Il Ritorno delle Mummie Secche

Nei migliori cinema.

D’Alema, alza quella cornetta

Posso fare una mia umile osservazione?

Ma in quale cazzo di paese l’equivalente del Presidente del comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (il COPASIR, l’acronimo per l’altisonante  “Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica”), saputa di una supposta attività di spionaggio e dossieraggio portata avanti dai Servizi Segreti della Repubblica a discapito di politici, casualmente avversari del Presidente del Consiglio, non convocherebbe il Presidente del Consiglio in carica immediatamente in udienza?

D’Alema, ma la alziamo questa cornetta per una telefonatina al tuo amico Silvio?

P.S. La finiamo di chiamarli “servizi deviati”? Sono semplicemente i soliti membri dei soliti servizi segreti.

Pensionate D’Alema

Cari amici del Partito Democratico.
Un’altra volta ve lo chiedo. Per favore.

PENSIONATE D’ALEMA.

Come se non bastassero i soliti argomenti, nella puntata di Ballarò che sta andando in onda in questo momento, dove il tema sono le dimissioni di Scajola, bisogna pure dare l’impressione che il centro-sinistra faccia lo stesso, grazie a D’Alema in studio, infilzato dal condirettore de “il Giornale” Sallusti.

Sallusti ha tirato fuori la storia di Affittopoli, ovvero ha ricordato la vicenda di D’Alema, che (come tanti altri politici) si trovava anni ed anni fa in affitto sotto equo canone a prezzi più bassi del mercato. EDIT: 23:13 Niente di cui non potesse avere diritto. Ma per classe e coerenza politica forse avrebbe potuto farne a meno, visto che al contrario, migliaia di poveracci non avevano di certo il privilegio di accedere ad affitti ad equo canone, e per di più in lussuosi appartamenti in centro a Roma. Ed infatti in seguito, con il risalto mediatico dello scandalo, rinunciò all’affitto a quelle condizioni.

Vicenda completamente diversa da quella di Scajola, ma D’Alema perde la calma, reagisce scompostamente come fosse colpevole di chissà cosa, facendo la figura di un vecchio urlante che lancia offese pesanti a Sallusti (“vada a farsi fottere!”, “le daranno un premio per questo numero! le manderanno qualche signorina!”).

Veramente uno spettacolino. Complimenti.

Se ne parla anche qui. Anche nei commenti. Alcuni sono interessanti.

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Alleanza con un partito mai nato

Fra le tante cose di cui il Partito Democratico è leader incontrastato, troviamo la totale incapacità di sfruttare i momenti di debolezza dell’avversario.

Va beh, dici, gli è mancata la scintilla, l’intuito, ha perso il momento, non è riuscito a usare la situazione a proprio vantaggio… Eh eh! Credi tu che sia solo questo. Ed invece no…
E’ proprio l’incapacità di analisi, unita alla impareggiabile capacità di auto-danneggiarsi.

La volta più epocale fu quella di Berlusconi, solo, isolato da Casini e Fini, dato in caduta libera e politicamente spacciato.
Quello che era sindaco di Roma, e che in seguito non se ne è andato per fondare partiti col nome di distributori di benzina (“con API si vola”), è riuscito a resuscitare Berlusconi, far tornare all’ovile il bastonato Fini, sancire in tranquillità la nascita del partito di plastica (the aforementioned Pdl).

In cambio di cosa? Di un bel tentativo di bipolarismo, che ha condannato l’Italia a questa sciagura di governo e ha dimostrato la totale inconsistenza del Partito Democratico appena nato.

Inizio a credere che il Partito Democratico (più precisamente, i suoi vertici, a rotazione in questi anni) sia una specie di Tafazzi, però miope.
Quelli che dopo che per un po’ (pochi giorni eh!) non riescono a farsi del male, sono tristi e depressi, e poi ritornano felici e gioiosi appena scoprono che riescono di nuovo a danneggiarsi…

Come Tafazzi triste col braccio destro ingessato, che si rallegra e ritorna pimpante appena scopre che può randellarsi anche col braccio sinistro…

Una delle poche volte in cui il partito padronale (detto Pdl nella vulgata comune) mostra smaccatamente e con notevole esposizione mediatica tutti i suoi limiti e profonde spaccature, ecco che il PD riesce a far parlare di sé, con risse fra D’Alema e Franceschini. Su cosa? Lavoro? Energia pulita? Appoggio alla siderurgia o alla piccola e media impresa?

No. Sulle alleanze.
Alleanza con un partito mai nato.

Questa volta è merito del sempre intelligente D’Alema. Quello che vede oltre. Quello che “gli altri non lo capiscono”.
E mi deve perfino far dare ragione a Franceschini.

Primo punto.
Innanzitutto, dovrebbero essere gli altri partiti a volersi alleare con il Partito Democratico.
In genere, chi cerca alleanze, lo fa perché ha una debolezza. E cerca con un compromesso di ridurre questa debolezza che deriva dalla propria incapacità ad essere autosufficiente.
Situazione piuttosto strana per il principale partito dell’opposizione, quello della “vocazione maggioritaria”.

Secondo punto.
Ma possibile che le alleanze debbano venire prima della discussione dell’identità di un partito?
Ma perché, c’è qualcuno che abbia capito veramente cos’è il Partito Democratico?
Ancora più difficile, riuscite a trovarmi due persone che me lo spieghino nello stesso modo?

Bene, mentre ci maceriamo in queste annose questioni, ed anche nel PD il tema principale sono le odiose “riforme costituzionali”, ci siamo ridotti un’altra volta a sperare in Gianfranco Fini.

Che se uno non si ricordasse che era lì, al fianco di Berlusconi, e che ha fatto passare di tutto in questi 17 anni, uno potrebbe pure pensare di votarlo.

D’Alema. L’unica persona che mi fa credere nella sfiga

Regionali. D’Alema: “E’ cambiato il vento“.

Ecco, ha parlato. Lo sapevo che era troppo presto per cantare vittoria.

Boccia-tura in Puglia

Sono decisamente devastato da un week-end di lavoro da incubo.
All’ora in cui scrivo questo post (23:27), secondo Termometropolitico.it, 65.000 schede delle primarie in Puglia sono state scrutinate.

Vendola è dato al 71% e Boccia al 29%

Ottimo anche il numero di votanti, che si aggira probabilmente intorno ai 200.000.

Massimo, mi raccomando, realpolitik sempre.

Primarie in Puglia

Come sempre, quando il Partito Democratico si lancia nelle primarie, mi lancio in un consiglio non richiesto.

Al contrario dell’altra volta invece, il consiglio è breve, semplicistico, ma, credo, molto efficace.
Si tratta di una regola spannometrica, molto probabilmente valida anche in altre future situazioni:

“Non votate il candidato supportato da D’Alema“.

Per di più, Boccia non si è dimostrato aprioristicamente contrario al nucleare come pare invece sia Vendola. (una posizione più precisa di Boccia si può leggere qui)

Senza dover invocare dichiarazioni varie (plausibili ma non credo confermate) che vorrebbero Boccia come l’esecutore della svendita dell’acquedotto pugliese ai Caltagirone, a me pare che i motivi sopra siano pienamente sufficienti per scegliere Vendola.

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