Cose

Sono successe cose varie in Italia negli ultimi giorni, il cui riassunto e commento richiederebbe energie che in questo momento non ho.

Fatto sta che si riparte da dove ci eravamo lasciati: Napolitano DI NUOVO presidente della Repubblica.

Uno scenario da solo sufficiente per farmi perdere ogni voglia di scrivere qualsiasi cosa.

Se non fosse che c’è perfino il rischio che il prossimo Presidente del Consiglio sia Giuliano Amato.

Non è un omonimo. E’ quello lì.
Già Presidente del Consiglio nel 1992, e geniale promulgatore del prelievo forzoso.

P.S.
Aggiungo solo un piccolo commento.
Mi dispiace molto di come sia andata con Prodi.
Un’umiliazione del genere non se la meritava davvero.

Il pericolo dello schifo “fuori scala”

Manometro. In Italia potremmo essere verso il 20.

Non ho idea se i miei sforzi per arrivare all’atarassia stiano dando i loro frutti, ma non mi sento oltremodo turbato da quello che è successo in questi giorni.

Ed allora vorrei in breve dire la mia opinione sulla situazione italiana che si è creata in questi giorni.

Prima, una precisazione per sgombrare un po’ di dubbi rispetto a quello che scriverò nella seconda parte del post.
Avendo un deciso (ed a volte pericolosamente manicheo) senso della legalità, penso che quello che è stato fatto sia una vera e propria violenza allo stato di diritto italiano.
Fine.

Ed ora un po’ di sfumature.
Ci sono ottimi motivi per essere incazzati con il “decreto interpretativo”. Nel mio personale riassunto:

1) non mi pare molto interpretativo, in quanto prevede delle vere e proprie nuove norme sulla presentazione delle liste. Ad esempio al comma 4 dell’articolo 1:
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

2) è stato emanato a posteriori e non prima della scadenza dei termini di presentazione delle liste, come invece il provvedimento che nel ’95 allungò i termini per la presentazione delle liste per consentire l’accesso alle elezioni anche ai Radicali in ritardo. E questo aspetto determina il “cambiamento delle regole del gioco”, messo in luce perfino dalla CEI che si ostina a violare il concordato. Ah, il relativismo!
Edit ore 16.47. La CEI si è già rimangiata tutto.

3) non sono troppo esperto sfortunatamente, ma provvedimenti in materia elettorale non erano di esclusiva pertinenza del Parlamento?
Edit 11/03/2010: No, mi sbagliavo. Quella è la legge elettorale per le elezioni politiche. Come dice il Tar, le elezioni regionali sono regolamentate dalle leggi emanate dalle singole regioni.

4) questo “decreto interpretativo” introduce un precedente a cui sarà possibile richiamarsi in futuro.

Onestamente, non è che mi aspettassi niente di meno. Insomma, si sapeva che avrebbero fatto una porcata per riammettere le liste a tutti i costi. E chi non lo pensava è solo un ingenuo, per usare termini benevoli.

La differenza rispetto al solito è che la banda di magliari che si fa inopinatamente chiamare “centro-destra” ha questa volta dimostrato molto visibilmente la propria totale incompetenza e la squallida evanescenza di un partito di plastica come il Popolo della Libertà.
In altre situazioni questo non era mai stato esposto così chiaramente a livello mediatico.

Per quanto mi riguarda, rispetto ad altre schifezze passate, non mi sento così convinto di aderire, soprattutto acriticamente, allo sdegno collettivo di massa (che per carità, ha tutte le ragioni per manifestarsi) . Per dire, per quanto mi riguarda l’approvazione dello scudo fiscale mi ha fatto incazzare MOLTO MOLTO di più.

Inoltre, anche questa volta devo dire che sono in disaccordo col cannoneggiamento contro Napolitano fatto da Di Pietro, per le motivazioni che sono state espresse bene qui. La mia stima per Napolitano Presidente della Repubblica è da tempi non sospetti sottozero (lo zero Kelvin, non il Celsius, come si può controllare nell’apposita “categoria” del blog)

Personalmente mi fa molto paura un’escalation di toni, soprattutto se anche parzialmente inappropriati, che rischiano di favorire la sindrome da Pierino ed il Lupo. Dopo un po’ nessuno fa più caso a quello che veramente succede, tutto si appiattisce e non si reagisce più come si dovrebbe.

Per di più, ad utilizzare continuamente sostantivi ed aggettivi da golpe cileno si finirà che poi quando succederanno cose ancora più gravi, non si avrà più un vocabolo adatto, che abbia una portata semantica tale da sottolinearne la gravità.

Golpe? Ma che golpe… Sarebbe stato un golpe se ci fosse stato un decreto interpretativo che avesse ridotto o sfavorevolmente cambiato i termini in modo da escludere alcune liste.

Un unico brividino golpista in effetti è stata la dichiarazione di La Russa:
Se ci cacciano siamo pronti a tutto“, questa sì, di gravità inaudita essendo il Ministro della Difesa e quindi avendo il comando dell’esercito.

Per il resto, è solo triste storia ormai quotidiana di un paese triste e plasmato dalla televisione.

A conclusione di una triste prova di questo genere, un qualsiasi elettore di un paese vero, dovrebbe capire che non è proprio il caso di votare una banda di imbroglioni, per di più incapaci.

Ovvero, il potere del voto popolare, dovrebbe sanare questo sfacelo, mandandoli tutti a casa.

Però non ci illudiamo. Anche questa volta non succederà.

Riforme. Una parola ormai da orticaria.

In questi giorni, il casus belli per attaccare Di Pietro sono alcune sue dichiarazioni in cui non si è dimostrato completamente d’accordo con il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica.

Tutte queste balle sul rasserenamento del clima e sulle “riforme condivise”… Ormai personalmente non ne posso più.

Antonio Di Pietro non ha di sicuro dalla sua parte l’abilità oratoria e molto spesso nemmeno la grammatica. Però quasi sempre ha il merito di dire chiaro e tondo come stanno le cose. E se la gente si attenesse soprattutto a cosa si dice e non a come viene detto, anziché pendere dalle labbra di comunicatori e ottimi oratori che ti conquistano con le parole per poi fregarti nei fatti, secondo me questo paese sarebbe molto migliore.

Ma in sostanza quali sono queste riforme che si vogliono fare? E di cui gli Italiani hanno bisogno (secondo l’ormai noiosa frase fatta da marketing comunicativo)?

Sanità? Senato federale? Riduzione numero parlamentari? Snellimento della burocrazia per creare nuove aziende? ABOLIZIONE DELLE PROVINCIE?

No niente di tutto questo, e si sa benissimo.

Di Pietro ha semplicemente il merito di dire che la parola “riforme” in questo contesto è solo sinonimo delle solite porcate sulla giustizia e di leggi che conferiscano immunità al nostro PresConsMin ed alla sua stretta cerchia.

Se poi sono “riforme condivise” allora parliamo di immunità parlamentare o peggio riscrittura della Costituzione (non voglio nemmeno immaginare su cosa ed il risultato).

Voglio dire, basta non avere il prosciutto sugli occhi e stare nel mondo dei sogni e questo risulta chiarissimo, tanto che anche altri blog un tantinello più autorevoli di questo lo dicono.

C’è qualcuno nel PD (alias “sinistra riformista”. Ma quali benedette riforme hanno mai fatto ‘sti ex-DS ex-Margherita meno Rutelli?) che abboccherà e vorrà partecipare a questa ennesima tragedia perpetuata con il consenso dell’opposizione?

Certo! Infatti c’è già un bel coro con il la fornito da Enrico Letta per cannoneggiare in maniera bipartisan Di Pietro.
Ma d’altronde siamo in campagna elettorale per le regionali ed è meglio isolare Di Pietro ed Italia dei Valori. Il Tg1, quando c’è da combattere Di Pietro, dà largo spazio al PD.

Se invece la gente capisse un po’, magari per le regionali si penserebbe ad isolare il PD, dandogli un bel segnale per evitare che continui questa tristezza di finta opposizione.

Tonino, datti una calmata per piacere

Di Pietro, mentre espelle Fabrizio Cicchitto dalla partitella a calcetto del venerdì

Di Pietro, mentre espelle Fabrizio Cicchitto dalla partitella a calcetto del venerdì

Allora.. molti dei miei lettori sanno che ho una particolare simpatia per Antonio Di Pietro, oltre ad essere un elettore che ha sempre votato Italia dei Valori alle elezioni politiche.

Perché ho votato Italia dei Valori? Nel 2008, dopo essermi macerato per un po’ in angosciosi esami di coscienza, lunghe e sofferte analisi delle scelte recenti e lontane negli anni dei vari partiti, per finire poi con le storie (anche giudiziarie) dei vari protagonisti che chiedevano il mio voto, non c’era molta altra scelta. Esclusi gli impresentabili ed indifendibili Pdl ed Udc, l’ammazzatutti lo fece l’indulto. Mi ripromisi solennemente che mai avrei votato un partito che aveva permesso una scelleratezza del genere. I Comunisti Italiani vennero scartati perché non mi ci ritrovo, la Lega, oltre ad essere degli opportunisti voltagabbana, perché da un po’ di anni basta la parola.

In generale poi non considererò il PD finché ci saranno in giro dalemiani coinvolti nella vergognosa vicenda Unipol, e quindi Italia dei Valori, tutto sommato è stata una scelta quasi facile. Per di più non mi dispiace il programma politico che mi è noto essendo un quasi assiduo frequentatore del blog di Antonio Di Pietro. Sì, c’è pure un programma politico, nonostante Di Pietro appaia in televisione solo quando ne combina una delle sue, biascichi con l’italiano (e quindi finisca su Striscia la Notizia) o faccia il “manettaro”. Occhio a questo punto.

Se fossimo in un altro paese, voterei Italia dei Valori? Difficile a dirsi se ci fossero varie alternative credibili. Tuttavia, quello che bisogna dare atto a Di Pietro, è che per ora, secondo la mia personale sensibilità, non ha mai sbagliato un colpo sulle tematiche che mi interessano di più: Mafia, giustizia, informazione. Un grave passo falso su questi argomenti e sei squalificato. Io la penso così. Ci sono stati un po’ di sbandamenti (tipo il voto favorevole alla Camera in prima lettura sul ddl Mastella per le intercettazioni), c’è il problema (piuttosto serio) della struttura del partito, c’è il problema (ancora più grave) dei figuri che popolano il partito a livello locale, ma rispetto al resto che vedo attorno, che fa proprio cadere le braccia, uno il naso lo può un po’ turare, almeno per un po’.

Tornando al giorno d’oggi, che considerazioni si possono fare su Di Pietro, visto che a parte Leoluca Orlando, Massimo Donadi, l’infaticabile Giuseppe Giulietti (portavoce dell’associazione Articolo 21)  e Pancho Pardi, Italia dei Valori, analogamente al Pdl, è un tutt’uno con la figura del suo presidente?

Di Pietro sta spettacolarizzando (tanto per fare un eufemismo) ogni singola presa di posizione sua/del suo partito. In parte questo è comprensibile. Di Pietro secondo me ha giustamente capito che in Italia, a parte pochi disturbati al cervello (come il sottoscritto) che si ostinano ad informarsi via internet, con qualche giornale, e con qualche libro, la maggior parte delle persone si informa solo tramite la televisione ed in particolare attraverso quello che passa per i telegiornali. Da qui è facile capire che se non passi per il telegiornale, non esisti.

La spettacolarizzazione è quindi funzionale al finire al tg della sera. E’ la visibilità che genera attenzione e a lungo termine consenso elettorale. (E’ molto importante anche la presenza capillare sul territorio, stile PCI, ma questa sembra l’abbia capito completamente solo la Lega). Ho capito infatti, anche se non da moltissimo tempo, che la visibilità costante in televisione è il meccanismo più importante che genera l’immenso consenso per Berlusconi. Non importa come se ne parli, purché se ne parli. Non importa, sparare puttanate, inneggiare all’illegalità come Presidente del Consiglio in carica, non importa fare battute, figuracce, abbracciarsi a supposti mafiosi. Tanto l’importante è assorbire lo spazio di visibilità per gli altri, ridurre il tempo per le notizie serie o che potrebbero dare fastidio ed essere con noi ogni singola sera nella scatola nera che tanto piace agli italiani.

Ora il fatto che Di Pietro usi le stessi armi della Lega ed impiegate scientificamente da anni ed anni da Berlusconi mi fa nascere sentimenti fortemente contrastanti. Ormai Di Pietro, visto l’oscuramento di Italia dei Valori al Tg1 (risulta presente al 2% rispetto al suo peso elettorale delle europee, ovvero l’8%), deve continuamente alzare il tiro e spararla grossa per poter comparire per qualche secondo in televisione. Per comparire per qualche secondo in quella che è la realtà percepita.

Ma a spararle grosse si rischia molto. Quando la si spara grossa si rischia inevitabilmente di fare di tutta l’erba un fascio. Quando la si spara grossa è difficile essere precisi, circostanziati, dimostrare la propria tesi con argomenti inattaccabili. Quando la si spara grossa, si finisce per essere facilmente strumentalizzati. Quando la si spara grossa, si lascia il fianco scoperto alle critiche. Alle caciare degli avversari politici, ma anche a critiche condivisibili e ben motivate.

Di Pietro ha una grande missione secondo me. Il risultato delle elezioni europee, ha dimostrato che l’apertura alla società civile funziona. Un partito come Italia dei Valori è balzato di colpo all’8%, quasi raddoppiando i voti. De Magistris è stato eletto al Parlamento Europeo con una quantità sorprendente di preferenze. Secondo solo a Berlusconi in persona. Questo conferisce un mandato elettorale (indiretto, visto che non erano elezioni politiche) molto importante. Di Pietro non può permettersi di perdere questo treno. Deve continuare su questa strada, continuare l’apertura alla partecipazione della società civile, l’attenzione già data ad elettori e simpatizzanti attraverso la rete, rendere Italia dei Valori un partito che viene percepito come un vero partito e continuare le sue iniziative in modo da poter aspirare possibilmente alle due cifre. Costerà tantissimo e gli auguro tanto di riuscire. Non bisogna fare molto di più, tanto purtroppo, lì sul fianco sinistro, il PD dimostra ogni giorno di più la propria mediocrità. E i delusi, chi vota centro-sinistra in generale, molti indecisi di centro, ma anche qualcuno che voterebbe destra ma pensa che il Pdl sia inconcepibile, non aspettano altro che una voce chiara e prese di posizione decise.

Non si deve commettere però l’errore di cadere nel sensazionalismo e nel far naufragare tutto in un’inutile “sceneggiata politica”. Che per di più rischia di fare danni.

Esempio. Al contrario di altre occasioni in cui condividevo le critiche a Napolitano, cosa serviva questa volta sbraitare a gran voce contro il Capo dello Stato per aver firmato il decreto legge che conteneva lo scudo fiscale? “Atto di viltà”. Ma perché? Siamo una Repubblica parlamentare, e una delle poche funzioni del Capo dello Stato è di firmare le leggi. Se gli paiono in regola con i principi sanciti dalla Costituzione, le firma. Al momento della firma non entra esplicitamente nel merito se sono belle o brutte, a meno proprio di robaccia impresentabile, ma in genere tuona mentre la legge è ancora in discussione con qualche dichiarazione non troppo esplicita e su grandi principi, utilizzando quella che è la sua vera potenza: il fatto di essere una carica istituzionale che rappresenta un po’ il “baluardo morale” delle istituzioni. Non sempre Napolitano ha sbottato quando avrebbe dovuto. Ma, tristemente, nonostante quanto schifo possa fare questo scudo fiscale, non mi pare che vada clamorosamente contro la Costituzione. Napolitano ha mandato preventivamente con un piccione viaggiatore i suoi rilievi al governo (si poteva impegnare un po’ di più vista la miseria che ha richiesto), che li ha soddisfatti (dopo aver sparato in alto con la solita nota tecnica di minacciare cose ultra-scandalose, per poi dimostrarsi accondiscendente, abbassando il tiro a cose solo scandalose). Che doveva fare questo povero Napolitano, per di più in presenza della particolare situazione di un decreto legge in scadenza con parti già operative? Ha firmato, e subito, per evitare che il decreto scadesse.

Lo schifo lo hanno combinato la Camera e l’opposizione alla camomilla del PD. Quello è lo scandalo. Il fallimento completo è stato nel far bocciare la pregiudiziale di costituzionalità (si sosteneva che essendo un condono mascherato, sarebbe stato necessario prevedere una maggioranza qualificata di 2/3 per l’approvazione, come per le amnistie e gli indulti). Lì si doveva e si poteva fermare questo schifo. E Italia dei Valori si è comportata piuttosto bene al confronto di PD ed Udc. Quasi al completo.

Gridando, questa volta ingiustamente contro Napolitano,  Di Pietro si fa cannoneggiare da tutti, compreso il PD. E stavolta secondo me ha proprio torto. Così come la raccolta firme che chiedeva al Presidente della Repubblica di non firmare. Come se Napolitano fosse un tampone-ottuagenario-eroe-della-resistenza contro le malefatte berlusconiane. Non è lì per quello, indipendentemente da quanto schifoso sia questo condono mascherato. Non è lì per bloccare ogni singola legge partorita da questa gente che si fa inopinatamente chiamare “centro-destra”. Con la mossa di gridare anche questa volta contro Napolitano, Di Pietro perde l’argomento forte sui cui avrebbe dovuto puntare: noi alle votazioni c’eravamo.

Spero che questa tattica di gridare contro, sempre e comunque, rientri un po’ e sia riservata (questo sì) ad occasioni in cui è necessario davvero farsi sentire. Altrimenti Di Pietro rischia due effetti. Il primo è perdere credibilità di fronte alle persone che magari vorrebbero opposizione forte ma anche un certo “decoro istituzionale”. Il secondo è che si rischia di finire nella situazione spiegata dalla favola di Fedro con il lupo ed il pastore. Alla fine uno non capisce più quando deve veramente allarmarsi e fare le barricate.

Fine del sofferto post. E chi mi conosce sa quanto deve essere stato sofferto per aver difeso addirittura Napolitano da addirittura Di Pietro.

Memoria corta sempre

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato venerdì un appello di Bruno Tinti al Presidente Napolitano perché non firmi la legge sullo scudo fiscale.

Oggi lo stesso giornale pubblica alcuni dei commenti dei firmatari dell’appello (pag.8). Uno di questi, “Max Pride” dice:

Vi ricordate il Presidente Scalfaro e il Presidente Ciampi? Per me non avrebbero mai e poi mai firmato le leggi ad personam di Berlusconi“.

Ora, non so in che paese abbia vissuto Max Pride negli ultimi anni, ma io me lo ricordo il Presidente Ciampi, ed eccettuato qualche scuotimento ed interventi critici (che ci sono stati), le leggi ad personam di Berlusconi le ha firmate praticamente tutte. Compreso il Lodo Schifani, precursore praticamente identico del Lodo Alfano, firmato in poche ore e la Cirami sul legittimo sospetto, tanto per fare qualche esempio. E potrei continuare.

Certo non si è arrivati agli inqualificabili e vergognosi comportamenti del nostro attuale ed amato Presidente Napolitano nello scontro fra le Procure di Salerno e di Catanzaro; che semplicemente a sapere un po’ di diritto penale si capiva benissimo come stava andando la faccenda, ovvero che la Procura di Salerno agiva secondo la legge e quella di Catanzaro con procedimenti di natura abnorme.

Probabilmente basta anche solo questo a farmi entrare nella cerchia dei nostalgici di Ciampi.

Tutti volere pinguino

Fa così caldo che ho chiesto a Di Pietro di venirmi a fare un po’ di vento con il suo vano rotear di scimitarra.

P.S. Tonino, meno male che ci sei tu! Salvaci da questo sfacelo!

Firma la cambiale, che poi ci pensiamo

“Ho qualche perplessità. Questo contratto che mi stai facendo firmare ha delle irregolarità. Sono seriamente preoccupato. Però lo firmo lo stesso.”

Siamo riusciti ad avere un Presidente della Repubblica che firma leggi che ritiene incostituzionali. Firma, però è perplesso. E ce lo fa anche sapere che firma ma è perplesso.
Che dire… sono cose belle…

P.S. Ho sempre più stima di Napolitano.

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