Bettino di fine anno

Craxi in Tribunale

Bettino Craxi, mentre si esercita a fare lo statista come imputato presso il Tribunale di Milano

Eccoci qua.

Si poteva finire questo fantastico 2009 in santa pace?

Ovviamente no!

C’è sempre qualche intelligente che lavora nell’ombra o (disgraziatamente per noi) troppo manifestamente per farti venire una bella colite.

Vabbé, è un paio di giorni che si sta parlando di dedicare una via a Craxi niente po’ po’ di meno che a Milano.

La proposta del sindaco Moratti è stata commentata causticamente da Antonio Di Pietro.

L’amica di Bettino Craxi, la cantante Ornella Vanoni, intelligentemente pontifica: «se Milano decide di dedicargli una via significa che in qualche maniera è stato perdonato». Omettendo che in questo caso è la Moratti e la giunta che decidono e non Milano. Ma sarebbe stato un po’ più brutto dirla in questo modo.

Milano l’ha talmente perdonato, che la Lega, ormai completamente svenduta a Berlusconi sulla giustizia, su questa cosa invece cerca proprio di evitare problemi. Proprio cretini forti non lo sono.
Infatti, Matteo Salvini, capogruppo leghista al comune di Milano, dichiara: «Se ci chiedono il consenso diciamo:”No, grazie!’»

Nel frattempo nel PD tutto tace a parte qualche commento un po’ deprimente di Penati, come riportato qui: “Questo non è il momento (ndr: di dedicare una via a Craxi). Prima di arrivare alla riconciliazione credo sia necessario passare attraverso un’analisi storica dell’azione di Craxi, come politico e come uomo di governo. Un’analisi condotta al di fuori della sua vicenda giudiziaria e che sappia far emergere le luci e le ombre del suo operato, che resta comunque importante”.

Al di fuori della sua vicenda giudiziaria? Bah. Ma d’altronde si sapeva già come la pensavano a riguardo i capoccia del PD.

Basti ricordare l’offensiva proposta di Fassino di far entrare Craxi nel pantheon del PD (escludendo invece, tanto per fare un esempio, Berlinguer. Enrico Berlinguer, non l’altro). Proposta presa a pernacchie perfino da Stefania Craxi.

Per non farci mancare nulla, fu indimenticabile anche la sparata di quello che era sindaco di Roma e che ha condotto alla caduta del governo Prodi nel 2008 (sì, stiamo proprio parlando di Veltroni), che dopo un forzato silenzio di mesi in questi giorni vuole fare tanto la figura del saputello.

Oggi la Moratti completa l’opera con questo filmato youtube. Sì, mi sono pure fatto del male vedendomelo per intero l’ultimo dell’anno.

A circa 5 minuti e mezzo di filmato ho pensato: “Ma dopo tutti questi continui sbrodolamenti su Craxi statista, sempre il solito esempio su Sigonella, sull’interpretazione dell’uomo dal punto di vista umano, ma lo accenneranno per un attimo che Craxi era un pregiudicato, un latitante, un corrotto?”

Accontentato. Ci sono le solite balle su Craxi, unico parafulmine per quello che è successo in Tangentopoli. La Moratti sembra poi quasi sul punto di piangere quando rievoca il “bellissimo discorso” in parlamento di Craxi, ovvero quello in cui il succo era: “Io rubo, ma tanto rubano tutti”.

Ecco, credo che si possa concludere il tutto semplicemente riportando il commento di Francesco Saverio Borrelli, l’ex Procuratore Capo di Milano:
«Trovo indecoroso, offensivo, intitolare una via, una piazza o qualunque cosa ad un personaggio che è morto da latitante».

Bella lì, e buon anno a tutti.

P.S. Per la cronaca, secondo Google Maps, le città che si sono già dotate di una “via Craxi” ad oggi sono 6:

Valmontone (Roma), Foggia, Lecce, Botrugno (Lecce), Marano Marchesato (Cosenza), Scalea (Cosenza).

Vota Falcão!

Stavo ripensando alle polemiche che hanno accompagnato l’uscita di Videocracy. La vicenda rappresenta in modo emblematico quello che non può nemmeno passare per la tv pubblica. Neanche quando si tratta del semplice trailer di un film.

Giorni e giorni fa mi era anche rivenuto in mente questo spezzone incredibile di Fantozzi subisce ancora (1983).

Non ho parole. Questo spezzone è semplicemente geniale!

Pannella, Spadolini, De Mita, Berlinguer, Longo, Almirante, Nilde Iotti, Craxi, Andreotti! Tutti con le loro vere facce messi lì a dire quelle cose?

Ma immaginate se questo film fosse stato realizzato al giorno d’oggi… Ve lo immaginate andare in onda? Con le vere facce di Berlusconi, D’Alema, Latorre, Casini, etc etc ed ancora etc..? Sarebbe veramente difficile vederlo in circolazione.

P.S. sono innamorato della parte in cui si accavallano tutte le voci…

Decidi DC eh Fantozzi! – Vota per me Fantozzi! – SCUDO CROCIATO Fantozzi! – VOTA FALCÃO! – FALCE E MARTELLO, ROSPO! – Vota per me! – PSDI! PCI-PCI! – PDU PDU! – PRI PRI PRI! – Vota per ME!

P.S.2 pagherei per sentire il vero Andreotti dire in diretta: Vota Falcão!

Rutelli, ti facciamo la Festa

I militanti si alzavano alle 5 del mattino per organizzare da volontari la festa a Berlinguer, trovare chi lo faccia per Rutelli forse è più difficile”.
Maurizio Crozza.

Priorità

Veltroni su Craxi:
«Innovò più di Berlinguer»

Svolta dell’ex leader pd: solo lui capì davvero la società, insufficienti gli sforzi di Enrico

da il Corriere.it

Traduzione: Craxi sapeva rubare bene e meglio.

Commovente poi:

<<Craxi nel ritratto tutte luci e niente ombre che ne fa Veltro­ni, disegna un partito diver­so, rispetto ai modelli del No­vecento, Pci e Forza Italia, «un partito fluido, moderno, capace di raccogliere anche ciò che non è omogeneo a sé, ma che si unisce attorno a de­terminate idee». E sembra che rievochi il suo Pd.>>

Stiamo a posto.

Enrico Berlinguer – 11 Giugno 1984

Nonostante non mi sia mai passato per l’anticamera del cervello di votare un partito comunista (notare il sottile sarcasmo di “un”), devo ammettere che sono stato sempre piuttosto affascinato dalla figura di Enrico Berlinguer.

Probabilmente al tutto contribuiscono anche le circostanze della sua morte.

Il 7 Giugno 1984 Enrico Berlinguer si trovava a Padova per un comizio politico in occasione delle successive elezioni europee.

Durante il suo discorso, fu colto da un ictus, ma nonostante questo continuò il comizio fino alla fine, nonostante visibilmente fosse sempre più sofferente e la folla stessa gli chiedesse di concludere.

http://www.youtube.com/watch?v=6udt2ZZinGI

http://www.youtube.com/watch?v=HibUr1KMeUE

Portato successivamente in albergo, andò in coma quella sera e morì in ospedale pochi giorni dopo, l’11 Giugno. Al funerale, che si svolse due giorni dopo, partecipò circa un milione di persone.

Mi sarebbe piaciuto molto conoscerlo.

Se penso a quello che c’è stato dopo…

Abbiamo avuto Occhetto, e poi Bertinotti e D’Alema.

Se questa è l’evoluzione della specie, mi viene da piangere.

Genealogia

Per finire, e tacermi per oggi, ho ripescato dal mio archivio la famosa intervista del 1981 rilasciata da Berlinguer al Corriere della Sera, dove probabilmente per la prima volta viene utilizzato il termine “questione morale”.

Rileggendola per l’ennesima volta, non posso nascondere la mia personale ammirazione.

Ma quale politico parla così oggigiorno?

Ha detto bene Fini ieri. Erano “altri tempi e altri uomini”. Soprattutto la seconda.

“I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente… Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della Nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni.

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. Il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità. Quando si chiedono sacrifici al Paese e si comincia con il chiederli ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.”

Enrico Berlinguer, Corriere della Sera, 1981

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