17 Febbraio 1992 – 17 Febbraio 2012: venti anni di “Mani Pulite”

Il 17 Febbraio 1992, viene arrestato a Milano Mario Chiesa, il presidente del Pio Albergo Trivulzio, mentre viene colto in flagrante ad accettare una tangente da 7 milioni di lire.

E’ l’inizio di “Mani Pulite”.
Quello che poteva essere l’inizio di una riscossa civile della popolazione onesta, finalmente supportata dalla Magistratura.

Il supporto della popolazione per “Mani Pulite” scemò nel momento in cui si capì che i magistrati non si sarebbero fermati agli imprenditori degli appalti.
Ma che l’azione sarebbe potuta proseguire (in altre forme) e avrebbe potuto coinvolgere anche artigiani e altri lavoratori autonomi.
E per di più il supporto dei media (in primis il Tg5, orientato sappiamo da chi, che basò il proprio successo all’esordio proprio sul sostegno “tifoso” all’inchiesta) ormai guardavano ad altro ed iniziavano a sostenere la comoda tesi dell’uso politico dell’inchiesta.

Un’accusa che ha attecchito facilmente, perché l’Italiano è tifoso. Le spiegazioni semplici e da stadio piacciono sempre.

E’ quindi difficilissimo riuscire a smontare un’accusa del genere, perché ci vuole tempo, pazienza per capire gli argomenti, ma soprattutto visto che le persone non riescono davvero capire cosa è successo in quegli anni.
E cosa sarebbe potuto nascere.

Sono passati 20 anni.

E in 20 anni, in questo paese è cambiato così poco di quello che doveva cambiare.

Deposito di materiale hardware informatico alla Procura di Milano

 

Il PC utilizzato per l'inchiesta "Mani Pulite"

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Piercamillo Davigo – Otto e mezzo – Comandano i corrotti?

Piercamillo Davigo, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2006 (Foto di Francesco Garufi)

La puntata di Otto e Mezzo del 15 Febbraio andava in onda pochi giorni prima del diciottesimo anniversario di Mani Pulite.

Ospiti, Massimo Franco, notista del Corriere della Sera, e Piercamillo Davigo, uno dei pubblici ministeri dell’originario pool di Milano dell’inchiesta Mani Pulite ed ora Consigliere di Cassazione.

Il titolo della puntata era “Comandano i corrotti?”

Lo streaming dell’intera puntata (32 minuti che veramente meritano) lo trovate qui.

Come al solito Davigo è stato efficacissimo e devastante. Ancor di più in questo contesto, in quanto le saltuarie domande di Franco, tendenzialmente cerchiobottiste o tese ad alzare una cortina fumogena con i soliti noti argomenti da infotainment politico, venivano continuamente ribattute con risposte precise, secche e sensate.

In alcuni momenti Franco sembrava quasi assente e mostrava difficoltà in un confronto con argomenti sostanzialmente inediti per la televisione.

Anche qui un po’ di best of:

Una volta mi è capitato di parlare con un segretario di partito […], che mi manifestò la sua intenzione di presentare una legge che intendeva vietare ai magistrati di candidarsi alle elezioni politiche. Io gli risposi che in tutti i paesi del mondo i diritti politici li tolgono ai delinquenti, è solo in Italia che si pensa di toglierli ai giudici.

Si è fatta scattare in ambito politico la presunzione di non colpevolezza che è tipica del procedimento penale, senza le cautele che una persona normale usa nella vita di tutti i giorni. […] Si rivendica l’attesa della sentenza definitiva, cioè del terzo grado di giudizio, dimenticandosi che questo vale per vedere se una persona deve o meno essere punita, non per adottare cautele. Se una persona è condannata per pedofilia solo con sentenza di primo grado, chi le affiderebbe la propria figlia per accompagnarla a scuola?

Quando Cuccia, presidente di Mediobanca, venne intervistato dai giornalisti dopo aver deposto come persona informata sui fatti alla Procura di Ravenna, alla domanda di un giornalista se i bilanci della Ferruzzi Finanziaria fossero falsi, rispose: <<Non ne ho mai visto uno che non lo fosse>>

Io mi sono trovato una volta negli Stati Uniti oggetto di divertita curiosità da parte dei colleghi americani, quando hanno scoperto che in Italia si fanno indagini sulla corruzione. E alla mia sorpresa del loro stupore, mi hanno detto: <<Ma è troppo difficile! Come fate a fare le indagini sulla corruzione?>>. Dico: <<Ma perchè voi cosa fate? Li lasciate rubare?>> La risposta è stata: <<No, noi gli mandiamo un agente sotto copertura ad offrirgli dei soldi. Se li prende lo arrestiamo!>>. Cioè lo chiamano: Test di integrità.”

Lo stato occidentale moderno si fonda sul principio della divisione dei poteri. La divisione dei poteri ha senso, se i dissensi tra i poteri sono fisiologici, perché se andassero sempre d’accordo non ci sarebbe bisogno della divisione dei poteri. Un pochettino come i diritti di libertà.
I diritti di libertà sono stati conferiti per poter parlar male di chi ha il potere, perché per parlar bene c’erano già i cortigiani.

Ed il migliore di tutti:

Franco: <<C’è un modo per rompere questo circolo vizioso fra voi e la politica, dottor Davigo?>>
Davigo: <<Ah, certo che c’è! Basta smettere di rubare!>>

17 Febbraio 1992 – 18 anni di Mani Pulite

Il 17 Febbraio 1992, veniva arrestato il socialista Mario Chiesa, il presidente del Pio Albergo Trivulzio a Milano.

Mentre era in carcere, Chiesa fu scaricato dai politici e definito “mariuolo” da Craxi.
Vistosi abbandonato, Chiesa iniziò a vuotare il sacco determinando una reazione a catena che condusse alla scoperta del sistema di corruzione sistematica a Milano.
Non si trattavano infatti di episodi di corruzione singola, ma di veri e propri sistemi criminali.

Per commemorare l’evento, a futura memoria, sperando che nel frattempo non sia stata cancellata o modificata dalla continua e martellante campagna di delegittimazione perpretata contro i magistrati in generale e quelli di Milano in particolare, volevo pubblicare qualcosa di interessante.

Ed allora, confido nel sempre eccellente Piercamillo Davigo.

In questo bellissimo video del 2004, Piercamillo Davigo, con la consueta precisa e sarcastica oratoria, confuta le principali critiche che sono state avanzate contro l’indagine Mani Pulite ovvero:

1) errori; 2) abusi; 3) parzialità; 4) complotto politico.

Nel video, Davigo riflette anche sul sistema utilizzato per discernere fra i reati di concussione e corruzione.

Un po’ di best of:

Ma come mai il passante ferroviario di Milano costa il doppio di quello di Zurigo e dopo vent’anni non è ancora finito? […] E come mai dopo gli arresti i successivi appalti sono stati assegnati con un ribasso su base d’asta del 40% rispetto a prima? Dicevano che costava di più perché c’era la falda freatica alta… Si vede che gli arresti fanno abbassare la falda freatica!

Guardate, questa storia delle toghe rosse è talmente una panzana, che ogni tanto persino quelli che la sostengono si pentono o si distraggono e confessano che non è vero!

Quando al povero Gherardo Colombo hanno fatto un procedimento disciplinare per la storia della Bicamerale figlia del ricatto che non aveva detto lui ma aveva titolato il Corriere della Sera, D’Alema commentò: <<Sono proprio quelli più vicini a noi…>>
E Colombo disse, parafrasando Totò: <<Più vicino sarà lei!>>

Sul controllo politico dei partiti

Discorso generale, anche se lo spunto me lo dà il Partito Democratico, che in questa settimana catalizza la mia attenzione.

La cosa che più mi ha colpito nelle scorse settimane è l’occorenza di percentuali bulgare raggiunte da Bersani nelle votazioni in alcuni circoli del PD nel Sud Italia. Circostanza “molto sospetta” (come siamo garantisti…) su cui qualche giornalista serio che vuole capire e far capire ha indagato nei giorni scorsi. Personalmente a me il 90% di voti (anche se si tratta di un semplice circolo) ricorda Ahmadinejad o gente del genere.

Il sistema del controllo del potere interno ad un partito tramite il peso del tesseramento falso, attuato da bossetti locali non è che sia una novità. Gente della essiccata Margherita era arrivata perfino a tesserare i morti. Però poi nessuno dei dirigenti non solo non fa pulizia, ma non reagisce nemmeno spendendo qualche parolina sottovoce o squittendo o cinguettando; poi uno non dovrebbe mandarli tutti a quel paese…

A questo proposito, vorrei proporvi un video del 2008, sempre di Piercamillo Davigo, in cui si riepiloga per bene il concetto di liste elettorali, di tesseramento, la funzione del tesseramento nel peso politico interno al partito e la relazione che intercorre fra corruzione e tesseramento falso.

Un buon promemoria per i potenziali elettori del Partito Democratico, ma anche per Italia dei Valori, che a livello locale si trova in una situazione ugualmente imbarazzante.

Bisogna saperle queste cose, se si vuole davvero spingere come iscritti o semplici elettori per il rinnovamento e per una nuova politica. Altro che la “vocazione maggioritaria“.

Piercamillo Davigo – Lo stato della giustizia italiana

Disclaimer: il post è lunghetto ma ne vale la pena. (questo è un ricatto morale per i miei aficionados che si lamentano della lunghezza di alcuni miei post. Io vi ho avvertiti che vale la pena leggerlo).

Allora, archiviata la storia del Lodo Alfano, ecco che il “centro-destra” (le virgolette sono sempre d’obbligo) si appresta ad escogitare qualche modo alternativo per bloccare i processi del padrone. Il tutto poi nel quadro globale di una riforma della giustizia. Stiamo a posto.

Ogni volta che si sente questa gente parlare di riforma della giustizia, dovrebbero tremare le vene dei polsi. Infatti ne sento di tutti i colori, ed in particolare davvero, ma davvero non capisco come il ddl sulle intercettazioni e la separazione delle carriere dovrebbero risolvere gli endemici problemi della giustizia italiana. E’ piuttosto chiaro per chi non parli per slogan o spot ma abbia almeno un po’ di conoscenza di quello che si sta dicendo, che il tutto ha semplicemente lo scopo di rendere difficilissimo individuare i reati tipici dei colletti bianchi e portare i pubblici ministeri sotto il controllo dell’esecutivo, avvicinandoci quindi al problematico modello francese o ancor più al disastroso modello americano, non avendone nemmeno la severità ed efficacia che li distinguono (oltre al fatto che in quei modelli ci sono problemi veri di garantismo). Questo, oltre a garantire l’impunità ai parlamentari, vedi ad esempio la reintroduzione dell’autorizzazione a procedere di cui si è riniziato a blaterare negli ultimi giorni.

Ecco, in generale quando si parla di giustizia si sente di tutto, sparacchiato un po’ a caso. Io per carità, non è che abbia studiato legge, però occupandomene con interesse da diversi anni, penso magari di non capire tutto, ma di essermi fatto un’idea precisa e tutto sommato credibile e rispettabile.

Per di più sto sviluppando soprattutto negli ultimi tempi un sentimento di disgusto e repulsione per chi parla senza sapere di cosa stia parlando. Un po’ così, con qualche proclama ad effetto. Facciamo un esempio: supponiamo che qualcuno commenti la recente legge sul reato di immigrazione clandestina.

Come mi piace questa nuova legge sull’immigrazione clandestina.“. Per carità, de gustibus. In generale si potrebbe dire che mi piace una ragazza o il suo sedere. Se a uno gli piace tanto la legge sull’immigrazione clandestina, cavoli suoi.

Come mi piace questa nuova legge sull’immigrazione clandestina. Così saremo tutti più sicuri.”. Ecco no. Questa roba invece in mia presenza non passa. E la strategia è (a meno che non sia ultra-depresso o stia palesemente male) seppellire l’incauto malcapitato con *tanti e tali* argomenti da per lo meno zittirlo e rendergli impossibile di replicare. Così la prossima volta ci pensa due volte prima di dire delle corbellerie da bar sport. Se poi finirà che nessuno vorrà accennare a qualcosa di politica con me nei dintorni, meglio ancora.

Ora, in generale, il problema nel *tanti* e *tali* argomenti, è il *tali*, ovvero la loro fondatezza ed inoppugnabilità. Per il *tanti e basta* infatti, basta un Gasparri qualunque, che appunto per questo, basta emetta frasi di vago senso compiuto per coprire le voci degli altri.

Se uno, da zero, volesse saperne un po’ di più sullo stato della giustizia italiana e sui veri problemi che la affliggono e ne determinano la catastrosa inefficienza, che dovrebbe fare?

Fra i libri più interessanti e di facile lettura io consiglio sempre “Toghe Rotte” di Bruno Tinti (ed. Chiarelettere), di cui magari farò una breve recensione a parte.

Un’altra fonte di notizie sullo stato della giustizia italiana di grande rispetto ed autorità per me è sempre stato Piercamillo Davigo.

Piercamillo Davigo è stato fin dagli inizi uno dei sostituti procuratori del pool di Mani Pulite assieme ad Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo, sotto il Procuratore della Repubblica Francesco Saverio Borrelli. E’ tuttora l’unico ancora in servizio in magistratura, dove dal 2005 ricopre la carica di Consigliere di Cassazione.

Di Davigo sono riuscito in passato a reperire numerosi video (non ho ancora letto niente di suo), e devo dire che mi è sempre piaciuto il suo modo sintetico, semplice, schietto, deciso e sarcastico di esprimere fatti ed opinioni sulla magistratura e lo stato della giustizia. Dei quattro magistrati del pool nominati prima, certamente è quello con le migliori abilità oratorie ed ha una ottima capacità di arrivare subito al punto.

Dei quattro, Davigo è quello più a destra nella concezione della giustizia (è iscritto a Magistratura Indipendente, la corrente di destra dell’ANM) e questo si può capire anche dalla differente analisi della situazione della giustizia in Italia e dall’analisi dello stato morale del paese, rispetto ad esempio a Gherardo Colombo (dei quattro, quello con l’interpretazione più a sinistra, era iscritto a Magistratura Democratica). Ovviamente, quando dico sinistra o destra per un magistrato, questo non ha niente a che fare con questioni di partiti politici, o toghe rosse, o interpretazioni fantasiose secondo cui esistano magistrati che vadano alla guerra contro il governo perché non è il partito che votano. Tanto per evitare equivoci.

Molto molto in soldoni, il cuore dell’interpretazione di Gherardo Colombo è: ci sono regole, ma le regole servono solo se l’illegalità non è la regola. Nel momento in cui l’illegalità è dilagante fra gli stessi cittadini (evasione delle tasse, etc. etc), allora le regole sono sostanzialmente inutili se non si passa per una rifondazione morale della società. Non si può delegare alla magistratura l’opera di moralizzazione della società. L’analisi sulla giustizia è ovviamente più approfondita, ma questa mi pare la parte più importante. Sono molto d’accordo con questa tesi. Gherardo Colombo infatti sta spendendo gli ultimi anni dopo le sue dimissioni dalla magistratura (in seguito alla frustrazione sullo stato della giustizia, particolarmente evidente dalla sua carica di Consigliere della Cassazione) girando per scuole ed auditorium e parlando soprattutto ai giovani della moralità come riscoperta e dovere civico. Cose che non si sentivano da anni.

Altrettanto in soldoni, (parte de) l’interpretazione di Davigo è: abbiamo un codice penale da spaventapasseri. Leggendolo ci sono pene terribili, ma poi di fatto nella loro applicazione non si manda in galera quasi mai nessuno. E se passa continuamente il concetto di impunità (indulti, prescrizione, leggi inefficaci), l’illegalità non può che aumentare.

Bene, nonostante io creda molto alla tesi di Colombo, sarà che sono un po’ anti-italiano, ma ritengo sempre più che fra la rifondazione morale del paese ed iniziare con lo sbattere in galera i criminali, inclusi e soprattutto i politici, con un po’ di certezza della pena e un po’ di minime riforme strutturali, sia molto più facile realizzare la seconda. Dopotutto, visto che agli italiani piace la frusta, e allora per chi viola la legge frusta sia.

Volevo allora segnalare il video di una conferenza svoltasi a Trento nel giugno 2008 in cui ha partecipato anche Davigo. Il video, diviso in quattro filmati youtube (poco più di 30 minuti in totale), secondo me rappresenta un breve ed efficace esame della situazione italiana e di quali possano essere i rimedi da applicare per sanarla. Davigo, con la sua consueta oratoria efficace e sarcastica ci introduce diversi argomenti:

  1. La giustizia italiana e le violazioni della legislazione europea (ragionevole durata del processo / processi agli irreperibili) – I mali del sistema giudiziario: quantità eccessiva di processi
  2. I mali del processo civile – I mali del processo penale (tipo e quantità di reati penali / conseguenze dell’introduzione di nuovi reati / terzietà del giudice / contraddittorio orale)
  3. Riforma del codice di procedura penale del 1989 – Effetti a breve e lungo termine dell’indulto del 2006 – Possibili soluzioni: riduzione del contenzioso – rendere poco conveniente resistere in giudizio – innocente fino a sentenza (come in Europa) o fino a sentenza definitiva (come in Italia)? – aumento di risorse o maggiore efficienza e meno sprechi?
  4. Possibili soluzioni: differenza fra repressione teorica e repressione applicata – la differenza fra repressione in Italia e repressione nei paesi confinanti fa importare criminalità – la virtù delle pene brevi opposta alle sospensioni delle pene – le follie paradossali delle espulsioni degli immigrati clandestini.

In particolare la quarta parte è molto efficace per dimostrare (utilizzando come esempio la recente legge sul reato di immigrazione clandestina) quanta demagogia e superficialità ci siano nella discussione su questi argomenti e di come questa legge non serva veramente a niente se non ad aggravare ancora di più lo stato della giustizia.

Un po’ di “best of:

L’Italia aveva così tanti ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la irragionevole durata dei processi che, la Corte Europea, la quale aveva detto che più o meno un processo si doveva considerare di durata non ragionevole se dall’inizio alla sentenza di primo grado superava i 2 anni e mezzo, ha dovuto alzare questa valutazione a 3 anni perché lei non ce la faceva più a fare le sentenze in 2 anni e mezzo perché sommersa dai ricorsi provenienti dall’Italia. Questo spiega perché poi si infuriano con noi.

La questione dei processi agli irreperibili invece è un esempio di follia nazionale. Allora, noi processiamo persone, che non si sa dove sono. Io una volta sono stato invitato all’Università Complutense di Madrid per una tavola rotonda sul rispetto dei diritti umani nei vari processi dell’Unione Europea…  ero l’unico italiano.. appena mi siedo tutti se la prendono con me dicendo: <<L’Italia è un paese barbaro ed incivile>>. E perché mai? Cosa abbiamo fatto?

…noi abbiamo un codice, che a me sembra scritto da dei malati di mente.

Terza cosa: la oralità. Ora, secondo me la oralità rappresenta il ritorno al neolitico…

Si è parlato prima del discorso dei rumeni… ma il ministro dell’Interno della Romania è stato molto duro, dicendo: <<Certo che vengono i nostri delinquenti da voi! Se gli deste le pene che gli diamo noi starebbero qui!>>

…questa idea balzana del reato di immigrazione clandestina… a parte il fatto che poi anche lì io non lo so… prevedono la reclusione fino a 4 anni. Nessuno spiega ai cittadini che fino ai 4 anni nessuno si può mettere in carcere! Bisogna metterlo agli arresti domiciliari. Ma se è clandestino dove lo metti agli arresti domiciliari?

…tenendo conto di un’altra cosa.. che tutte le volte che questi vengono denunciati.. ottengono il permesso di soggiorno per motivi di giustizia! Perché hanno diritto di difendersi nel processo!

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