Il disfacimento finale di Alleanza Nazionale

Questo sull’addio “ufficiale” degli ex-colonnelli di Alleanza Nazionale all’ex capo Gianfranco Fini, è uno degli articoli più tristi degli ultimi tempi a legger bene fra le righe.

Fa proprio capire come evolvono le cose una volta che si entra alla corte del padrone.
Non ci sono un minimo di valori (sempre esagerando un po’ ed esaminando col microscopio) che tengano.
Niente di niente.
Tutti lì, servi e proni.

Ormai Bondi fa solo sorridere.
Serve già lui le battute: “Non ci sono due destre nel partito, una greve, l’altra legalitaria. Ce n’è una sola.”
Ecco, completate voi a vostro piacimento.

Stupenda anche la chiusura dell’articolo.

E’ purtroppo solo per il confronto con questa gente che Gianfranco Fini pare un eroe della Resistenza.
Ma se lo fosse davvero, non passerebbe alla Camera una riga della legge sulle intercettazioni* (dove l’asterisco sono tante porcate in più, non solo sulle intercettazioni, tipo il diritto di replica, la norma sulla rettifica anche su piattaforme di blogging, etc…).
Neanche una riga.

Come è possibile che non ci sia un istinto di ribellione verso schifezze del genere io non lo so. Mi viene il disgusto solo a pensarci.

A margine, vorrei dire che non sto commentando niente a riguardo di quel terribile schifo, e lo vorrei fare ogni singolo giorno, solo perché sono veramente stracolmo di cose da fare e con tempo libero zero (come gli amici sanno, e gli affezionati lettori avranno intuito dal drastico calo della frequenza dei post…).

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Non è per l’impunità. Lo so che non è così

Quando si ipotizzava la prescrizione breve… 600mila processi che venivano cancellati dalla sera alla mattina… un’amnistia mascherata… ma mi spieghi che cosa significa tutela della legalità, riforma della giustizia, lotta alla politicizzazione della magistratura, se poi passano questi messaggi?

A questa frase, detta da Gianfranco Fini durante la odierna direzione nazionale del Pdl, Berlusconi ha replicato: “Su 8 milioni.”

Il concetto di giustizia di Berlusconi sta tutto qui.

Ecco, fossero stati di più, magari no, però buttare 600mila processi va più che bene pur di salvarsi.
Ed il bello è che il tragicomico siparietto è iniziato con Fini che ha esordito con:

Ma riformare la giustizia e combattere la politicizzazione di una parte della magistratura non può in alcun modo mai significare… nemmeno dare la più lontana impressione che la riforma della giustizia che vuole fare il Pdl sia tesa a garantire sacche maggiori di impunità…
Lo so che non è così, ma qualche volta l’impressione c’è!

Ecco. Qualche volta.

Alleanza con un partito mai nato

Fra le tante cose di cui il Partito Democratico è leader incontrastato, troviamo la totale incapacità di sfruttare i momenti di debolezza dell’avversario.

Va beh, dici, gli è mancata la scintilla, l’intuito, ha perso il momento, non è riuscito a usare la situazione a proprio vantaggio… Eh eh! Credi tu che sia solo questo. Ed invece no…
E’ proprio l’incapacità di analisi, unita alla impareggiabile capacità di auto-danneggiarsi.

La volta più epocale fu quella di Berlusconi, solo, isolato da Casini e Fini, dato in caduta libera e politicamente spacciato.
Quello che era sindaco di Roma, e che in seguito non se ne è andato per fondare partiti col nome di distributori di benzina (“con API si vola”), è riuscito a resuscitare Berlusconi, far tornare all’ovile il bastonato Fini, sancire in tranquillità la nascita del partito di plastica (the aforementioned Pdl).

In cambio di cosa? Di un bel tentativo di bipolarismo, che ha condannato l’Italia a questa sciagura di governo e ha dimostrato la totale inconsistenza del Partito Democratico appena nato.

Inizio a credere che il Partito Democratico (più precisamente, i suoi vertici, a rotazione in questi anni) sia una specie di Tafazzi, però miope.
Quelli che dopo che per un po’ (pochi giorni eh!) non riescono a farsi del male, sono tristi e depressi, e poi ritornano felici e gioiosi appena scoprono che riescono di nuovo a danneggiarsi…

Come Tafazzi triste col braccio destro ingessato, che si rallegra e ritorna pimpante appena scopre che può randellarsi anche col braccio sinistro…

Una delle poche volte in cui il partito padronale (detto Pdl nella vulgata comune) mostra smaccatamente e con notevole esposizione mediatica tutti i suoi limiti e profonde spaccature, ecco che il PD riesce a far parlare di sé, con risse fra D’Alema e Franceschini. Su cosa? Lavoro? Energia pulita? Appoggio alla siderurgia o alla piccola e media impresa?

No. Sulle alleanze.
Alleanza con un partito mai nato.

Questa volta è merito del sempre intelligente D’Alema. Quello che vede oltre. Quello che “gli altri non lo capiscono”.
E mi deve perfino far dare ragione a Franceschini.

Primo punto.
Innanzitutto, dovrebbero essere gli altri partiti a volersi alleare con il Partito Democratico.
In genere, chi cerca alleanze, lo fa perché ha una debolezza. E cerca con un compromesso di ridurre questa debolezza che deriva dalla propria incapacità ad essere autosufficiente.
Situazione piuttosto strana per il principale partito dell’opposizione, quello della “vocazione maggioritaria”.

Secondo punto.
Ma possibile che le alleanze debbano venire prima della discussione dell’identità di un partito?
Ma perché, c’è qualcuno che abbia capito veramente cos’è il Partito Democratico?
Ancora più difficile, riuscite a trovarmi due persone che me lo spieghino nello stesso modo?

Bene, mentre ci maceriamo in queste annose questioni, ed anche nel PD il tema principale sono le odiose “riforme costituzionali”, ci siamo ridotti un’altra volta a sperare in Gianfranco Fini.

Che se uno non si ricordasse che era lì, al fianco di Berlusconi, e che ha fatto passare di tutto in questi 17 anni, uno potrebbe pure pensare di votarlo.

Il pericolo dello schifo “fuori scala”

Manometro. In Italia potremmo essere verso il 20.

Non ho idea se i miei sforzi per arrivare all’atarassia stiano dando i loro frutti, ma non mi sento oltremodo turbato da quello che è successo in questi giorni.

Ed allora vorrei in breve dire la mia opinione sulla situazione italiana che si è creata in questi giorni.

Prima, una precisazione per sgombrare un po’ di dubbi rispetto a quello che scriverò nella seconda parte del post.
Avendo un deciso (ed a volte pericolosamente manicheo) senso della legalità, penso che quello che è stato fatto sia una vera e propria violenza allo stato di diritto italiano.
Fine.

Ed ora un po’ di sfumature.
Ci sono ottimi motivi per essere incazzati con il “decreto interpretativo”. Nel mio personale riassunto:

1) non mi pare molto interpretativo, in quanto prevede delle vere e proprie nuove norme sulla presentazione delle liste. Ad esempio al comma 4 dell’articolo 1:
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

2) è stato emanato a posteriori e non prima della scadenza dei termini di presentazione delle liste, come invece il provvedimento che nel ’95 allungò i termini per la presentazione delle liste per consentire l’accesso alle elezioni anche ai Radicali in ritardo. E questo aspetto determina il “cambiamento delle regole del gioco”, messo in luce perfino dalla CEI che si ostina a violare il concordato. Ah, il relativismo!
Edit ore 16.47. La CEI si è già rimangiata tutto.

3) non sono troppo esperto sfortunatamente, ma provvedimenti in materia elettorale non erano di esclusiva pertinenza del Parlamento?
Edit 11/03/2010: No, mi sbagliavo. Quella è la legge elettorale per le elezioni politiche. Come dice il Tar, le elezioni regionali sono regolamentate dalle leggi emanate dalle singole regioni.

4) questo “decreto interpretativo” introduce un precedente a cui sarà possibile richiamarsi in futuro.

Onestamente, non è che mi aspettassi niente di meno. Insomma, si sapeva che avrebbero fatto una porcata per riammettere le liste a tutti i costi. E chi non lo pensava è solo un ingenuo, per usare termini benevoli.

La differenza rispetto al solito è che la banda di magliari che si fa inopinatamente chiamare “centro-destra” ha questa volta dimostrato molto visibilmente la propria totale incompetenza e la squallida evanescenza di un partito di plastica come il Popolo della Libertà.
In altre situazioni questo non era mai stato esposto così chiaramente a livello mediatico.

Per quanto mi riguarda, rispetto ad altre schifezze passate, non mi sento così convinto di aderire, soprattutto acriticamente, allo sdegno collettivo di massa (che per carità, ha tutte le ragioni per manifestarsi) . Per dire, per quanto mi riguarda l’approvazione dello scudo fiscale mi ha fatto incazzare MOLTO MOLTO di più.

Inoltre, anche questa volta devo dire che sono in disaccordo col cannoneggiamento contro Napolitano fatto da Di Pietro, per le motivazioni che sono state espresse bene qui. La mia stima per Napolitano Presidente della Repubblica è da tempi non sospetti sottozero (lo zero Kelvin, non il Celsius, come si può controllare nell’apposita “categoria” del blog)

Personalmente mi fa molto paura un’escalation di toni, soprattutto se anche parzialmente inappropriati, che rischiano di favorire la sindrome da Pierino ed il Lupo. Dopo un po’ nessuno fa più caso a quello che veramente succede, tutto si appiattisce e non si reagisce più come si dovrebbe.

Per di più, ad utilizzare continuamente sostantivi ed aggettivi da golpe cileno si finirà che poi quando succederanno cose ancora più gravi, non si avrà più un vocabolo adatto, che abbia una portata semantica tale da sottolinearne la gravità.

Golpe? Ma che golpe… Sarebbe stato un golpe se ci fosse stato un decreto interpretativo che avesse ridotto o sfavorevolmente cambiato i termini in modo da escludere alcune liste.

Un unico brividino golpista in effetti è stata la dichiarazione di La Russa:
Se ci cacciano siamo pronti a tutto“, questa sì, di gravità inaudita essendo il Ministro della Difesa e quindi avendo il comando dell’esercito.

Per il resto, è solo triste storia ormai quotidiana di un paese triste e plasmato dalla televisione.

A conclusione di una triste prova di questo genere, un qualsiasi elettore di un paese vero, dovrebbe capire che non è proprio il caso di votare una banda di imbroglioni, per di più incapaci.

Ovvero, il potere del voto popolare, dovrebbe sanare questo sfacelo, mandandoli tutti a casa.

Però non ci illudiamo. Anche questa volta non succederà.

Salvateli da loro stessi

Yogurt. Prima o poi scade.

27 Febbraio 2010 – Lazio, lista Pdl di Roma rischia l’esclusione dalle elezioni. Il presentatore della lista avrebbe tentato la consegna oltre la scadenza.

19 Febbraio 2010 – Brunetta: “Per non sprecare mangio anche yogurt scaduti da poco…”

Brunetta: «Per non sprecare mangio anche yogurt scaduti da poco…»

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