Distributore di falsità

Io lo ripeto da anni.
Se Berlusconi non avesse avuto le televisioni, il suo peso elettorale sarebbe stato pari a quello di Giorgio Panto. Risibile.

Se Raimondo Vianello, Mike Bongiorno, Ambra Angiolini, non avessero sponsorizzato il loro capo nelle trasmissioni Mediaset, non avremmo mai avuto il primo governo Berlusconi e chissà quale sarebbe stata la storia d’Italia.

Quasi venti anni dopo, i mezzi per sponsorizzare il capo sono sempre gli stessi, anche se non si limitano più alla raccomandazione (più o meno sincera di quelli che sono stati nominati prima). Siamo da anni affogati da una montagna di menzogne e disinformazione.

L’ultima, e che grida veramente vendetta, è quella di pochi giorni fa: una finta aquilana, pagata, che interviene alla trasmissione Forum su Rete 4 per incensare le lodi di Berlusconi e Bertolaso sostenendo che l’Aquila è tutta ricostruita e che la sua è l’unica attività commerciale che non è ancora ripresa.

Ecco perché ci terremo Berlusconi fino a quando questioni anagrafiche lo reclameranno in altri luoghi: grazie ai milioni di Italiani che rimarranno nella disinformazione e nell’ignoranza totale.

Che popolo orribile.

P.S.
E complimenti pure a Rita Dalla Chiesa, che è pure figlia del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Complimenti.

I riflettori ora possono accendersi

La zona di Caldogno, in provincia di Vicenza (foto: il Gazzettino)

Ecco, Berlusconi e Bossi oggi stanno facendo un po’ di passerella in Veneto.
Mi dicono che arriveranno anche qui a Padova fra un’oretta.

La cosa più irritante di tutto ciò è che adesso, solo adesso che l’imprenditore televisivo ha deciso di accendere il riflettore, la gente inizierà sul serio ad accorgersi di quello che è successo qui.

Tutto quello che non passa per la televisione e ci resta per un po’ non esiste.
Io sinceramente non voglio vivere in un paese così.

La televisione che non sposta voti e le pernacchie liberatorie

Un gruppo di giovini italiani che si fa infinocchiare (ma allegramente) dalla televisione. La signora a destra cerca di difendersi dalla malìa leggendo le offerte speciali dell'Auchan.

Ancora una volta, come se ce ne fosse ancora bisogno, abbiamo la dimostrazione dell’importanza della televisione per il controllo del paese.

Come condizione essenziale, anzi come premessa per il controllo del paese, bisogna controllare la televisione.
Il dominio incontrastato nella televisione privata con la corazzata Mediaset, deve essere complementato con il dominio totale sulla televisione pubblica.

Ogni spazio televisivo che proponga contenuti discordanti con la visione favolistica e sognante dell’Italia deve essere soppresso.

Ogni trasmissione di approfondimento in cui si faccia vedere lo stato reale del paese, e che rischia di smontare il castello di carta di bugie che sono propinate ogni singolo giorno dai telegiornali e dalle altre trasmissioni è considerata pericolosa ed inammissibile.

Ogni elencazione di cifre che faccia vedere quanto a fosso stiamo andando con la crisi deve essere bandita.
Altrimenti magari qualcuno degli operai in cassa integrazione si sveglierà dal coma e fra un po’ capirà che non ci sono più i soldi per farla continuare e che non è stato fatto NIENTE, NIENTE per supportare il suo lavoro e l’economia in questo paese.
Così poi magari ci pensa bene a votare gentaglia del genere.

Altrimenti poi uno capisce che gli imprenditori qui in Veneto si suicidano perché nessuno nel governo ha fatto uno straccio di provvedimento in aiuto delle piccole e medie imprese e semplicemente non c’è futuro per molte di loro. Il famoso Nord Est, bacino elettorale berlusconiano. Guardate come siamo ridotti. E nel frattempo gli evasori scudati brindano e la cricca dei grandi imprenditori delle costruzioni affogano nell’oro delle commesse. Per loro i soldi non mancano mai.

Come nel ’92, quando il sistema paese è in crisi, allora la gente si incazza, perché non arriva più a fine mese e non ha più da mangiare. E quando non si mangia, come ben racconta Manzoni, la gente ha la tentazione di passare alle forche. O alle monetine tirate addosso ai politici.
E questo Berlusconi lo ha capito. Ha capito che siccome la crisi in Italia continuerà, lui ed i suoi incapaci parlamentari rischiano tutto questa volta.

Per questo gli serve il controllo totale delle televisioni. Per cercare di addormentare ancora per qualche anno chi in questa crisi se la sta cavando e non far capire invece a chi è nella merda fino al collo, che è suo sacrosanto diritto incazzarsi, protestare e volere qualcosa di meglio. Volere un’Italia con un governo che si dedichi a risolvere i problemi dei cittadini e guidarci ad un’Italia migliore. Non a sprecare tutto il tempo ad impedire al proprio Presidente del Consiglio e Ministri al seguito di finire in galera mentre il paese va a rotoli.

Il centro sinistra è pronto per tutto ciò? Non è detto. Tendenzialmente non ne sono sicuro.
Ma di sicuro, l’Italia a cui dovremmo tutti aspirare non verrà mai da questa banda di sciacalli che inopinatamente si fa chiamare “centro-destra”.

La verità è che l’Italia è in questa condizione solo per le televisioni e per il rimbecillimento totale degli Italiani, succubi della figura di Berlusconi.

Se Berlusconi non avesse avuto Mediaset, il suo peso elettorale nel ’94 sarebbe stato pari a quello di Giorgio Panto (pace all’anima sua).
Ed ho detto tutto.

Quindi, per non essere “cornuti e mazziati”, da questo momento siamo per lo meno autorizzati a prendere a pernacchie chiunque in passato o addirittura oggi si permette ancora di dire che la televisione in Italia non sposta voti.
Tipo Pierluigi Battista, il vicedirettore del Corriere della Sera che aveva preso il posto de “Il Fatto” di Enzo Biagi con l’ottimo “Batti e ribatti”.
Prendi il posto del più grande giornalista italiano, epurato perché mostrava in televisione episodi di vita quotidiana VERA, e non si permetteva di guardare in faccia a nessuno, e tu ti permetti di sostenere che la televisione non sposta voti?

Facciamolo tutti. Pernacchie.

Costanzo, Bersani e Scajola a Sanremo

Vista la mancanza di tempo, non sono riuscito a commentare nei giorni scorsi il penoso spettacolo offerto a Sanremo dalla politica e dai manovratori televisivi.

Il piduista Maurizio Costanzo, parlando di Termini Imerese, prepara un bel trappolone e chiama in causa Bersani, presente in sala, in questo modo…

In terza fila, abbassa la testa, ma io l’ho visto, il segretario del Partito Democratico, onorevole Bersani. Buonasera. Se vuole rispondere lo faccia, se no no. E’ una parola sul futuro…

Bersani ha un tono dimesso, arrendevole, si fa trattare come un pezzente da Costanzo. In più viene interrotto dalle grida della claque che si è portato dietro Scajola, che ha il suo feudo elettorale lì vicino, ad Imperia.

Claque che applaudirà Scajola ad ogni singola frase proferita, compreso l’esordio:

Ma noi siamo qui tra l’altro per uno spettacolo che è bellissimo. E lo spettacolo, che è un momento di evasione per tutti i cittadini italiani, oltre che per quelli che sono qua..”

Cioè proprio una roba del genere.
Schifo e raccapriccio.

Potete vedere tutto ciò a partire dal minuto 6 del filmato qui sotto (che peraltro riporta altre pregevoli perle dell’ultima serata)

Finalmente un po’ di storia

Si potrà dire tutto di Annozero, ma è la trasmissione televisiva che ha fatto supplenza per la memoria corta degli Italiani.
Bastava mettere in onda due settimane fa 5 minuti del processo Enimont per ricordare a tutti cos’è stata la corruzione della Prima Repubblica.

La bava di Forlani durante l’interrogatorio per il processo Enimont è lo spaccato di cos’era veramente la politica al termine della Prima Repubblica.
Ci saremmo evitati settimane di balle nobili che si sono sentite in questi giorni su ex-presidenti del Consiglio morti latitanti.

Digitale terrestre salvaci tu

Immaginate che con lo switch off dell’analogico, molte persone (come è successo in Sardegna per esempio) abbiano notevoli difficoltà nell’accedere al digitale terrestre.

E che dopo qualche settimana senza costante utilizzo della televisione si abutuino pure a non guardarla la televisione.

Chissà che Italia potrebbe uscire fuori da tutto ciò…

Tonino, datti una calmata per piacere

Di Pietro, mentre espelle Fabrizio Cicchitto dalla partitella a calcetto del venerdì

Di Pietro, mentre espelle Fabrizio Cicchitto dalla partitella a calcetto del venerdì

Allora.. molti dei miei lettori sanno che ho una particolare simpatia per Antonio Di Pietro, oltre ad essere un elettore che ha sempre votato Italia dei Valori alle elezioni politiche.

Perché ho votato Italia dei Valori? Nel 2008, dopo essermi macerato per un po’ in angosciosi esami di coscienza, lunghe e sofferte analisi delle scelte recenti e lontane negli anni dei vari partiti, per finire poi con le storie (anche giudiziarie) dei vari protagonisti che chiedevano il mio voto, non c’era molta altra scelta. Esclusi gli impresentabili ed indifendibili Pdl ed Udc, l’ammazzatutti lo fece l’indulto. Mi ripromisi solennemente che mai avrei votato un partito che aveva permesso una scelleratezza del genere. I Comunisti Italiani vennero scartati perché non mi ci ritrovo, la Lega, oltre ad essere degli opportunisti voltagabbana, perché da un po’ di anni basta la parola.

In generale poi non considererò il PD finché ci saranno in giro dalemiani coinvolti nella vergognosa vicenda Unipol, e quindi Italia dei Valori, tutto sommato è stata una scelta quasi facile. Per di più non mi dispiace il programma politico che mi è noto essendo un quasi assiduo frequentatore del blog di Antonio Di Pietro. Sì, c’è pure un programma politico, nonostante Di Pietro appaia in televisione solo quando ne combina una delle sue, biascichi con l’italiano (e quindi finisca su Striscia la Notizia) o faccia il “manettaro”. Occhio a questo punto.

Se fossimo in un altro paese, voterei Italia dei Valori? Difficile a dirsi se ci fossero varie alternative credibili. Tuttavia, quello che bisogna dare atto a Di Pietro, è che per ora, secondo la mia personale sensibilità, non ha mai sbagliato un colpo sulle tematiche che mi interessano di più: Mafia, giustizia, informazione. Un grave passo falso su questi argomenti e sei squalificato. Io la penso così. Ci sono stati un po’ di sbandamenti (tipo il voto favorevole alla Camera in prima lettura sul ddl Mastella per le intercettazioni), c’è il problema (piuttosto serio) della struttura del partito, c’è il problema (ancora più grave) dei figuri che popolano il partito a livello locale, ma rispetto al resto che vedo attorno, che fa proprio cadere le braccia, uno il naso lo può un po’ turare, almeno per un po’.

Tornando al giorno d’oggi, che considerazioni si possono fare su Di Pietro, visto che a parte Leoluca Orlando, Massimo Donadi, l’infaticabile Giuseppe Giulietti (portavoce dell’associazione Articolo 21)  e Pancho Pardi, Italia dei Valori, analogamente al Pdl, è un tutt’uno con la figura del suo presidente?

Di Pietro sta spettacolarizzando (tanto per fare un eufemismo) ogni singola presa di posizione sua/del suo partito. In parte questo è comprensibile. Di Pietro secondo me ha giustamente capito che in Italia, a parte pochi disturbati al cervello (come il sottoscritto) che si ostinano ad informarsi via internet, con qualche giornale, e con qualche libro, la maggior parte delle persone si informa solo tramite la televisione ed in particolare attraverso quello che passa per i telegiornali. Da qui è facile capire che se non passi per il telegiornale, non esisti.

La spettacolarizzazione è quindi funzionale al finire al tg della sera. E’ la visibilità che genera attenzione e a lungo termine consenso elettorale. (E’ molto importante anche la presenza capillare sul territorio, stile PCI, ma questa sembra l’abbia capito completamente solo la Lega). Ho capito infatti, anche se non da moltissimo tempo, che la visibilità costante in televisione è il meccanismo più importante che genera l’immenso consenso per Berlusconi. Non importa come se ne parli, purché se ne parli. Non importa, sparare puttanate, inneggiare all’illegalità come Presidente del Consiglio in carica, non importa fare battute, figuracce, abbracciarsi a supposti mafiosi. Tanto l’importante è assorbire lo spazio di visibilità per gli altri, ridurre il tempo per le notizie serie o che potrebbero dare fastidio ed essere con noi ogni singola sera nella scatola nera che tanto piace agli italiani.

Ora il fatto che Di Pietro usi le stessi armi della Lega ed impiegate scientificamente da anni ed anni da Berlusconi mi fa nascere sentimenti fortemente contrastanti. Ormai Di Pietro, visto l’oscuramento di Italia dei Valori al Tg1 (risulta presente al 2% rispetto al suo peso elettorale delle europee, ovvero l’8%), deve continuamente alzare il tiro e spararla grossa per poter comparire per qualche secondo in televisione. Per comparire per qualche secondo in quella che è la realtà percepita.

Ma a spararle grosse si rischia molto. Quando la si spara grossa si rischia inevitabilmente di fare di tutta l’erba un fascio. Quando la si spara grossa è difficile essere precisi, circostanziati, dimostrare la propria tesi con argomenti inattaccabili. Quando la si spara grossa, si finisce per essere facilmente strumentalizzati. Quando la si spara grossa, si lascia il fianco scoperto alle critiche. Alle caciare degli avversari politici, ma anche a critiche condivisibili e ben motivate.

Di Pietro ha una grande missione secondo me. Il risultato delle elezioni europee, ha dimostrato che l’apertura alla società civile funziona. Un partito come Italia dei Valori è balzato di colpo all’8%, quasi raddoppiando i voti. De Magistris è stato eletto al Parlamento Europeo con una quantità sorprendente di preferenze. Secondo solo a Berlusconi in persona. Questo conferisce un mandato elettorale (indiretto, visto che non erano elezioni politiche) molto importante. Di Pietro non può permettersi di perdere questo treno. Deve continuare su questa strada, continuare l’apertura alla partecipazione della società civile, l’attenzione già data ad elettori e simpatizzanti attraverso la rete, rendere Italia dei Valori un partito che viene percepito come un vero partito e continuare le sue iniziative in modo da poter aspirare possibilmente alle due cifre. Costerà tantissimo e gli auguro tanto di riuscire. Non bisogna fare molto di più, tanto purtroppo, lì sul fianco sinistro, il PD dimostra ogni giorno di più la propria mediocrità. E i delusi, chi vota centro-sinistra in generale, molti indecisi di centro, ma anche qualcuno che voterebbe destra ma pensa che il Pdl sia inconcepibile, non aspettano altro che una voce chiara e prese di posizione decise.

Non si deve commettere però l’errore di cadere nel sensazionalismo e nel far naufragare tutto in un’inutile “sceneggiata politica”. Che per di più rischia di fare danni.

Esempio. Al contrario di altre occasioni in cui condividevo le critiche a Napolitano, cosa serviva questa volta sbraitare a gran voce contro il Capo dello Stato per aver firmato il decreto legge che conteneva lo scudo fiscale? “Atto di viltà”. Ma perché? Siamo una Repubblica parlamentare, e una delle poche funzioni del Capo dello Stato è di firmare le leggi. Se gli paiono in regola con i principi sanciti dalla Costituzione, le firma. Al momento della firma non entra esplicitamente nel merito se sono belle o brutte, a meno proprio di robaccia impresentabile, ma in genere tuona mentre la legge è ancora in discussione con qualche dichiarazione non troppo esplicita e su grandi principi, utilizzando quella che è la sua vera potenza: il fatto di essere una carica istituzionale che rappresenta un po’ il “baluardo morale” delle istituzioni. Non sempre Napolitano ha sbottato quando avrebbe dovuto. Ma, tristemente, nonostante quanto schifo possa fare questo scudo fiscale, non mi pare che vada clamorosamente contro la Costituzione. Napolitano ha mandato preventivamente con un piccione viaggiatore i suoi rilievi al governo (si poteva impegnare un po’ di più vista la miseria che ha richiesto), che li ha soddisfatti (dopo aver sparato in alto con la solita nota tecnica di minacciare cose ultra-scandalose, per poi dimostrarsi accondiscendente, abbassando il tiro a cose solo scandalose). Che doveva fare questo povero Napolitano, per di più in presenza della particolare situazione di un decreto legge in scadenza con parti già operative? Ha firmato, e subito, per evitare che il decreto scadesse.

Lo schifo lo hanno combinato la Camera e l’opposizione alla camomilla del PD. Quello è lo scandalo. Il fallimento completo è stato nel far bocciare la pregiudiziale di costituzionalità (si sosteneva che essendo un condono mascherato, sarebbe stato necessario prevedere una maggioranza qualificata di 2/3 per l’approvazione, come per le amnistie e gli indulti). Lì si doveva e si poteva fermare questo schifo. E Italia dei Valori si è comportata piuttosto bene al confronto di PD ed Udc. Quasi al completo.

Gridando, questa volta ingiustamente contro Napolitano,  Di Pietro si fa cannoneggiare da tutti, compreso il PD. E stavolta secondo me ha proprio torto. Così come la raccolta firme che chiedeva al Presidente della Repubblica di non firmare. Come se Napolitano fosse un tampone-ottuagenario-eroe-della-resistenza contro le malefatte berlusconiane. Non è lì per quello, indipendentemente da quanto schifoso sia questo condono mascherato. Non è lì per bloccare ogni singola legge partorita da questa gente che si fa inopinatamente chiamare “centro-destra”. Con la mossa di gridare anche questa volta contro Napolitano, Di Pietro perde l’argomento forte sui cui avrebbe dovuto puntare: noi alle votazioni c’eravamo.

Spero che questa tattica di gridare contro, sempre e comunque, rientri un po’ e sia riservata (questo sì) ad occasioni in cui è necessario davvero farsi sentire. Altrimenti Di Pietro rischia due effetti. Il primo è perdere credibilità di fronte alle persone che magari vorrebbero opposizione forte ma anche un certo “decoro istituzionale”. Il secondo è che si rischia di finire nella situazione spiegata dalla favola di Fedro con il lupo ed il pastore. Alla fine uno non capisce più quando deve veramente allarmarsi e fare le barricate.

Fine del sofferto post. E chi mi conosce sa quanto deve essere stato sofferto per aver difeso addirittura Napolitano da addirittura Di Pietro.

Vota Falcão!

Stavo ripensando alle polemiche che hanno accompagnato l’uscita di Videocracy. La vicenda rappresenta in modo emblematico quello che non può nemmeno passare per la tv pubblica. Neanche quando si tratta del semplice trailer di un film.

Giorni e giorni fa mi era anche rivenuto in mente questo spezzone incredibile di Fantozzi subisce ancora (1983).

Non ho parole. Questo spezzone è semplicemente geniale!

Pannella, Spadolini, De Mita, Berlinguer, Longo, Almirante, Nilde Iotti, Craxi, Andreotti! Tutti con le loro vere facce messi lì a dire quelle cose?

Ma immaginate se questo film fosse stato realizzato al giorno d’oggi… Ve lo immaginate andare in onda? Con le vere facce di Berlusconi, D’Alema, Latorre, Casini, etc etc ed ancora etc..? Sarebbe veramente difficile vederlo in circolazione.

P.S. sono innamorato della parte in cui si accavallano tutte le voci…

Decidi DC eh Fantozzi! – Vota per me Fantozzi! – SCUDO CROCIATO Fantozzi! – VOTA FALCÃO! – FALCE E MARTELLO, ROSPO! – Vota per me! – PSDI! PCI-PCI! – PDU PDU! – PRI PRI PRI! – Vota per ME!

P.S.2 pagherei per sentire il vero Andreotti dire in diretta: Vota Falcão!

Conferenza stampa presentazione Annozero – Settembre 2009

Io quando ero giovane e ho iniziato a fare il giornalista… mi dicevano i miei direttori: vai e rompi le scatole. Adesso scopro che non avevano capito niente perché il giornalismo è quello di rendere popolari i politici e di farli amare dalla gente…

Sfido, se ci fossero dei giornalisti stranieri […] di trovare una conferenza stampa in un altro organismo televisivo, che presenta una trasmissione che non vuole […] nonostante quella trasmissione sia una delle trasmissioni di massimo ascolto di quella stessa azienda.

La A, la B, o la C? Perché non ci sono mai più di 3 buste?

raddoppia

Stavo pensando che il visibile degrado della cultura italiana è andato di pari passo con l’affossarsi del livello dei quiz televisivi.

E rabbrividisco al solo pensiero che ci sia una possibile relazione causale sia da un lato che dall’altro. [Però però… pensiamoci eh! che non si sa mai!]

Pensiamo ai primi quiz televisivi. Il tanto (troppo?) compianto Mike fu ad esempio il presentatore di Lascia o Raddoppia?. Come funzionava? Tu, ti ritenevi esperto in qualcosa? Ma veramente esperto! Non come un Mughini qualunque… Ecco, ti presentavi nel programma come esperto di musica classica… o di funghi… o di altoforni… o di carotaggi… e il buon Mike ti ficcava in una bella cabina confortevole. Il concorrente prima di ogni domanda poteva decidere se andarsene con il montepremi che aveva guadagnato, oppure tentare di rispondere ad una nuova domanda per raddoppiarlo. Un minuto per rispondere. In caso di risposta sbagliata, il concorrente perdeva tutto e riceveva come premio di consolazione un’auto dell’ azienda parassita Fiat 600.

Cioè, tanto per fare un esempio: “Nella partitura dei suoi melodrammi Verdi ha mai usato il controfagotto? Se sì, in quale opera?”

E in un minuto, se non lo sai, non ci arrivi, perché:

  • si presuppone che tu sappia almeno vagamente chi sia Verdi;
  • si presuppone che tu sappia cosa sia una partitura;
  • si presuppone che tu abbia una vaga idea di cosa possa essere il controfagotto;
  • devi in ogni caso decidere se “sì” o “no”;
  • nel caso tu vada per il “sì” (come è probabile che sia), si presuppone che tu sappia almeno qualche titolo di opera di Verdi da sparacchiare a caso;
  • ovviamente le opere le devi sapere tu. Non ci sono le opzioni da cui scegliere.

Noia? Non vi interessa la misura dei tacchetti di Ruud Gullit? Non me ne frega niente. La questione che vorrei affermare è che il telequiz era fondato sulla straordinaria competenza degli ospiti di turno. Personalmente lo ritengo un bel messaggio.

All’estremo opposto abbiamo Affari tuoi. Affari tuoi è un genere a parte. Nemmeno Il Malloppo è riuscito ad arrivare a tanto. Affari tuoi è un inqualificabile quiz show che da 7-8 anni ammorba il pre-serale di Raiuno senza cambiare. Mai. MAI! E piace tanto. Cioè la gente si sorbisce da un po’ più di 2500 sere questa cosa.

Un concorrente viene estratto dal Notaio (si, lo so, questo è solo adesso, nelle prime edizioni c’era una domandina pro-forma per selezionare il fortunato concorrente, che poteva finalmente tornarsene a casa nel bene o nel male dopo aver bivaccato 45 giorni negli studi RAI) e ha il difficilissimo compito di nominare pacchi. Il concorrente nomina i pacchi. Cioè ripeto, il concorrente nomina dei pacchi. Da 1 a 20. Dei premi vengono scartati. Il concorrente scantona delle offerte periodiche del “Dottore”, un deus ex-machina “infingardo”, “aaah! l’infame!”, ma sempre trattato con molto rispetto e reverenza, che propone miserie monetarie a seconda di quanto sia rimasto a disposizione negli altri pacchi; il concorrente cerca di accaparrare quello che può, sperando non sia un CD di Califano od una lenticchia. Fine.

A parte la capacità di saper contare fino a 20 e sproloquiare su improbabili giustificazioni del perchè sei così legato al numero 11, non è richiesto niente altro. Nada. [A questo aggiungerei, solo per i concorrenti di qualche anno fa, avere la santa pazienza di sorbirsi i mai richiesti consigli strategici di Pupo,  soprannominato “asso pigliatutto” dai suoi creditori… Vuoi mettere poi, dopo che hai accettato 5000 Euro per sopravvivere anche questo mese a quelli del recupero crediti, sentire Pupo che ti dice “te l’avevo detto! Io avrei rischiato!”, mentre mostra con il sorriso il pacco da 500.000 Euro. Altro che MasterCard!]

CarloConti

Spero siate sopravvissuti alla vista di Carlo Conti, che nella foto che alla fine ho deciso di inserire, deve essere reduce da almeno 22 mesi consecutivi di degenza in ospedale, visto il colorito così pallido. Ebbene, Carlo Conti ed il suo L’Eredità, sono emblematici per individuare l’altra categoria di quiz.

Quando c’era Amadeus, l’Eredità era classificabile come “il quiz fa un po’ schifo, però almeno ci sono Amadeus e la scossa di Giovanna”; e quei due (più lui che lei a dire il vero, e mi costa dirlo) davvero risollevavano un po’ il piattume del format.

Con Carlo Conti non c’è proprio speranza. Non è minimamente carismatico, non è simpatico e questo non fa altro che (se possibile) peggiorare ancora di più quello che è l’Eredità. Il malcelato sarcasmo poi di affidare a lui la conduzione de I Raccomandati è ancora inarrivato nella storia della tv.

Cosa è diventato oggi il quiz ai tempi de l’Eredità? Una roba che il cruciverba di Famiglia Cristiana è la nuova Treccani. Non chiedo di essere enciclopedici, ma per favore, siamo arrivati a livelli di domande che fanno scendere il latte alle ginocchia [qui mi sono imposto di non usare espressioni volgari]. Un minimo sindacale, porca miseria!

Esempi? Dai, facciamo degli esempi plausibili.

a) Chi ha scritto i versi: “Quel ramo del lago di Como, che giunge a mezzogiorno…”

  1. Renzo Bossi
  2. Alessandro Manzoni
  3. Sabrina Salerno

b) Che cosa ruota attorno alla terra?

  1. La luna
  2. Il sole
  3. Marte
  4. Venere

c) Quale ingrediente non viene usato per preparare una pasta all’amatriciana?

  1. Guanciale
  2. Pecorino
  3. Gorgonzola

d) Qual’è il nome dell’attuale pontefice della Chiesa Cattolica Romana? [p.s. non sarebbe mai formulata in questo modo]

  1. Giulio III
  2. Benedetto XVI
  3. Silvio I

Tutto facile? Beh oddio… La b), quando il concorrente è un valido rappresentante della miseria umana, ed il pubblico in studio è stato recuperato direttamente dal Basso Medioevo, può riservare disarmanti sorprese… [vedi il filmato] …. aaaah! I secoli di sistema aristotelico-tolemaico riescono a far danni anche oggi… [mi domando negli Stati Uniti quanti sarebbero in grado di rispondere alla domanda… meglio non saperlo…].

Va beh.. cosa è servito questo sproloquio, oltre a farvi perdere tempo?

Giusto 2 riflessioni.

1) Mi pare che sia cambiato il rapporto con il quale si vuole impostare il concetto di telequiz. Lascia o Raddoppia ad esempio era fondato sul concetto di sfida. Il pubblico di Lascia o Raddoppia? si riuniva il sabato o il giovedì sera per vedere se la signora di turno sarebbe stata in grado di rispondere alla nuova difficile domanda. Era quindi un rapporto diverso fra il concorrente ed il pubblico. La maggior parte del pubblico non sa niente dell’argomento e sta lì a sentire se l’esperto lo sa. E indirettamente, se ne ha voglia, magari ha imparato qualcosa. Ora invece il rapporto impostato è ecumenico. Domande che le sappiamo tutte, tutti. E per raggiungere il tutte, tutti, nel paese dove si legge tanto, bisogna raggiungere livelli veramente bassi. Su questo ad esempio, il finale di Passaparola si distingueva incredibilmente in positivo, visti i tempi.

2) Volevo solo far notare come secondo me il concetto di quiz show moderno, si basa su:

non fai un cazzo => guadagni

che complementa perfettamente quanto proposto da talk show e reality show vari ed eventuali:

non sai fare un cazzo => guadagni

Personalmente, trovo la combinazione di queste due cose mortificante. Ecco, io, e spero di non essere il solo, penso che la televisione, o per lo meno una buona parte dei programmi trasmessi debba avere una valenza culturale. Questo non vuol dire che dobbiamo ascoltare noiose lezioni su qualsiasi argomento in diretta, che cavolo! Si guarda la tv anche (e soprattutto) per divertirsi! Ma ad esempio, in un quiz show.. una domanda ogni tanto che ti faccia pensare! Che ti dia uno spunto per interessarti a qualcosa! Insomma con il quale si capisca che non è importante quello che già sai, ma quello che non sai ancora!

Se no poi stiamo tutti a compiacerci del fatto che ci ricordiamo che nel 1982 l’Italia ha vinto i Mondiali, che Marco Carta ha vinto Sanremo, che nel ragù ci va la carne,  e l’unico vero effetto è un appiattimento generale verso il basso, con effetti a lungo termine analoghi a quelli che sono stati acutamente sottolineati qui.

Va beh, concluderei lo sproloquio con una citazione, che non fa mai male; ecco il mio estratto preferito di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, che nel 1953 aveva già capito tutto:

“[…] Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che l’Iowa ha prodotto in un anno. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici […]”

P.S. Nota da vaticanista da quattro soldi. Un eventuale papa che volesse prendere il nome di Silvio, essendo il primo della sua carica, non sarebbe chiamato Papa Silvio I, ma semplicemente Papa Silvio. L’ordinale primo sarebbe aggiunto solo dopo la sua morte ed in particolare al momento in cui vi fosse un nuovo Papa con quel nome. Giovanni Paolo I non seguì invece questa prassi e volle farsi già chiamare con l’ordinale primo. Alcuni quindi utilizzano questo come ipotesi per dire, “ah, ma allora sapeva già di morire presto.. bla bla”. Ovviamente noi invece siamo moderatamente complottisti (dove moderatamente è nell’accezione within reason), visto il suo desiderio di ricondurre la Chiesa alla sua missione di soccorso e cura dei poveri e dei deboli, l’importanza data da Luciani alla questione sociale, la sua indisposizione per l’utilizzo degli ingenti denari della Chiesa per spregiudicate operazioni economiche. Chissà come sarebbe stato il mondo se fosse stato Papa per più di 33 giorni.

P.S.2 Prima di morire, vorrei conoscere il 2% del pubblico che è riuscito a dire che Marte orbita attorno alla terra. Lo vorrei davvero.

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