Arrivano i migliori

«Clima più civile», l’appello di Napolitano

[…]

IL PD – Nel messaggio di Napolitano, d’altra parte, il vicepresidente dei senatori del Pd Nicola Latorre vede un appello «ad abbandonare ogni arrogante prepotenza nel confronto politico». «Recuperare la centralità del Parlamento e affermare una maggiore disponibilità ad ascoltarsi e a raccogliere le indicazioni dell’opposizione» sono secondo Latorre le condizioni «per aprire davvero una nuova stagione politica con l’auspicio di dare un carattere costituente al tempo della legislatura». Il democratico Enzo Carra interpreta come un «Sos per il Pd» le dichiarazioni del capo dello Stato. «Non si parla di tregua, perché dopo il successo di Berlusconi al G8 questa è addirittura un obbligo. La questione invece è un’altra – secondo Carra -: fare un’opposizione diversa. Lavorare seriamente per creare quel “clima più civile, corretto e costruttivo” che deve regolare i rapporti tra governo e opposizione. Questo dobbiamo fare, lasciando ad altri – conclude – la responsabilità di opporre eventualmente nuovi ostacoli su questa strada».

*******

“Carattere costituente al tempo della legislatura?”
Ma di cosa stiamo parlando? Dio ce ne scampi…
Ma possiamo liberarci di questa gente che continua a stare inopinatamente lì sui banchi del parlamento, affossando ogni speranza di avere un partito di centro-sinistra degno di questo nome? Grazie.

P.S. Clima più civile? Certo. Non mi piacciono le estati calde ed umide.
P.S.2. Ho sempre più stima di Napolitano.
P.S.3. Latorre, coinvolto nello scandalo Unipol e per questo ancora lì. Enzo Carra, condannato per “false o reticenti dichiarazioni al PM” ad un anno e quattro mesi di carcere e per questo candidato dal Pd in Sicilia alle politiche 2008. Proprio lì dove devi convincere i negozianti a denunciare le estorsioni di Cosa Nostra.

Senza parole

Consulta, la cena segreta

Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c’è anche l’immunità di Berlusconi

Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l’altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d’Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un’elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l’organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. “Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po’ di traffico, abbiamo ospiti importanti…”, aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto ‘L’espresso’ è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell’ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.
Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l’elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell’avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all’epoca all’Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l’altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in “avvocati dell’accusa”.

L’idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall’avvocatura dello Stato. Solo che durante l’incontro carbonaro l’alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

‘L’espresso’ ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l’ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli ‘odiati’ pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L’obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell’esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l’influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni ’90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da ‘L’Avanti’ l’elezione a presidente della Corte dell’ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l’idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l’avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell’incarico per nove anni. Dall’altra una modifica dell’articolo 138 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l’unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un’altra Repubblica. E un’altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell’impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.

Peter Gomez
da l’Espresso del 25 Giugno 2009

Voce del verbo sfiatare

Oggi Napolitano non ci fa mancare niente… Addirittura doppio post il giorno dell’inaugurazione della sua sezione!

<<“il libero scambio di opinioni, e l’espressione di divergenze sulle soluzioni da adottare non dovrebbero dar luogo a contrapposizioni esasperate né interferire nella fase delle decisioni che spettano al Parlamento“. Il capo dello Stato esprime il suo pensiero in una nota diffusa dopo l’incontro al Quirinale con il Comitato di presidenza del Csm, incontro nel quale sono state respinte le dimissioni dei consiglieri Giuseppe Maria Berruti, Ezio Maccora e Vincenzo Siniscalchi.>>

Da Repubblica.it 16 Giugno 2009

Certo. Peccato che sia stata messa la questione di fiducia sul ddl delle intercettazioni.
Meglio non criticare il Parlamento legiferante!

Pm protagonisti? Magari

Mentre il presidente del Consiglio definisce «grumi eversivi» e «nemici politici» i giudici che han condannato il suo amico David Mills per essere stato corrotto da lui, impunito e impunibile per Lodo ricevuto; mentre racconta che suo padre, grande educatore, «mi diceva sempre: se vuoi far del male al prossimo devi fare il delinquente, o il pm, o il giornalista»; mentre impone alle Camere di abolire, senza discutere, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria; mentre il procuratore di Napoli sottrae al pm titolare, avoca a sé e stralcia le indagini sul sottosegretario Bertolaso per la truffa dei rifiuti «per non intralciare l’azione del governo»; mentre il procuratore di Verona che indaga sui nazisti viene pestato in strada dai nazisti; mentre partiti mandano al Parlamento europeo 4 pregiudicati e una decina di indagati, anche per mafia; mentre la Procura di Roma si arrampica sugli specchi per far archiviare il caso Berlusconi-Saccà e sequestrare per «violazione della privacy» le foto che ritraggono il premier con nani e ballerine aviotrasportati su aerei di Stato; mentre non si trova quasi più nessun pm che indaghi sui potenti o protesti contro le leggi che lo disarmano; mentre l’Anm non osa neanche pronunciare la parola «sciopero» e il Csm si dedica a cacciare anziché a difendere le poche toghe scomode superstiti; ecco, mentre accade tutto ciò, il capo dello Stato va al Csm e denuncia il «comportamento impropriamente protagonistico» di certi magistrati e gli «elementi di disordine e tensione che purtroppo si sono clamorosamente manifestati in talune procure». Magari.

Marco Travaglio, L’Unità, 11 Giugno 2009

Meno male che c’è Napolitano!

Ho pensato a lungo se il nostro Presidente della Repubblica meritasse una sezione a parte.
E alla fine, dopo circa un millisecondo, ho pensato che effettivamente una bella sezione del blog se la merita proprio tutta.

Penso che per trovare un Presidente della Repubblica di questo genere bisogna proprio tornare indietro fino a Cossiga. E avrei molti dubbi a pensare chi possa prendersi la palma di peggior Presidente della Repubblica degli ultimi tempi…
(naturalmente non confondete il Cossiga Presidente della Repubblica con il Cossiga ministro dell’Interno. In questo caso Cossiga andrebbe fuori scala).
In particolare, sono particolarmente irritato (per usare un eufemismo) dalla visione della giustizia di Napolitano, deducibile dai suoi interventi di questi ultimi anni.

Bene, inaugurerò questa sezione riportando un articolo di Marco Travaglio di qualche giorno fa.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: