Con solo qualche anno di ritardo

Montezemolo, dopo essersi macinato nell’indecisione per circa 5 anni, rompe gli induci e scende in campo.

Ma non di persona.
E dicendo cose inintellegibili, con un sottotesto decifrabile solo dagli esperti in Copto o in dichiarazioni da Pentapartito.

In sostanza, un imprenditore di successo, in conflitto di interessi perché detentore di concessioni pubbliche, dopo aver constatato il vuoto politico, decide di riempirlo scendendo in campo per salvare l’Italia.

No grazie.

Abbiamo già provato per 20 anni, e l’ultima volta non è andata molto bene.

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Risate soffocate a stento – 2

Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, dice: Ve­spa sembrava Carlo Campanini, ottima spalla di Silvio Berlusconi.
«Espressione volgare e deludente che stona in bocca a una persona seria come Verna. La prossi­ma volta venga lui a intervistare Berlusconi a Por­ta a Porta. Lo invito. La spalla? Sfido chiunque a individuare qualcuno che abbia rivolto a Berlusco­ni domande sul conflitto di interessi con la mia stessa chiarezza».
da Il Corriere.it

In effetti, per dichiarazioni di simile portata, potrei aprire una nuova sezione dal titolo “Risate soffocate a stento”…

Consigli per gli acquisti

A futura memoria, meglio segnarsele queste dichiarazioni.
Ancora una volta Berlusconi utilizza la pubblicità come arma politica.
Come fare per far tacere un giornale scomodo? Magari facendo cacciare il direttore?
Basta “consigliare” agli investitori di non fare pubblicità sul quotidiano. Prima o poi i proprietari del giornale chiederanno la rimozione del direttore rompipalle.
Furio Colombo, cacciato anni fa dalla direzione de l’Unità, ne sa di certo qualcosa.

Nei paesi civilizzati non è eleggibile al parlamento chi è titolare di concessioni pubbliche. Figuriamoci chi possiede televisioni e giornali..

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La situazione della crisi è quella che conoscete… Bisognerebbe non avere un’opposizione e dei media che tutti i giorni cantano la canzone del pessimismo, del disfattismo, del catastrofismo. Io credo che anche voi dovreste operare di più in questa direzione. Per esempio, non date pubblicità a chi si comporta così. Credo che.. [applausi] eh sì.. credo che sia una difesa logica… e che, che che che… assolutamente fondata sulla realtà dei fatti.

Silvio Berlusconi, 13 Giugno 2009, Portofino, convegno dei giovani imprenditori di Santa Margherita Ligure.
http://tv.repubblica.it/copertina/stampa-la-gaffe-di-berlusconi/33878?video

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Mediaset, affari d’oro con gli spot
la pubblicità va sulle tv del premier

MILANO – L’effetto Palazzo Chigi regala per la seconda volta un paracadute anticrisi a Mediaset. Era già successo a fine 2001, nei primi mesi del governo Berlusconi bis, quando il Biscione aveva visto le sue entrate pubblicitarie rimanere stabili mentre quelle Rai (13,6%) erano andate a picco.

L’attrazione fatale dei grandi investitori per le tv del premier è andata in onda in fotocopia nel 2009: la recessione, come ovvio, ha falcidiato i conti del settore. Ma Publitalia (-10,53% nei primi quattro mesi dell’anno secondo Nielsen) ha retto molto meglio della Sipra, la concessionaria della tv pubblica, che ha archiviato il quadrimestre con un pesantissimo -20,4% rispetto a inizio 2008, quando primo ministro era ancora Romano Prodi. La forbice non si spiega con l’audience. Anzi. La Rai nel periodo si è cavata qualche soddisfazione in più di Mediaset. Non solo: dove il traino “politico” del Cavaliere non funziona, come in Spagna, le cose vanno peggio per Cologno: i ricavi pubblicitari di Telecinco sono calati nei primi tre mesi 2009 del 37%, a fronte del -28% delle tv iberiche.

I dati non sono una sorpresa. E non solo per il precedente di otto anni fa. La linea l’aveva dettata lo stesso premier lo scorso ottobre, quando in un incontro a Villa Madama con gli imprenditori – secondo i resoconti – aveva tuonato contro i programmi Rai, rei di diffondere “panico e sfiducia”, domandandosi che senso avesse per un industriale comprare spot in queste trasmissioni. Le aziende hanno preso buona nota dei consigli per gli acquisti del premier-editore. E molte di loro, pur tagliando drasticamente i propri investimenti promozionali, hanno provveduto a premiare l’ottimismo delle reti Mediaset.

I grandi gruppi delle tlc, ad esempio, hanno sforbiciato di diversi milioni di euro le proprie spese promozionali. Ma la bolletta è andata tutta a carico della Rai (che ha visto i loro investimenti calare di 7 milioni in tre mesi) e della carta stampata (-2,5, malgrado i segni positivi di Wind e Fastweb) mentre Publitalia ha incassato dai re dei telefonini oltre 5 milioni in più. Stesso discorso per le case automobilistiche – attivissime in tv dopo gli incentivi alla rottamazione del governo – che hanno dirottato in maggioranza i loro budget verso le reti del Biscione, dando un bel colpo di forbice (altri 7 milioni in meno) agli stanziamenti per Viale Mazzini. Salvo Fiat che ha equamente distribuito un aumento di oltre 2 milioni tra pubblico e privato.

La Rai – in un paese dove i confini tra interessi privati e interessi pubblici sono molto labili – non può contare nemmeno sui parenti più stretti. Non solo il governo ha aumentato vertiginosamente gli spot “istituzionali” sui network controllati dal premier. Ma ci sono pure aziende pubbliche che hanno garantito a Cologno ritocchi dei propri investimenti pubblicitari superiori a quelli girati ai “cugini” della tv statale.

Tutte scelte aziendali perfettamente lecite, va da sé. Ma che lasciano la sgradevole impressione che nessuno voglia mettersi contro un premier che – come ha fatto quattro giorni fa dal palco dei giovani di Confindustria – brandisce gli spot come un’arma politica. Anche questa, volendo, non è una novità in assoluto. “Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Silvio Berlusconi ad Arcore e concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare in maniera occulta il partito – ha detto durante gli interrogatori ai magistrati Calisto Tanzi dopo il fallimento della Parmalat – in sostanza trasferimmo quote di pubblicità da Rai a Publitalia”. Forse i tempi non sono troppo cambiati.

La Repubblica.it 17/06/2009

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