Lavori usuranti

Ho trovato un po’ di gente che ha un lavoro più usurante del mio: essere maestro nell’orchestra sinfonica della RAI, e subire la direzione del Mitomane, stando zitti e facendo finta di prestare attenzione.

Fare la barba, è quanto di più bello ci sia ogni mattina…. D’altronde anche Chopin se la faceva…

P.S. Tranquilli, nel filmato, c’è anche un comodo timer in basso a destra, che vi segnala in ogni momento quanto ancora dovete resistere ai deliri di Giovanni Allevi.

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Corrado Augias – Le Storie – Sospensione programmi di informazione RAI

Dice tutto lui e non serve aggiungere altro. Per ora.

Si stava meglio quando si stava peggio

Questa sera, al posto di Ballarò, bloccato assieme a tutti i programmi di informazione “politica” dai recenti provvedimenti a cui è soggetta la Rai a causa dell’imminente culmine della campagna elettorale per le Regionali (o meglio, perché se no si scoprono dei validi motivi per cui non votare certe persone), il direttore di Raitre Di Bella ha deciso di far andare in onda un documentario sul Fascismo.

Tanto per farci capire come siamo messi. Mai promemoria più azzeccato.
Mi inchino. Davvero.

Conferenza stampa presentazione Annozero – Settembre 2009

Io quando ero giovane e ho iniziato a fare il giornalista… mi dicevano i miei direttori: vai e rompi le scatole. Adesso scopro che non avevano capito niente perché il giornalismo è quello di rendere popolari i politici e di farli amare dalla gente…

Sfido, se ci fossero dei giornalisti stranieri […] di trovare una conferenza stampa in un altro organismo televisivo, che presenta una trasmissione che non vuole […] nonostante quella trasmissione sia una delle trasmissioni di massimo ascolto di quella stessa azienda.

Lancia spuntata

Da qualche giorno è noto come la Rai abbia deciso di revocare la tutela legale a Report, il programma di Rai 3 di Milena Gabanelli.
Volevo far notare esplicitamente quanto sia subdola questa operazione.
Infatti, al contrario di quanto riportato in questi giorni da qualche blogger o qualche annuncio gridato su Facebook, la Rai non ha intenzione di chiudere Report.
Ci mancherebbe.
La parola censura ha una capacità di aggregazione molto grande soprattutto quando quelli del PD (ex-DS) non fanno i sonnecchiosi e iniziano a blaterare tardivamente sulla libertà di stampa dopo sonni molto volontari negli ultimi 8 anni.
Vedi ad esempio il caso Santoro, che è ancora in tv solo grazie ad una sentenza della magistratura e Raiot, comodamente lasciato morire (tecnicamente sospeso e mai più ripreso, il che è molto diverso da cancellato! Pensa te quante ne inventano.) visto che avrebbe potuto trattare argomenti scomodi anche per i poltroni (acuto termine dal doppio senso. Si legga: fannulloni / attaccati alle poltrone) di sinistra.

La soluzione è molto semplice quindi.
Togliendo la copertura legale a Report, la notizia fa molto meno scalpore, non si costringe i suddetti poltroni di centro-sinistra a sbraitare a sproposito e si ottiene un duplice effetto: si può negare che sia stata effettuata qualsiasi azione censoria nei riguardi di Report, ma al contempo si riduce potenzialmente il coraggio dei giornalisti che collaborano alla realizzazione del programma.

Si avrà il coraggio di andare ad investigare ancora su argomenti scottanti?
Si avrà il coraggio di affrontare Fininvest, Mediaset e Fedele Confalonieri, rischiando querele milionarie?

Nell’attesa di altre pessime notizie su Rai 3 (nomina direttore di rete e direttore del telegiornale), buona settimana a tutti.

P.S. Per onore di completezza, sul concetto di tutela legale di Report, ci sarebbe da rievocare il caso del giornalista Paolo Barnard e dello scontro con Milena Gabanelli, ma non ho tempo nè voglia. Per chi abbia voglia di impelagarsi nella diatriba, c’è google. Spero abbiate molto tempo libero.

Consigli per gli acquisti

A futura memoria, meglio segnarsele queste dichiarazioni.
Ancora una volta Berlusconi utilizza la pubblicità come arma politica.
Come fare per far tacere un giornale scomodo? Magari facendo cacciare il direttore?
Basta “consigliare” agli investitori di non fare pubblicità sul quotidiano. Prima o poi i proprietari del giornale chiederanno la rimozione del direttore rompipalle.
Furio Colombo, cacciato anni fa dalla direzione de l’Unità, ne sa di certo qualcosa.

Nei paesi civilizzati non è eleggibile al parlamento chi è titolare di concessioni pubbliche. Figuriamoci chi possiede televisioni e giornali..

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La situazione della crisi è quella che conoscete… Bisognerebbe non avere un’opposizione e dei media che tutti i giorni cantano la canzone del pessimismo, del disfattismo, del catastrofismo. Io credo che anche voi dovreste operare di più in questa direzione. Per esempio, non date pubblicità a chi si comporta così. Credo che.. [applausi] eh sì.. credo che sia una difesa logica… e che, che che che… assolutamente fondata sulla realtà dei fatti.

Silvio Berlusconi, 13 Giugno 2009, Portofino, convegno dei giovani imprenditori di Santa Margherita Ligure.
http://tv.repubblica.it/copertina/stampa-la-gaffe-di-berlusconi/33878?video

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Mediaset, affari d’oro con gli spot
la pubblicità va sulle tv del premier

MILANO – L’effetto Palazzo Chigi regala per la seconda volta un paracadute anticrisi a Mediaset. Era già successo a fine 2001, nei primi mesi del governo Berlusconi bis, quando il Biscione aveva visto le sue entrate pubblicitarie rimanere stabili mentre quelle Rai (13,6%) erano andate a picco.

L’attrazione fatale dei grandi investitori per le tv del premier è andata in onda in fotocopia nel 2009: la recessione, come ovvio, ha falcidiato i conti del settore. Ma Publitalia (-10,53% nei primi quattro mesi dell’anno secondo Nielsen) ha retto molto meglio della Sipra, la concessionaria della tv pubblica, che ha archiviato il quadrimestre con un pesantissimo -20,4% rispetto a inizio 2008, quando primo ministro era ancora Romano Prodi. La forbice non si spiega con l’audience. Anzi. La Rai nel periodo si è cavata qualche soddisfazione in più di Mediaset. Non solo: dove il traino “politico” del Cavaliere non funziona, come in Spagna, le cose vanno peggio per Cologno: i ricavi pubblicitari di Telecinco sono calati nei primi tre mesi 2009 del 37%, a fronte del -28% delle tv iberiche.

I dati non sono una sorpresa. E non solo per il precedente di otto anni fa. La linea l’aveva dettata lo stesso premier lo scorso ottobre, quando in un incontro a Villa Madama con gli imprenditori – secondo i resoconti – aveva tuonato contro i programmi Rai, rei di diffondere “panico e sfiducia”, domandandosi che senso avesse per un industriale comprare spot in queste trasmissioni. Le aziende hanno preso buona nota dei consigli per gli acquisti del premier-editore. E molte di loro, pur tagliando drasticamente i propri investimenti promozionali, hanno provveduto a premiare l’ottimismo delle reti Mediaset.

I grandi gruppi delle tlc, ad esempio, hanno sforbiciato di diversi milioni di euro le proprie spese promozionali. Ma la bolletta è andata tutta a carico della Rai (che ha visto i loro investimenti calare di 7 milioni in tre mesi) e della carta stampata (-2,5, malgrado i segni positivi di Wind e Fastweb) mentre Publitalia ha incassato dai re dei telefonini oltre 5 milioni in più. Stesso discorso per le case automobilistiche – attivissime in tv dopo gli incentivi alla rottamazione del governo – che hanno dirottato in maggioranza i loro budget verso le reti del Biscione, dando un bel colpo di forbice (altri 7 milioni in meno) agli stanziamenti per Viale Mazzini. Salvo Fiat che ha equamente distribuito un aumento di oltre 2 milioni tra pubblico e privato.

La Rai – in un paese dove i confini tra interessi privati e interessi pubblici sono molto labili – non può contare nemmeno sui parenti più stretti. Non solo il governo ha aumentato vertiginosamente gli spot “istituzionali” sui network controllati dal premier. Ma ci sono pure aziende pubbliche che hanno garantito a Cologno ritocchi dei propri investimenti pubblicitari superiori a quelli girati ai “cugini” della tv statale.

Tutte scelte aziendali perfettamente lecite, va da sé. Ma che lasciano la sgradevole impressione che nessuno voglia mettersi contro un premier che – come ha fatto quattro giorni fa dal palco dei giovani di Confindustria – brandisce gli spot come un’arma politica. Anche questa, volendo, non è una novità in assoluto. “Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Silvio Berlusconi ad Arcore e concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare in maniera occulta il partito – ha detto durante gli interrogatori ai magistrati Calisto Tanzi dopo il fallimento della Parmalat – in sostanza trasferimmo quote di pubblicità da Rai a Publitalia”. Forse i tempi non sono troppo cambiati.

La Repubblica.it 17/06/2009

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