.

Tonino, datti una calmata per piacere

Di Pietro, mentre espelle Fabrizio Cicchitto dalla partitella a calcetto del venerdì

Di Pietro, mentre espelle Fabrizio Cicchitto dalla partitella a calcetto del venerdì

Allora.. molti dei miei lettori sanno che ho una particolare simpatia per Antonio Di Pietro, oltre ad essere un elettore che ha sempre votato Italia dei Valori alle elezioni politiche.

Perché ho votato Italia dei Valori? Nel 2008, dopo essermi macerato per un po’ in angosciosi esami di coscienza, lunghe e sofferte analisi delle scelte recenti e lontane negli anni dei vari partiti, per finire poi con le storie (anche giudiziarie) dei vari protagonisti che chiedevano il mio voto, non c’era molta altra scelta. Esclusi gli impresentabili ed indifendibili Pdl ed Udc, l’ammazzatutti lo fece l’indulto. Mi ripromisi solennemente che mai avrei votato un partito che aveva permesso una scelleratezza del genere. I Comunisti Italiani vennero scartati perché non mi ci ritrovo, la Lega, oltre ad essere degli opportunisti voltagabbana, perché da un po’ di anni basta la parola.

In generale poi non considererò il PD finché ci saranno in giro dalemiani coinvolti nella vergognosa vicenda Unipol, e quindi Italia dei Valori, tutto sommato è stata una scelta quasi facile. Per di più non mi dispiace il programma politico che mi è noto essendo un quasi assiduo frequentatore del blog di Antonio Di Pietro. Sì, c’è pure un programma politico, nonostante Di Pietro appaia in televisione solo quando ne combina una delle sue, biascichi con l’italiano (e quindi finisca su Striscia la Notizia) o faccia il “manettaro”. Occhio a questo punto.

Se fossimo in un altro paese, voterei Italia dei Valori? Difficile a dirsi se ci fossero varie alternative credibili. Tuttavia, quello che bisogna dare atto a Di Pietro, è che per ora, secondo la mia personale sensibilità, non ha mai sbagliato un colpo sulle tematiche che mi interessano di più: Mafia, giustizia, informazione. Un grave passo falso su questi argomenti e sei squalificato. Io la penso così. Ci sono stati un po’ di sbandamenti (tipo il voto favorevole alla Camera in prima lettura sul ddl Mastella per le intercettazioni), c’è il problema (piuttosto serio) della struttura del partito, c’è il problema (ancora più grave) dei figuri che popolano il partito a livello locale, ma rispetto al resto che vedo attorno, che fa proprio cadere le braccia, uno il naso lo può un po’ turare, almeno per un po’.

Tornando al giorno d’oggi, che considerazioni si possono fare su Di Pietro, visto che a parte Leoluca Orlando, Massimo Donadi, l’infaticabile Giuseppe Giulietti (portavoce dell’associazione Articolo 21)  e Pancho Pardi, Italia dei Valori, analogamente al Pdl, è un tutt’uno con la figura del suo presidente?

Di Pietro sta spettacolarizzando (tanto per fare un eufemismo) ogni singola presa di posizione sua/del suo partito. In parte questo è comprensibile. Di Pietro secondo me ha giustamente capito che in Italia, a parte pochi disturbati al cervello (come il sottoscritto) che si ostinano ad informarsi via internet, con qualche giornale, e con qualche libro, la maggior parte delle persone si informa solo tramite la televisione ed in particolare attraverso quello che passa per i telegiornali. Da qui è facile capire che se non passi per il telegiornale, non esisti.

La spettacolarizzazione è quindi funzionale al finire al tg della sera. E’ la visibilità che genera attenzione e a lungo termine consenso elettorale. (E’ molto importante anche la presenza capillare sul territorio, stile PCI, ma questa sembra l’abbia capito completamente solo la Lega). Ho capito infatti, anche se non da moltissimo tempo, che la visibilità costante in televisione è il meccanismo più importante che genera l’immenso consenso per Berlusconi. Non importa come se ne parli, purché se ne parli. Non importa, sparare puttanate, inneggiare all’illegalità come Presidente del Consiglio in carica, non importa fare battute, figuracce, abbracciarsi a supposti mafiosi. Tanto l’importante è assorbire lo spazio di visibilità per gli altri, ridurre il tempo per le notizie serie o che potrebbero dare fastidio ed essere con noi ogni singola sera nella scatola nera che tanto piace agli italiani.

Ora il fatto che Di Pietro usi le stessi armi della Lega ed impiegate scientificamente da anni ed anni da Berlusconi mi fa nascere sentimenti fortemente contrastanti. Ormai Di Pietro, visto l’oscuramento di Italia dei Valori al Tg1 (risulta presente al 2% rispetto al suo peso elettorale delle europee, ovvero l’8%), deve continuamente alzare il tiro e spararla grossa per poter comparire per qualche secondo in televisione. Per comparire per qualche secondo in quella che è la realtà percepita.

Ma a spararle grosse si rischia molto. Quando la si spara grossa si rischia inevitabilmente di fare di tutta l’erba un fascio. Quando la si spara grossa è difficile essere precisi, circostanziati, dimostrare la propria tesi con argomenti inattaccabili. Quando la si spara grossa, si finisce per essere facilmente strumentalizzati. Quando la si spara grossa, si lascia il fianco scoperto alle critiche. Alle caciare degli avversari politici, ma anche a critiche condivisibili e ben motivate.

Di Pietro ha una grande missione secondo me. Il risultato delle elezioni europee, ha dimostrato che l’apertura alla società civile funziona. Un partito come Italia dei Valori è balzato di colpo all’8%, quasi raddoppiando i voti. De Magistris è stato eletto al Parlamento Europeo con una quantità sorprendente di preferenze. Secondo solo a Berlusconi in persona. Questo conferisce un mandato elettorale (indiretto, visto che non erano elezioni politiche) molto importante. Di Pietro non può permettersi di perdere questo treno. Deve continuare su questa strada, continuare l’apertura alla partecipazione della società civile, l’attenzione già data ad elettori e simpatizzanti attraverso la rete, rendere Italia dei Valori un partito che viene percepito come un vero partito e continuare le sue iniziative in modo da poter aspirare possibilmente alle due cifre. Costerà tantissimo e gli auguro tanto di riuscire. Non bisogna fare molto di più, tanto purtroppo, lì sul fianco sinistro, il PD dimostra ogni giorno di più la propria mediocrità. E i delusi, chi vota centro-sinistra in generale, molti indecisi di centro, ma anche qualcuno che voterebbe destra ma pensa che il Pdl sia inconcepibile, non aspettano altro che una voce chiara e prese di posizione decise.

Non si deve commettere però l’errore di cadere nel sensazionalismo e nel far naufragare tutto in un’inutile “sceneggiata politica”. Che per di più rischia di fare danni.

Esempio. Al contrario di altre occasioni in cui condividevo le critiche a Napolitano, cosa serviva questa volta sbraitare a gran voce contro il Capo dello Stato per aver firmato il decreto legge che conteneva lo scudo fiscale? “Atto di viltà”. Ma perché? Siamo una Repubblica parlamentare, e una delle poche funzioni del Capo dello Stato è di firmare le leggi. Se gli paiono in regola con i principi sanciti dalla Costituzione, le firma. Al momento della firma non entra esplicitamente nel merito se sono belle o brutte, a meno proprio di robaccia impresentabile, ma in genere tuona mentre la legge è ancora in discussione con qualche dichiarazione non troppo esplicita e su grandi principi, utilizzando quella che è la sua vera potenza: il fatto di essere una carica istituzionale che rappresenta un po’ il “baluardo morale” delle istituzioni. Non sempre Napolitano ha sbottato quando avrebbe dovuto. Ma, tristemente, nonostante quanto schifo possa fare questo scudo fiscale, non mi pare che vada clamorosamente contro la Costituzione. Napolitano ha mandato preventivamente con un piccione viaggiatore i suoi rilievi al governo (si poteva impegnare un po’ di più vista la miseria che ha richiesto), che li ha soddisfatti (dopo aver sparato in alto con la solita nota tecnica di minacciare cose ultra-scandalose, per poi dimostrarsi accondiscendente, abbassando il tiro a cose solo scandalose). Che doveva fare questo povero Napolitano, per di più in presenza della particolare situazione di un decreto legge in scadenza con parti già operative? Ha firmato, e subito, per evitare che il decreto scadesse.

Lo schifo lo hanno combinato la Camera e l’opposizione alla camomilla del PD. Quello è lo scandalo. Il fallimento completo è stato nel far bocciare la pregiudiziale di costituzionalità (si sosteneva che essendo un condono mascherato, sarebbe stato necessario prevedere una maggioranza qualificata di 2/3 per l’approvazione, come per le amnistie e gli indulti). Lì si doveva e si poteva fermare questo schifo. E Italia dei Valori si è comportata piuttosto bene al confronto di PD ed Udc. Quasi al completo.

Gridando, questa volta ingiustamente contro Napolitano,  Di Pietro si fa cannoneggiare da tutti, compreso il PD. E stavolta secondo me ha proprio torto. Così come la raccolta firme che chiedeva al Presidente della Repubblica di non firmare. Come se Napolitano fosse un tampone-ottuagenario-eroe-della-resistenza contro le malefatte berlusconiane. Non è lì per quello, indipendentemente da quanto schifoso sia questo condono mascherato. Non è lì per bloccare ogni singola legge partorita da questa gente che si fa inopinatamente chiamare “centro-destra”. Con la mossa di gridare anche questa volta contro Napolitano, Di Pietro perde l’argomento forte sui cui avrebbe dovuto puntare: noi alle votazioni c’eravamo.

Spero che questa tattica di gridare contro, sempre e comunque, rientri un po’ e sia riservata (questo sì) ad occasioni in cui è necessario davvero farsi sentire. Altrimenti Di Pietro rischia due effetti. Il primo è perdere credibilità di fronte alle persone che magari vorrebbero opposizione forte ma anche un certo “decoro istituzionale”. Il secondo è che si rischia di finire nella situazione spiegata dalla favola di Fedro con il lupo ed il pastore. Alla fine uno non capisce più quando deve veramente allarmarsi e fare le barricate.

Fine del sofferto post. E chi mi conosce sa quanto deve essere stato sofferto per aver difeso addirittura Napolitano da addirittura Di Pietro.

Memoria corta sempre

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato venerdì un appello di Bruno Tinti al Presidente Napolitano perché non firmi la legge sullo scudo fiscale.

Oggi lo stesso giornale pubblica alcuni dei commenti dei firmatari dell’appello (pag.8). Uno di questi, “Max Pride” dice:

Vi ricordate il Presidente Scalfaro e il Presidente Ciampi? Per me non avrebbero mai e poi mai firmato le leggi ad personam di Berlusconi“.

Ora, non so in che paese abbia vissuto Max Pride negli ultimi anni, ma io me lo ricordo il Presidente Ciampi, ed eccettuato qualche scuotimento ed interventi critici (che ci sono stati), le leggi ad personam di Berlusconi le ha firmate praticamente tutte. Compreso il Lodo Schifani, precursore praticamente identico del Lodo Alfano, firmato in poche ore e la Cirami sul legittimo sospetto, tanto per fare qualche esempio. E potrei continuare.

Certo non si è arrivati agli inqualificabili e vergognosi comportamenti del nostro attuale ed amato Presidente Napolitano nello scontro fra le Procure di Salerno e di Catanzaro; che semplicemente a sapere un po’ di diritto penale si capiva benissimo come stava andando la faccenda, ovvero che la Procura di Salerno agiva secondo la legge e quella di Catanzaro con procedimenti di natura abnorme.

Probabilmente basta anche solo questo a farmi entrare nella cerchia dei nostalgici di Ciampi.

Mai vano, basta voler prendere la mira

A qualche fiero guerriero –afferma il capo dello Stato– sembra che io lo faccia con la piuma d’oca: sempre meglio, si potrebbe dire, che un vano rotear di scimitarra. Chi poi invoca, polemicamente e di continuo, poteri e perfino doveri di intervento che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione e della forma di governo non presidenziale che essa ha fondato“. [Adnkronos]

Si dice “non firmo”, oppure se si è troppo imbarazzati si può dire che non si trova la penna. Certo non reggerebbe molto come scusa… “per trenta giorni non ho trovato la mia penna per firmare…”.

P.S. Quando creai questo blog, davvero non pensavo che un post su due sarebbe stato sul nostro Presidente della Repubblica.
P.S.2 Ho sempre più stima di Napolitano.

Firma la cambiale, che poi ci pensiamo

“Ho qualche perplessità. Questo contratto che mi stai facendo firmare ha delle irregolarità. Sono seriamente preoccupato. Però lo firmo lo stesso.”

Siamo riusciti ad avere un Presidente della Repubblica che firma leggi che ritiene incostituzionali. Firma, però è perplesso. E ce lo fa anche sapere che firma ma è perplesso.
Che dire… sono cose belle…

P.S. Ho sempre più stima di Napolitano.

Voce del verbo sfiatare

Oggi Napolitano non ci fa mancare niente… Addirittura doppio post il giorno dell’inaugurazione della sua sezione!

<<“il libero scambio di opinioni, e l’espressione di divergenze sulle soluzioni da adottare non dovrebbero dar luogo a contrapposizioni esasperate né interferire nella fase delle decisioni che spettano al Parlamento“. Il capo dello Stato esprime il suo pensiero in una nota diffusa dopo l’incontro al Quirinale con il Comitato di presidenza del Csm, incontro nel quale sono state respinte le dimissioni dei consiglieri Giuseppe Maria Berruti, Ezio Maccora e Vincenzo Siniscalchi.>>

Da Repubblica.it 16 Giugno 2009

Certo. Peccato che sia stata messa la questione di fiducia sul ddl delle intercettazioni.
Meglio non criticare il Parlamento legiferante!

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