Garantismo contestualizzato

Va beh.
Si sa da anni che purtroppo la parola “garantismo” sui giornali filo-berlusconiani (altra cosa sarebbero i giornali orientati a destra. Impariamo la differenza ed il paese migliorerà) nonché negli articoli degli editorialisti del Corriere della Sera, è stata espropriata semanticamente, fino a diventare sinonimo di “impunità a prescindere” quando si tratta di Berlusconi e amici.

Per chiunque altro, che siano altri politici o i famosi cittadini, tutti intercettati dalle Procure (che è davvero il problema più grave di questo paese e di cui si preoccupa tanto il nostro magnanimo Presidente del Consiglio. Perché lui ci tiene, chissà perché), invece si passa direttamente a riportare le accuse delle procure ancor prima della chiusura delle indagini e passare dal giudice.
Articoli che abbondano nell’uso della mazza e della roncola / giusarma.

Io tendo a non leggere il giornale chiamato “Il Giornale”, ma oggi gli si potrebbe dare un’occhiata, come segnalato da Wil, per avere la riprova in prima pagina dei due pesi e due misure utilizzati lì dentro.

Fine post e consueta solidarietà ai garantisti veri.

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Notoria indipendenza

Silvio Berlusconi, teme che i pm, con le intercettazioni e le perquisizioni a “Il Giornale” vogliano arrivare a lui.

Ohibò!
E perché mai il nostro sarebbe sfiorato da questi pensieri, vista la notoria indipendenza de “Il Giornale” dal fratello del suo proprietario?

Disonestà intellettuale. Non ci aspettavamo niente di meno

C’è stato un supposto tentato attentato a Belpietro, il direttore di Libero.

Le modalità non sono molto chiare, tanto che esistono già due versioni molto diverse rese dai protagonisti della vicenda.
Non si sa se il supposto attentatore lo fosse davvero o fosse un semplice rapinatore.

Ammettiamo che fosse davvero un attentatore e che volesse fare del male o uccidere Belpietro.

Il gesto è spregievole e va condannato. Ci mancherebbe.
Belpietro è un essere umano come chiunque.

Benissimo.
Come mi aspettavo, è iniziata la manfrina da parte di Sallusti, il direttore de “Il Giornale” per piegare a vantaggio del proprio capo la vicenda.

A l’Ultima Parola, una trasmissione di Gianluigi Paragone per cui il CdA Rai non protesta mai, e basta questo per certificare il livello di quello che viene detto lì dentro, Sallusti ci diletta con ragionamenti di una disonestà intellettuale tale che uno veramente non può dubitare più del suo specifico ruolo di manganellatore ad uso e consumo del proprio capo pagante.

Una persona del genere non è un giornalista. E’ un esecutore di ordini.
Non esiste alcuna ragione al mondo per cui possa avere un minimo di validità e coerenza logica la sua tesi. Ascoltate.

Qualcuno ha ascoltato Di Pietro, e coerentemente con quello che ha ascoltato, voleva sparare a Belpietro“.

Sallusti si riferisce all’intervento di Di Pietro alla Camera, per le dichiarazioni di voto alla richiesta di porre la questione di fiducia sull’intervento del Presidente del Consiglio del 29 Settembre.

Un intervento che ritengo inappropriato nei toni, ma totalmente condivisibile in larga parte nei contenuti.
E non vedo proprio come uno non dovrebbe (ripeto, eccettuati i toni), nel caso non avesse vissuto col prosciutto sugli occhi, o esclusivamente di fronte alla televisione in questi anni.
E finalmente queste cose risuonano in parlamento e resteranno per i posteri nei resoconti della Camera.

Sallusti vuole rendere Di Pietro il novello Toni Negri? Faccia pure. Per quanto patetico sia questo ragionamento, potrebbe avere un certo fondamento storico interessante, su cui potrebbe valere la pena di discutere civilmente.
E la Storia, è una delle poche cose di cui vale sempre la pena parlare.

Quello che rivela l’inqualificabile disonestà intellettuale di Sallusti è quello che segue.

Sallusti fa il passo più lungo della gamba, e riesce perfino a dire che in sostanza Fini è il mandante morale del fallito attentato, perché ha fiancheggiato Di Pietro, non togliendgli la parola alla Camera durante il suo discorso.

Bella questa transitività all’indietro della responsabilità morale per l’istigazione all’omicidio.
A chi la estendiamo? Anche al costruttore dei microfoni della Camera, che non si sono rotti quando stava parlando Di Pietro?

Come se ce ne fosse bisogno, questa è l’ennesima dimostrazione di cos’è il giornalismo oggigiorno a “Il Giornale”.
E complimenti.

P.S. ed il famoso contraddittorio a L’Ultima Parola, in cui Di Pietro, chiamato in causa come mandante morale di un omicidio può rispondere? Lì va tutto bene invece.

P.S.2 a tesi così bislacche un potrebbe rispondere dicendo:
“L’attentatore voleva uccidere Di Pietro, però si è confuso con il nome ed è andato a casa di Belpietro”.
Perché è quasi questo il livello di fondamento logico della discussione, tanto per essere generosi con i termini.

“il Giornale”, se vi piace chiamarlo così

Il Giornale del 2 Ottobre 2009

Il titolo della prima pagina de "Il Giornale" del 2 Ottobre 2009

Riporto il titolo della prima pagina de “il Giornale” di venerdì 2 Ottobre 2009. Se non ci credete andate direttamente a prendervelo sul sito web come ho fatto io.

Chi ha visto per intero la puntata di Annozero, sa benissimo che niente di quello che è scritto qui è successo.

Questo tanto per ripondere a chi sostiene che non ci sia un problema di informazione in Italia.

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