Alleanza con un partito mai nato

Fra le tante cose di cui il Partito Democratico è leader incontrastato, troviamo la totale incapacità di sfruttare i momenti di debolezza dell’avversario.

Va beh, dici, gli è mancata la scintilla, l’intuito, ha perso il momento, non è riuscito a usare la situazione a proprio vantaggio… Eh eh! Credi tu che sia solo questo. Ed invece no…
E’ proprio l’incapacità di analisi, unita alla impareggiabile capacità di auto-danneggiarsi.

La volta più epocale fu quella di Berlusconi, solo, isolato da Casini e Fini, dato in caduta libera e politicamente spacciato.
Quello che era sindaco di Roma, e che in seguito non se ne è andato per fondare partiti col nome di distributori di benzina (“con API si vola”), è riuscito a resuscitare Berlusconi, far tornare all’ovile il bastonato Fini, sancire in tranquillità la nascita del partito di plastica (the aforementioned Pdl).

In cambio di cosa? Di un bel tentativo di bipolarismo, che ha condannato l’Italia a questa sciagura di governo e ha dimostrato la totale inconsistenza del Partito Democratico appena nato.

Inizio a credere che il Partito Democratico (più precisamente, i suoi vertici, a rotazione in questi anni) sia una specie di Tafazzi, però miope.
Quelli che dopo che per un po’ (pochi giorni eh!) non riescono a farsi del male, sono tristi e depressi, e poi ritornano felici e gioiosi appena scoprono che riescono di nuovo a danneggiarsi…

Come Tafazzi triste col braccio destro ingessato, che si rallegra e ritorna pimpante appena scopre che può randellarsi anche col braccio sinistro…

Una delle poche volte in cui il partito padronale (detto Pdl nella vulgata comune) mostra smaccatamente e con notevole esposizione mediatica tutti i suoi limiti e profonde spaccature, ecco che il PD riesce a far parlare di sé, con risse fra D’Alema e Franceschini. Su cosa? Lavoro? Energia pulita? Appoggio alla siderurgia o alla piccola e media impresa?

No. Sulle alleanze.
Alleanza con un partito mai nato.

Questa volta è merito del sempre intelligente D’Alema. Quello che vede oltre. Quello che “gli altri non lo capiscono”.
E mi deve perfino far dare ragione a Franceschini.

Primo punto.
Innanzitutto, dovrebbero essere gli altri partiti a volersi alleare con il Partito Democratico.
In genere, chi cerca alleanze, lo fa perché ha una debolezza. E cerca con un compromesso di ridurre questa debolezza che deriva dalla propria incapacità ad essere autosufficiente.
Situazione piuttosto strana per il principale partito dell’opposizione, quello della “vocazione maggioritaria”.

Secondo punto.
Ma possibile che le alleanze debbano venire prima della discussione dell’identità di un partito?
Ma perché, c’è qualcuno che abbia capito veramente cos’è il Partito Democratico?
Ancora più difficile, riuscite a trovarmi due persone che me lo spieghino nello stesso modo?

Bene, mentre ci maceriamo in queste annose questioni, ed anche nel PD il tema principale sono le odiose “riforme costituzionali”, ci siamo ridotti un’altra volta a sperare in Gianfranco Fini.

Che se uno non si ricordasse che era lì, al fianco di Berlusconi, e che ha fatto passare di tutto in questi 17 anni, uno potrebbe pure pensare di votarlo.

To endorse or not to endorse?

Domenica 25 ottobre: primarie del Partito Democratico.

Sono stato a lungo combattuto se fare un post serio (dopo l’altro di inizio settimana) sulle primarie. Purtroppo, le paturnie della settimana ed il carico di lavoro non mi hanno permesso di scrivere seriamente qualche considerazione degna di nota. Volevo però in ogni caso dire la mia con qualche riga.

Innanzitutto, posso commentare il tutto abbastanza a cuor leggero, e per un motivo molto semplice: io non andrò a votare alle primarie del Partito Democratico, al contrario di quando feci per le primarie dell’Unione. Per un motivo molto semplice: non mi ritrovo nell’attuale Partito Democratico.

Le primarie hanno un regolamento un po’ complicato, ma in soldoni si può dire che c’è un elezione indiretta del segretario del partito. Non si vota direttamente per Bersani, Franceschini o Marino, ma si vota per una lista di candidati che sostengono un certo candidato segretario. Poi gli eletti di queste liste, votano per scegliere il segretario.

Bene, passiamo ai candidati. Se facessi l’esercizio mentale di immaginarmi elettore del PD, non saprei con sicurezza chi votare.

L’unica cosa di cui sarei sicuro è che in queste situazione, e al meglio di quanto sappia al momento, *non* voterei Bersani. E paradossalmente non perché non lo ritenga adatto.

Come qualità e competenze personali anzi penso che sia probabilmente il migliore dei tre. Purtroppo il problema di Bersani è la gente che si porta appresso.

La prima cosa che squalifica Bersani è che D’Alema, Massimo D’Alema, ed il suo seguito, appoggiano Bersani. Io detesto con tutto il cuore D’Alema, per lo schifo che è riuscito a combinare con la Bicamerale nel 1997 e per la vicenda Unipol. Tanto per fare solo due esempi, che poi ho poco tempo e mi devo gettare di nuovo al lavoro. Secondo me personaggi del genere dovrebbero essere con gentilezza messi alla porta, ed invece ce li teniamo ancora ed ancora ed ancora.

Seconda cosa, quella che squalifica veramente Bersani: le liste. Ma di grazia, ma come viene in mente di mettere ancora Bassolino in una lista? Ancora? Personalmente poi sono rimasto particolarmente colpito dalle votazioni nei circoli del sud Italia, con percentuali bulgare, se non di più, a favore di Bersani; segno evidente di capibastone all’opera come in qualche modo ipotizzato qualche giorno fa in questo mio altro post. Ma vogliamo dare un segnale serio di risanamento? Un segnale di svolta morale? No, non si capisce e quindi io ne traggo le mie conclusioni.

Dei rimanenti due, fino a 3-4 giorni fa, avrei parteggiato per Franceschini.

Franceschini a pelle è il peggiore dei tre. Però Franceschini ha fatto bene con le liste. Non mi risultano casi terribili come quello di Bassolino, ma anzi e soprattutto al sud Italia si può rilevare come siano finiti in lista il sindaco antimafia di Gela, Rosario Crocetta, e Rita Borsellino. Al confronto, Bersani era riuscito a convincere Nando Dalla Chiesa a candidarsi in Sicilia per lui; peccato che gli augusti sostenitori di Bersani in Sicilia abbiano pensato di far saltare tutto l’accordo. Non sia mai che si candidi un personaggio con quel cognome.

Purtroppo Franceschini ha una pecca. Grossa dal mio punto di vista. E’ appoggiato da Rutelli. Se non si fosse ormai accettato mentalmente che il PD debba essere un minestrone di idee a tratti inconciliabili basterebbe per far capire un po’ di cose. Il fatto che Rutelli appoggi Franceschini, non è per stima o per carità cristiana. Indica un qualche genere di accordo programmatico con l’area cattolica del PD. E questo è l’antifona di “grossi problemi”.  Anche perché questi non sono in grado di sostenere la laicità dello stato nemmeno nel senso più semplicistico del termine (“non prendiamo ordini dalla CEI e da S.Pietro”).

Per finire, pochi giorni fa, Franceschini “ha fatto la cazzata” che mi ha definitivamente fatto scendere il latte alle ginocchia. E mi ha aperto gli occhi, facendomi interrogare di più sulla sua elezione. Franceschini dice che se diventerà segretario, il suo vice sarà Touadi, il secondo una donna. Ma cosa vuol dire questa roba? Cosa vuol dire? E’ un segnale di attenzione per le discriminazioni. Secondo me è una emerita cavolata. Ma li scegli perché sono bravi e competenti, o perché sono uno nero e l’altra donna? Così, aprioristicamente.

Nel caso di Touadi, non lo conosco tantissimo, ma fortunatamente sembra essere abbastanza a posto, pur non dimenticando il cambio di casacca da Italia dei Valori al Partito Democratico.

Nel caso de “la donna”, ampio spazio alle ipotesi. Come la vorreste? Alta, bella, mora, più bella che intelligente? Non si sa. L’importante è che sia donna. Ma possiamo di grazia sapere di chi si tratti e magari concordare che sì, è una persona rispettabile, in gamba, competente ed anche donna? Così chi ha a cuore la tematica della discriminazione della donna è felice perché c’è una donna che è stata riconosciuta come miglior candidato ad essere vicesegretario? No, qua si parte dal “donna” e poi chissà chi prenderemo. E se ci fosse stato un uomo più adatto al ruolo? E se fra le donne non ci fossero personaggi all’altezza? A me pare tanto il classico esempio di sinistra di capire un problema e fornirne una soluzione sbagliata. Comunque adesso non voglio deviare sul tema della discriminazione positiva, magari anche questo entrerà nella “TODO list” per successivi post.

Per quanto riguarda invece Ignazio Marino, più passano le ore e più guadagna punti nella mia considerazione personale. Di sicuro sarebbe garanzia di un PD laico, e questa è una cosa che vorrei molto. E lo dico da cattolico.

Purtroppo la laicità dello stato è un problema che tende ad offuscare altre considerazioni per me (e penso in generale) più importanti, come la politica economica, diritto al lavoro, visione sulla ricerca e l’innovazione, tutela dell’ambiente, legalità, lotta alla criminalità, lotta alla Mafia, etc. etc. Io devo ammettere che non ho molto letto (e neanche molto ricercato) cosa ne pensi Marino di questi argomenti. Però devo ammettere che il poco che ho letto mi solletica.

Sono convinto che un Partito Democratico con Franceschini segretario resti imprigionato più o meno nella situazione post-veltroniana attuale. Si naviga, si sopravvive, non si fa nulla di veramente incisivo, un po’ di guerre interne, pochi cambiamenti veri di rotta. Un partito con Marino segretario secondo me potrebbe generare a lungo termine quel cambiamento che possa trasformare il partito e traghettarlo per essere un serio partito laico di centro-sinistra. Una conseguenza penso ragionevole, sarebbe il dover mettere in conto a breve termine un discreto travaso di voti di parte dei cattolici del PD a beneficio di partiti più centristi, come UdC e (meno, credo) Italia dei Valori. Sempre che parte degli ex DL non decidano di andarsene direttamente a fare qualche altro partito. Però, voglio dire, sono le piante potate che poi possono crescere rigogliose e non appesantite da rami inutili.

Quale dei due scenari vi piacerebbe di più? Un partito abbastanza simile al PD attuale, ma con pochi dei nodi interni attuali risolti, o un partito con un’identità molto più netta, quindi sofferente a breve termine in termini elettorali, ma capace proprio per questo di fare scelte più nette e passare ad un decisionismo ed una visione unitaria, la cui mancanza è secondo me la più grave inadeguatezza del PD?  Più passano le poche ore che ci separano alle primarie, e più sta nascendo in me il tarlo della seconda.

Non sono sicuro che quello che penso sia corretto. A maggior ragione non sono sicuro se ho analizzato bene e completamente la situazione. Per inciso, alla fine mi scervello e perdo tempo su queste cose, perché in futuro (ma sperabilmente non quando avrò diritto alla pensione) vorrei che il Partito Democratico diventasse finalmente il mio partito di riferimento.

Per ora, domenica mi dedicherò ad una gita sui colli a mangiare dei bigoli al sugo d’anitra. Buone primarie a tutti.

Sondaggio molto serio sul Partito Democratico

E’ iniziata la grande settimana del Partito Democratico.

Domenica 25 ci saranno le primarie per (più o meno) scegliere il segretario del partito.

Non possiamo quindi perdere l’occasione per lanciare un fantastico sondaggio di valenza statistica inoppugnabile fra i passanti di questo blog: chi vorreste come segretario del Partito Democratico? Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino, o l’irresistibile outsider a cui non potrete dire di no? Votate!

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