17 Febbraio 1992 – 17 Febbraio 2012: venti anni di “Mani Pulite”

Il 17 Febbraio 1992, viene arrestato a Milano Mario Chiesa, il presidente del Pio Albergo Trivulzio, mentre viene colto in flagrante ad accettare una tangente da 7 milioni di lire.

E’ l’inizio di “Mani Pulite”.
Quello che poteva essere l’inizio di una riscossa civile della popolazione onesta, finalmente supportata dalla Magistratura.

Il supporto della popolazione per “Mani Pulite” scemò nel momento in cui si capì che i magistrati non si sarebbero fermati agli imprenditori degli appalti.
Ma che l’azione sarebbe potuta proseguire (in altre forme) e avrebbe potuto coinvolgere anche artigiani e altri lavoratori autonomi.
E per di più il supporto dei media (in primis il Tg5, orientato sappiamo da chi, che basò il proprio successo all’esordio proprio sul sostegno “tifoso” all’inchiesta) ormai guardavano ad altro ed iniziavano a sostenere la comoda tesi dell’uso politico dell’inchiesta.

Un’accusa che ha attecchito facilmente, perché l’Italiano è tifoso. Le spiegazioni semplici e da stadio piacciono sempre.

E’ quindi difficilissimo riuscire a smontare un’accusa del genere, perché ci vuole tempo, pazienza per capire gli argomenti, ma soprattutto visto che le persone non riescono davvero capire cosa è successo in quegli anni.
E cosa sarebbe potuto nascere.

Sono passati 20 anni.

E in 20 anni, in questo paese è cambiato così poco di quello che doveva cambiare.

Deposito di materiale hardware informatico alla Procura di Milano

 

Il PC utilizzato per l'inchiesta "Mani Pulite"

Annunci

Le vere necessità della giustizia in Italia

Oggi, in un bell’articolo, Giuseppe D’Avanzo ricapitola quali sono alcuni dei problemi veri che affligono l’amministrazione della giustizia in Italia.

Il catalogo delle necessità è noto. Revisione delle ottocentesche circoscrizioni giudiziarie (sono 165, potrebbero diventare 60). Riduzione dei tribunali (sono oggi 1.292). Introduzione della posta elettronica per l’esecuzione delle notifiche (cinquemila cancellieri ne consegnano brevi manu agli avvocati 28 milioni ogni anno). Depenalizzazione dei reati minori per riservare il processo penale – molto costoso – alle questioni di maggiore allarme sociale. Rinnovamento della professione forense: “più avvocati, più cause” e gli avvocati in Italia sono 230mila, 290 ogni 100 mila abitanti, contro 4.503 magistrati giudicanti in un rapporto avvocato/giudice strabiliante che demolisce il processo civile. Limitazione del ricorso in Cassazione (30 mila sentenze l’anno). E soprattutto la riforma di un processo penale che ibrida tutti i difetti dei possibili modelli (inquisitorio, accusatorio) trasformandolo in un gioco dell’oca interminabile e incoerente. Oggi gli atti dell’indagine non valgono per il dibattimento (in coerenza con la logica del processo accusatorio) però le garanzie del dibattimento sono state estese alle indagini preliminari (in contraddizione con la logica accusatoria). Così l’indagine – e non il processo – è un dibattimento anticipato mentre il rinvio a giudizio, più che essere una valutazione della necessità di un dibattimento, è diventato una sentenza sull’istruttoria (sul lavoro del pubblico ministero). Il processo ne è soffocato. La sovrabbondanza di assillanti formalismi lo disintegrano in una rosa di microprocessi. Giudizio sull’inazione (archiviazione). Giudizio sui tempi dell’azione. Giudizio sulle modalità dell’azione (misure cautelari). Giudizio sulla completezza delle indagini e sul fondamento dell’azione (udienza preliminare). Un processo, in cui ogni atto può generare un microprocesso, che richiede avvisi, notifiche, discussioni, deliberazioni e consente ripetute impugnazioni, non potrà avere mai una “ragionevole durata”. Figurarsi se può essere “breve” come vuole, soltanto per amore di se stesso, Silvio Berlusconi. Non lo sarà neanche domani con la sedicente “riforma” che lo conserva labirintico, obeso, avvizzito e lunghissimo, ma vuole addomesticarlo riducendo all’impotenza un pubblico ministero che – si ipotizza nei tre foglietti di Alfano – potrebbe anche essere “elettivo” con la nomina di magistrati onorari alle funzioni di accusatore.

Tutto il resto, includendo la separazione delle carriere, elezione dei magistrati del pubblico ministero, ed altre amenità sono solo provvedimenti per aumentare il controllo del governo o del parlamento sulla magistratura.

23 Maggio 1992

18 anni fa, il 23 Maggio 1992, a Capaci, Giovanni Falcone veniva ucciso dalla Mafia assieme alla moglie Francesca Morvillo ed ai tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo.

La Mafia, esecutore diretto della strage, probabilmente con la complicità di parti delle istituzioni, quel giorno ci ha strappato una delle figure più belle di questa povera Italia.

Non bisogna mai dimenticare che Giovanni Falcone è morto perché era rimasto solo.
Isolato dai politici, dalle istituzioni e dalla maggior parte dei suoi stessi colleghi magistrati.

18 anni dopo, come allora, l’Italia è ancora un paese che ha bisogno di eroi.

Scajola, la politica scomparsa e le prese per il culo

La cosa più fastidiosa della recente vicenda di Scajola è che ormai si pensa che davvero si possa prendere per il culo impunemente le persone.

Fino ad un certo livello si può ed è quasi gradito da certi elettori sia di destra che di sinistra.
Oltre un certo livello mi pare veramente che sia oltraggioso.

Ma davvero (in soldoni) la versione ufficiale di Scajola è che non si è accorto che pagava una casa meno della metà del suo vero prezzo d’acquisto e l’ammontare rimanente è stato pagato dal costruttore Anemone?

Anemone, un moderno mecenate di Ministri (che notoriamente hanno pochi soldi, come gli artisti di strada), che per puro spirito di carità contribuisce a comprare al Ministro delle Scorie Nucleari più di metà appartamento con vista colosseo, per di più senza neanche riferirlo al Ministro? Tutto in combutta con le cattive ed infingarde proprietarie?

Perfino Feltri si è smarcato e non si è sentito di coprire Scajola, e basterebbe questo.

Ora, come si può tollerare che un personaggio come Scajola, già avezzo ad uso personale della propria influenza (vedi vicenda Alitalia), possa rimanere ancora lì, Ministro, e gestire la delicata quanto sciagurata operazione sul nucleare? Ma vi fidereste di un tipo così?

Stamattina, mentre stavo scappando per andare al lavoro, c’è un tizio che su Omnibus sosteneva come ormai la politica in Italia sia spifferare sui giornali indiscrezioni su indagini della magistratura.

Io sono particolarmente contrario alle fughe di notizie quando si è ancora nella fase delle indagini preliminari. Dopotutto c’è il segreto investigativo. Sono però d’accordo che se un giornalista riceve informazioni che ritiene rilevanti perché riguardano la presunta condotta morale di un politico, debba pubblicarle sempre. Il problema qui è del funzionario pubblico che commette l’illecita rivelazione di informazioni coperte da segreto investigativo, che deve essere punito.

Al contrario, chiuse le indagini, credo che si debba avere il diritto e dovere di pubblicare tutto quello che si ritiene rilevante.
Dopotutto la stampa dovrebbe servire a noi cittadini per controllare i potenti e la loro condotta.

Quello che da anni si sta perdendo in Italia è che la morale è qualcosa di superiore e che precede la politica.
Dovrebbe essere proprio il livello minimo per fare politica.

Dimostri di aver tradito questo requisito per poter amministrare la cosa pubblica?
Te ne vai. E se non te ne vai, ti cacciano quelli del tuo partito, come succede all’estero per casi analoghi di appartamenti, creste sui rimborsi spesa e contributi non pagati alle colf.

E se proprio non passa questo concetto, bisogna purtroppo finire al codice penale.

Beninteso, la morale dovrebbe precedere anche il codice penale.

Uno potrebbe anche uscire non colpevole da un processo (in tutte le possibili forme, assolto, prescritto, assolto secondo la vecchia formula sull’insufficienza di prove, etc..), ma dagli elementi eventualmente riscontrati uno potrebbe trarre la conseguenza che non è il caso di continuare ad affidare la gestione della cosa pubblica ad un individuo del genere.

Noi invece siamo nella situazione in cui beoti italiani si fanno convincere che la magistratura influenza la politica.

Certo che la influenza! Se il politico accusato dei più disparati reati si fosse dimesso (sebbene ancora giudizialmente innocente in quanto rinviato a giudizio o con processo in corso nei vari gradi), sarebbe un semplice processo di un comune cittadino che interesserebbe poco o niente all’opinione pubblica e non avrebbe alcuna conseguenza politica.
Basta. Fine della storia. Innocente o colpevole dal punto di vista penale? Se la vedono i magistrati. E’ il loro lavoro.

Qua invece stiamo sempre a parlare di indagini, processi, condanne, prescrizioni.

Non è un problema né della magistratura, né dei giornalisti che ne scrivono a riguardo.

E’ evidentemente un problema di mancanza di senso morale nella stragrande maggioranza dei politici di questi anni.
Si spera che tutti i politici che di questa qualità invece sono dotati si facciano al più presto avanti.

Parole in libertà

La magistratura è la peggiore patologia
Pensa te. Ed io che pensavo che fosse la pellagra.

E lo pagano pure per sentire queste robe…

Un Mattinale delle Procure o un libero pensatore?

In questo blog si parla spesso di Giustizia e Magistratura.

Molti degli articoli potrebbero sembrare una difesa a spada tratta della Magistratura.
Non è così. Questo spazio non è affatto una sorta di Mattinale delle Procure o uno spazio con opinioni a senso unico.

Certo, prevarranno articoli che denunciano ogni tipo di attacco ingiustificato alla Magistratura, alla Costituzione e allo scardinamento dei princìpi del nostro ordinamento giuridico. Perché certa gentaglia vuole far passare l’idea che la Magistratura sia quasi interamente composta da bande di disonesti che vogliono sovvertire i risultati delle elezioni. Quando invece la Magistratura, in presenza di una politica incapace e corrotta, è l’unico potere dello stato in grado di difendere la collettività e lo stato dagli abusi delle locuste ai posti di comando.

Tuttavia, vi sono di certo storture anche nella Magistratura, che vanno individuate e segnalate.
Non si tratta di certo di quanto viene proprinato a media unificati dal nostro Presidente del Consiglio e dai suoi sostenitori nominati che siedono in parlamento.

Per iniziare a proporre una rassegna di quello che ogni tanto non va, vorrei intanto segnalare questo articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere.
Prima della lettura, una parola di avvertimento. Il titolista non ha capito niente dell’articolo. La condanna a cui si fa riferimento non esiste. Il processo di cui si riferisce, si è concluso in primo grado con sentenza di assoluzione.

Niente di nuovo dal “porto delle nebbie”

Oggi c’è un interessante articolo del Corriere sui retroscena delle indagini sul G8 condotte all’interno della Procura di Roma.
Procura e Tribunale di Roma sono catalogati ormai da decenni come “il porto delle nebbie”, ovvero non ci sono mai processi eclatanti e pare che tutte le indagini scottanti vengano in qualche modo insabbiate.

Strano, considerando che Roma per competenza territoriale avrebbe la possibilità di indagare su grossa fetta del malaffare italiano (se non si fanno affari a Roma…).

Bettino Craxi, il segretario del Partito Socialista Italiano, è stato portato sotto processo a Milano mentre gli altri segretari di partito della prima Repubblica no: Milano infatti era il centro nevralgico della segreteria del PSI, che aveva i propri maggiori “affari” proprio lì.

Per tutti gli altri partiti, a Milano c’erano solo potentati locali mentre i maggiori centri di potere si trovavano a Roma.
Quando Mani Pulite ha iniziato a ripulire Milano, non ci sono state indagini e processi nemmeno lontanamente vicini a quella portata a Roma. Possibile che il regime di corruzione sistemica ci fosse a Milano ma non a Roma?

Ecco come rispondere alla obiezione che viene sempre fatta contro Mani Pulite, ovvero delle “indagini a senso unico”.
A Milano, il pool ha fatto tutto quello che poteva per competenza territoriale.
Il PSI, che aveva il proprio centro di potere proprio a Milano, è stato decapitato.
Per quanto riguarda i politici degli altri partiti (e ce ne sono stati molti, anche se sconosciuti ai più), sono stati mandati a processo quelli che si poteva rispetto ai risultati delle indagini.

Sono altri che, in altre Procure della Repubblica, forse (ci permettiamo un dubitativo da garantisti), non hanno indagato come avrebbero dovuto.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: